Anche Wikipedia c’è per difendere la libertà di espressione

Alla fine, anche Wikipedia è arrivata alla conclusione che la libertà di espressione è intoccabile e che la Commissione Europea che si occupa dell’iter legislativo della proposta di riforma del Copyright che sta spaventando tutti.

Alla fine, sembrerebbe, anche Wikipedia si è schierata dalla parte della libertà di espressione. Altri movimenti in Europa, infatti, si muovono oltre a noi di Poche Parole per garantire il mantenimento dello status quo della libertà di espressione, diritto fondamentale di ogni cittadino europeo così come sancito dagli accordi tra gli stati membri. Iniziative come changecopyright, ad esempio, hanno obiettivi ben chiari e si stanno facendo largo all’interno del complicato gioco dell’opinione pubblica.

Ce la possiamo fare a cambiare (in meglio) le cose.

Cosa sta succedendo in Europa?

Nelle scorse settimane, il comitato europeo sugli affari legali (commissione Juri) ha fatto passare ai voti la proposta di cui tanto si discute da mesi, quella che metterebbe in pericolo il web, gli utenti che lo popolano ed i loro diritti.

Se vuoi saperne di più sulla proposta in discussione, qui trovi tutte le informazioni che ti servono.

La proposta è passata alla successiva sessione di votazioni con 15 voti favorevoli e 10 contrari a questo giro. Ad inizio luglio bisogna convincere almeno 76 europarlamentari a votare a sfavore di tale proposta di legge. Un’operazione complicata, ma fattibile. Il successivo passo sarebbe poi quello di convincere anche altri 751 membri del Parlamento a dare voto negativo alla proposta di legge ad ottobre. Insomma, è una lotta contro il tempo. Tra dicembre e gennaio, ancora, ci sarà l’ultima votazione in Parlamento Europeo. Insomma, è una lotta contro il tempo.

La cosa bella, però, è che l’unione fa la forza e noi possiamo farcela: firma anche tu la nostra petizione!

Anche Wikipedia c’è per difendere la libertà di espressione

Stamattina qualcuno ci ha fatto notare una “strana” dicitura sulla pagina di Wikipedia Italia.
 
“Abbiamo bisogno del tuo aiuto. A tutti i nostri lettori in Italia: abbiamo bisogno del tuo aiuto per promuovere una rete aperta. Chiedi ai deputati del Parlamento europeo il 5 luglio di sostenere la creatività e la conoscenza aperta e di votare contro la proposta di direttiva sul copyright, permettendo un dibattito democratico.”
 
A sostenere la libertà sul web siamo sempre di più. Perché la libertà d’espressione è sacra, non si deve toccare.
Scopriamo l’iniziativa di Wikipedia nei suoi punti salienti:

Quali effetti avrà la riforma su di me?

Esperti del mondo digitale

Questa proposta di legge ostacolerebbe significativamente l’accesso e la condivisione di notizie online. La maggioranza delle piattaforme online sarebbe obbligata per legge a monitorare ogni singolo contenuto caricato dagli utenti, dai video su YouTube ai commenti su Facebook fino alle opere su DeviantArt.

Creatori di contenuti e innovatori

A ciascun cittadino europeo dovrebbe essere garantito il diritto di rielaborare contenuti, creare parodie e condividere le proprie idee online, ovvero di esercitare tutte quelle forme di espressione che rendono Internet uno strumento di creatività senza precedenti. L’attuale proposta di legge non prevede una specifica deroga per i contenuti generati tutti i giorni dagli utenti.

Ricercatori scientifici e documentalisti

L’attuale proposta di legge vorrebbe restringere le pratiche di estrazione di testi e dati (Text and Data Mining) ai soli istituti di ricerca scientifica. Invece noi riteniamo che molte altre categorie, come i documentalisti, i giornalisti e i ricercatori indipendenti, potrebbero utilizzare questo strumento per scoprire soluzioni innovative che recherebbero beneficio a tutta Europa.

Insomma, anche Wikipedia c’è, tu che aspetti? Firma subito!

Libertà di Panorama: cosa c'entra Wikipedia?

Hai mai sentito l’espressione Libertà di Panorama?

Facciamo un passo indietro: quando si parla di Diritto d’Autore, precisamente, a cosa pensi? Pochissime persone sanno che il diritto d’autore a livello mondiale – in modalità diverse, come sempre – riguarda anche un’attività che svolgiamo tutti, tutti i giorni, ogni volta che siamo da soli, in coppia, con famiglia o amici, in viaggio all’estero o la domenica pomeriggio nella nostra città: fotografare spazi pubblici. Ecco cosa significa Libertà di Panorama.

Pensate stia esagerando? Ebbene no: esiste una dicitura nella Direttiva del 2001, che avevamo già conosciuto qui, che dice, all’art. 5, che la legge sul copyright degli stati membri può restringere i diritti di copyright per sculture ed edifici esposti al pubblico:

<<Gli stati membri possono tener conto di eccezioni o limitazioni ai diritti concessi negli articoli 2 e 3 nei seguenti casi: (…) uso di opere, come opere dell’architettura o della scultura, fatte per essere installate permanentemente in luoghi pubblici;>>

In sostanza, mentre nei precedenti articoli 2 e 3 tutti gli Stati membri erano invitati a uniformarsi e a tutelare ugualmente il diritto d’autore, nell’articolo 5 si spiega che è possibile tener conto di eccezioni a proposito di utilizzo di opere permanenti in luoghi pubblici: vale a dire i monumenti, i palazzi storici e quelli moderni.

Insomma, quello che decora il nostro spazio urbano dal 2001 non è strettamente protetto come le altre opere, per cui scattare una fotografia ad un Duomo, una Galleria d’Arte, una Statua o un Palazzo di qualsiasi periodo storico non è punito in tutti i paesi.

Adesso indovinate in quale paese dell’Unione Europea invece questo tipo di attività è vietata?

Wikipedia

L’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea, insieme a Francia, Grecia e Svezia, per i quali non esiste alcuna forma di Libertà di Panorama: praticamente una serie di leggi e regolamentazioni che consentono al singolo stato membro di aderire alla flessibilità concessa dalla Direttiva del 2001 e consentire libertà totale (tutte le opere, in verde scuro), solo per edifici (verde chiaro), per uso non commerciale (giallo).

Nessuno tocchi Wikipedia!

Per anni si è cercata una soluzione, la più famosa è stata l’interrogazione parlamentare scaturita dall’inchiesta di Luca Spinelli, e la conseguente polemica su Wikipedia e il progetto Commons: Commons è un database di immagini liberamente consultabili, ma in Italia la sua esistenza pareva essere fuori legge, perché la presenza di fotografie di opere ideate da autori che non sono morti da più di 70 anni è contro il diritto d’autore.

La serie di polemiche che sono seguite hanno portato ancora più alla luce la incredibile confusione che si è venuta a creare nel nostro paese tra tutela dei beni culturali, tutela del diritto d’autore e quindi libertà di panorama. Un vero caos, a cui neanche la più recente modifica del 2014 ha posto fine.

Perché dovremmo preoccuparcene proprio oggi?

Luca Spinelli, Facebook

Nel 2015 al Parlamento Europeo Julia Reda ha finalmente portato in esame l’estensione della libertà di panorama a tutta l’Europa, ma il parlamentare francese Jean-Marie Cavada ha chiesto che per foto e video di opere protette diventi obbligatoria per legge un’autorizzazione del titolare all’uso commerciale.

Stai pensando che è un pensiero anacronistico, vero? È esattamente quello che ha pensato Julia Reda:

Se questo emendamento passasse, non potremmo fare alcun uso commerciale – neanche pubblicarle sui social network, ai quali stiamo cedendo i diritti dei nostri contenuti! – di immagini di edifici senza prima accertarci che non siano edifici che è possibile fotografare: immagina cosa significa preoccuparti di poter scattarsi un selfie!

Siamo arrivati al punto della questione: ci avrai già pensato leggendo l’articolo, ma la diffusione delle fotografie e in generale delle immagini di luoghi pubblici, in città e in natura, è un’attività che negli anni è radicalmente cambiata. È vero che le prime leggi a tutela dei Beni Culturali sono frutto dell’ingegno dei Padri Costituenti e dobbiamo andar fieri del loro essere visionari e lungimiranti in tanti aspetti della nostra società, però è innegabile che oggi la fruizione dei beni culturali in senso ampio abbia un significato che prima non aveva, così come il diritto d’autore.

Quindi la stretta realizzata attorno al progetto di Wikipedia, allo stesso modo della stretta che sta avvenendo in Commissione sull’Ancillary copyright, impone regole che rischiano di fare seri danni.

E se il futuro dell’editoria ti interessa poco, la questione della libertà di panorama invece deve sicuramente stare a cuore a tutti noi.

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