La federazione antipirateria contro Italiansubs e il mondo del fansubbing: ci ricorda qualcosa?

Questo articolo non parla esattamente dei nostri argomenti soliti, ma forse può essere utile a inquadrare i fatti che cerchiamo di mettere in evidenza da un altro punto di vista e in un altro contesto che sicuramente sarà più familiare e anche meno “di nicchia” rispetto alla condivisione e diffusione dei link.

I sottotitoli sono illegali?

La Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, o Fapav se preferite, ha recentemente denunciato in maniera molto aspra la community Italiansubs, che traduce e rende disponibili sottotitoli in italiano per film e serie tv in lingua inglese.

Secondo Federico Bagnoli Rossi, il segretario generale della Fapav, l’attività di Italiansubs sarebbe illegale perché – cito – “viola la legge in quanto non in possesso del consenso per realizzare la traduzione in lingua italiana dei relativi dialoghi dei contenuti audiovisivi, generando un danno alle imprese che hanno investito in quel determinato prodotto e alterando il mercato stesso”.

Sempre secondo Bagnoli Rossi, la disponibilità dei sottotitoli in italiano per contenuti audiovisivi alimenterebbe la pirateria, perché gli utenti sarebbero portati a scaricare illegalmente il materiale, arrecando un ulteriore danno ai detentori dei diritti d’autore su tali opere.

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Soffermiamoci un attimo su questo ultimo punto: vi ricorda qualcosa? Sì, esatto, in pratica è la stessa identica argomentazione che stanno usando altri soggetti per i contenuti musicali, ma anche per i contenuti sul web che sono a noi tanto cari. La stessa anacronistica e protezionistica argomentazione.

Censura o altro?

Lungi da me voler fare da contraddittorio alla Fapav o difendere soggetti che affermano apertamente di svolgere attività “borderline con l’illegale” (e per giunta lo pubblicizzano), ma non mi sento nemmeno di condannarli così apertamente solo perché prendono dei materiali già presenti su Internet (questo è l’elemento che dovrebbe fare la differenza) e li traducono.

È come se qualcuno volesse denunciare, o peggio ancora, tassare qualcun altro solo perché dice: “ehi, qui c’è un articolo molto interessante che ho trovato su questo sito, perché non ci date un’occhiata? Guardate, vi metto anche il link così dovete solo cliccare. E prima di cliccarci vi copio un breve estratto del testo così potete capire se vi interessa”.

O peggio ancora, se qualcuno si scagliasse contro i motori di ricerca solo perché indicizzano snippet di testo per linkare le pagine. Come dite, lo vogliono già fare?

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I contenuti che postiamo sul web sono ancora nostri? Come funziona il copyright su Internet

Uno degli aspetti più belli di Internet è il fatto che chiunque può portare un contenuto all’attenzione di milioni, forse miliardi di persone, nel giro di pochi secondi. Ma è anche uno degli aspetti più brutti di Internet, perché una volta postato quel contenuto non è più necessariamente di proprietà dell’autore.

Quando ci iscriviamo a un qualunque servizio o piattaforma accettiamo dei termini di servizio (per capirci, quelle caselline che quasi tutti spuntano senza leggere) e, molto spesso, questo può significare che le foto del nostro gatto che abbiamo postato su Internet, oppure l’album delle nostre vacanze, potrebbero non essere più esclusivamente nostri.

Come funziona il copyright su Internet

La notizia buona è che il funzionamento del diritto d’autore, o copyright, è semplicissimo: quando qualcuno crea una qualsiasi opera, da uno scritto a un disegno a un video, ne assume automaticamente il copyright. Non ci sono moduli da compilare o pratiche burocratiche da sbrigare.

Lo stesso principio si può applicare sul web, quando pubblichiamo online un contenuto questo diventa nostro in automatico e ne deteniamo tutti i diritti, fino al punto di poter intraprendere azioni (legali o meno) se qualcun altro cerca di farlo passare come proprio.

Il tutto è applicabile alle “opere di ingegno”, quindi scritti, brani musicali, filmati, e quant’altro, ma non a fatti, idee e sistemi di utilizzo delle idee, per quelli è meglio tutelarsi anche legalmente. Poi arriva la questione dell’utilizzo, che ci tocca più da vicino.

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Non è semplicissimo da spiegare, ma facciamo finta che qualcuno voglia commentare questo articolo in altra sede: può usarne un pezzettino (uno snippet, poche parole), ma non riprodurlo completamente, per non ledere la proprietà intellettuale dell’opera, che in linea di massima sarebbe mia. In linea di massima perché dipende anche dal luogo in cui questo articolo è pubblicato: qui torniamo ai famosi termini e condizioni di utilizzo.

Termini e condizioni

Se postiamo su Facebook le foto del nostro gatto, sono ancora nostre? Sì, certamente, ma nel momento in cui le carichiamo sui server di Facebook (o di qualunque altra piattaforma) ne stiamo cedendo in parte i diritti, nello specifico una licenza per riutilizzarle per vari scopi. E se Facebook usa la foto del nostro gatto a noi non tocca nemmeno un centesimo.

Per esempio, le piattaforme più usate definiscono così: su Facebook la licenza è “non esclusiva, trasferibile, cedibile a terzi, royalty-free, in tutto il Mondo”; su Twitter è “in tutto il Mondo, non esclusiva, royalty free, con il diritto di cederla a terzi”.

I termini sono volutamente vaghi e complessi da capire, perché le piattaforme hanno bisogno di un certo spazio di manovra per funzionare, il che significa lasciare agli altri utenti e ad altre piattaforme la licenza di condividere i nostri contenuti o mostrarli in una ricerca.

Per questo, per quanto possa essere noioso, dovremmo sempre leggere i termini di servizio prima di accettarli, altrimenti potrebbe succedere che i nostri contenuti (le nostre foto personali, ad esempio) siano concessi in licenza ad aziende terze.

Come proteggere i contenuti?

Se proprio non vogliamo esporci al rischio che qualcuno possa vedere e riutilizzare i nostri contenuti, meglio tenerli offline o su un sito di nostra proprietà. Altrimenti basta trovare un servizio con termini e condizioni di nostro gradimento, per esempio che concedono alla piattaforma solo il diritto di mostrarli e/o modificarli senza cederne i diritti a terzi.

Insomma, alla fine della fiera possiamo stare tranquilli, non c’è da preoccuparsi più di tanto.

Ma tutto questo potrebbe cambiare nel momento in cui dovessimo perdere il diritto a condividere contenuti degli altri (e di conseguenza anche i nostri).

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Caso Pirate Bay e ora Youtube che fa?

I siti come Youtube, dove sempre più persone caricano file audio e video, potrebbero tra poco subire una brutta batosta. La Corte di Giustizia Europea ha deciso che la famosa piattaforma di file-sharing “The Pirate Bay” è effettivamente colpevole di violazione del copyright. In che modo questa sentenza potrebbe cambiare il tuo diritto all’informazione? Scopriamolo insieme.

La riforma del copyright è uno degli argomenti più discussi in rete e nelle aule del Parlamento Europeo. Anche se le votazioni non sono ancora state affrontate, i primi effetti sul web sono già da tempo sotto i tuoi occhi e continuano a nascere nuovi casi. Uno dei più eclatanti risale a poco fa. La Corte di Giustizia Europea ha infatti deciso che The Pirate Bay, una famosa piattaforma di file-sharing di fatto infrange il copyright.

La sentenza, arrivata dopo 7 anni di conflitti legali, potrebbe cambiare profondamente il modo in cui i contenuti vengono condivisi in rete. Il rischio è che i provider di internet ed i governi dovranno bloccare l’accesso a determinate piattaforme. Scopriamo nello specifico cosa ha portato a questo.

Siti come The Pirate Bay e Youtube violano il copyright?

La Corte di Giustizia Europea ha deciso, dopo ben 7 anni di processo, che The Pirate Bay con la sua attività di fatto viola il diritto d’autore. La sentenza ad una prima lettura potrebbe sembrarti come l’ennesimo sito finito nel mirino delle autorità. In realtà questo crea un precedente per quel che riguarda le responsabilità degli intermediariQuesto potrebbe portare in un futuro non troppo lontano i fornitori di servizi internet ed i governi a bloccare l’accesso a determinati siti.

Il sito è stato giudicato colpevole benché all’atto pratico non contenesse al suo interno contenuti illegali. The Pirate Bay, infatti, non ospita i file veri e propri ma dei tracker. Si tratta di file che mettono in comunicazione i computer degli utenti in possesso di un contenuto con quelli di chi desidera accedervi e scaricarlo.

Pur riconoscendo che il materiale illegale non è caricato in rete dai gestori del sito, la Corte di Giustizia vede in essi un ruolo chiave affinchè quei contenuti siano raggiungibili. La struttura del sito infatti ospita un motore di ricerca suddiviso in sezioni che quindi inciterebbe gli utenti a prendere e caricare materiale che potrebbe essere coperto da copyright.

Avremo ancora Youtube senza censura?

Anche se il caso nello specifico tratta di The Pirate Bay, il modo in cui la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata non avrà effetti circoscritti. La sentenza avrà sicuramente un impatto enorme anche su altre realtà come Youtube e Google. Il motivo è molto semplice, piattaforme di questo genere si sentiranno meno tutelata e quasi sicuramente correranno ai ripari. Per non essere giudicate direttamente responsabili di quello che accade sui loro server quasi sicuramente cambieranno le loro politiche e strutture andando a danneggiare anche te che non centri nulla.

Youtube e Google, per citarne due, fanno dell’organizzazione dei file e la loro ricerca il centro delle proprie attività. Questo purtroppo espone queste piattaforme all’essere confrontate con The Pirate Bay da parte di chi non cerca altro che un’occasione a cui appigliarsi per cercare di portare l’acqua al proprio mulino.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Cosa potrebbe cambiare per te?

Questa sentenza, anche se si tratta di un caso limite, crea un precedente che sarà sicuramente oggetto di discussione durante le votazioni sulla riforma del copyright. All’interno della proposta infatti compare l’articolo 13, uno dei più discussi del documento assieme a quello sull’ancillary copyright. L’art. 13 in sostanza afferma che se un intermediario, come per esempio Youtube, ha un ruolo attivo nella divulgazione di un contenuto, allora ne è direttamente responsabile. Fornire la possibilità di ricercare e filtrare i risultati per trovare ciò che si cercava è visto di fatto come avere un ruolo attivo.

Il rischio per te è che tu veda praticamente svanire la varietà di fonti da cui fruire dei contenuti online rendendoti anche più vulnerabile alle bufale online quando si parla di notizie. Piattaforme di video sharing, aggregatori di notizie ed hosting, infatti, potrebbero dover ricorrere ai ripari per tutelarsi, facendo ricadere gran parte del disagio su di te. Ecco qualche esempio:

  • Aggregatori di notizie e siti come Youtube accolgono ogni giorno una quantità di file ed informazioni enorme che, non può essere esaminata dall’uomo. Sarà quindi necessario affidarsi ad algoritmi ed intelligenze artificiali per decidere quali siano i contenuti leciti e quali no. Una soluzione simile però non è accurata al 100% e il rischio è che vengano censurati anche contenuti più che legali;
  • Se gli articoli contenuti nella riforma del copyright dovessero entrare in vigore perderesti parte del tuo diritto all’informazione poichè diminuirebbe drasicamente il numero di fonti da cui puoi informarti;
  • Oltre al perdere la possibilità di usufruire dei contenuti online potresti perdere il diritto a condividere con gli altri;

Come difendere il diritto all’informazione?

Il tuo diritto all’informazione non è un optional. Devi difenderlo da chi ti vede come un semplice cliente che naviga su internet con il solo scopo di generare profitto. Internet è un po’ come la tua seconda casa, un posto dove puoi informarti e condividere con il prossimo le tue idee, opinioni o quello che sai. Nessuno ha il diritto di censurare queste cose se non hai fatto nulla di male.

Tutelarti da tranelli come l’ancillary copyright e l’articolo 13 della riforma del copyright è semplice. Puoi farlo aderendo alla nostra petizione se non l’hai già fatto. Fai sentire la tua voce.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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