#PerUnPugnoDiClick: intervista a Ludovica de Luca

Parliamo con Ludovica de Luca, blogger specializzata in creazione di contenuti per blog aziendali. In quanto esperta nella produzione di contenuti originali, chiacchieriamo con lei di link tax e dintorni.

Ciao, Ludovica benvenuto ad #UnpugnoDiClick.

Grazie per la tua disponibilità a ragionare insieme sul tema della link tax e della nuova regolamentazione sul diritto d’autore di cui si sta discutendo in Commissione Europea. In particolare, si parla dell’istituzione dei “diritti connessi” per gli editori di news e l’introduzione del “freedom of panorama”.

Cosa saresti disposto a fare per aumentare i tuoi “click”?

Credo che la questione possa collocarsi a metà strada tra la professionalità e l’etica. Sono tante le tecniche che possiamo utilizzare per aumentare i click al nostro sito web, non tutte propriamente trasparenti. Il metodo che io preferisco è sempre uno, il lavoro. Ingegnarsi, adoperarsi, farlo con costanza e in modo trasparente ripaga sempre.

Insomma, credo che i click (più validi) al sito web li portino la costruzione narrativa e l’impronta comunicativa del sito stesso; la capacità di scrivere di argomenti interessanti e di farlo in modo puntuale; l’abilità di rispettare al contempo l’utente e la SEO; l’impegno nel costruire un database di contatti a cui affidarmi e di cui fidarmi. E ancora, la gestione dei canali social con regolarità e dispensando contenuti interessanti o divertenti o capaci di far riflettere, a seconda dei casi e degli obiettivi che intendiamo raggiungere; la proficua costruzione delle relazioni digitali e, altrettanto importante, il circuito delle sponsorizzazioni a pagamento.

Quanto ne sai sulla link tax? Credi sia giusta?

La questione sulla link tax è delicata. Credo che, se da un lato gli editori hanno tutto il diritto di tutelare i propri contenuti, è altrettanto vero che la forza, il fascino e la grande opportunità che la Rete offre è proprio la libertà di dire, la condivisione delle informazioni, la possibilità per tutti di diventare editori. Negli ultimi anni la stessa proprietà intellettuale è notevolmente cambiata ed è proprio questo il punto: oggi siamo tutti editori, tutti produciamo contenuti più o meno interessanti. Dovremmo tutti essere tutelati dalla link tax, dunque? E in che modo?

Già, perché un aspetto molto importante da considerare è che ricevere un link al proprio contenuto o una citazione di quanto si è detto o scritto è più una benedizione che un danno: è visibilità, è awareness, è reputation, è posizionamento.

Insomma, in un contesto così mutato, credo sia una contraddizione e un danno provare ad applicare ancora le vecchie regole di tutela.

Quanto conta per te il diritto alla libera condivisione?

La libera condivisione è sacra.

Piuttosto quel che è fondamentale, a mio avviso, è educare alla condivisione rispettosa: citare l’autore e la fonte, rendere esplicita la stessa citazione, sono queste le accortezze e le regole che permettono di tutelare realmente gli editori. Senza mai dimenticare che editori siamo anche noi stessi e che vale sempre la regola morale ed etica tratta come vuoi che ti trattino.

Buonsenso, educazione, rispetto, sono queste le vere regole che dovremmo imparare a osservare. Il vantaggio è per tutti: per chi produce contenuti e per chi ne fruisce.

Grazie per aver partecipato, ti va di “nominare” un’altra persona che vorresti fosse intervistata da noi?

Riccardo Esposito, Cristiano Carriero, Francesco Ambrosino, Cinzia di Martino.

Signori, aspettiamo la vostra candidatura al progetto #PerUnPugnoDiClick!

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

campagna adesione poche parole

Dalla SEO all'Ancillary Copyright: intervista a Federico Simonetti

Insieme all’esperto Federico Simonetti parliamo di posizionamento dei contenuti e dell’effetto dell’Ancillary Copyright sulla SERP di Google

Il tema dell’Ancillary Copyright sta entrando sempre più nella nostra testa. La tutela dei diritti di copia anche online è una tematica che via via si sta facendo sempre maggiore spazio nel dibattito pubblico, a causa degli effetti che avrebbe sulla diffusione dei contenuti posizionati sui motori di ricerca. Per questo motivo abbiamo deciso di affrontare questo spinoso argomento con l’esperto Federico Simonetti, SEO Specialist e Growth Hacker, il quale tramite le sue risposte ci ha chiarito le sue idee circa gli effetti che potrebbe avere la SEO sull’Ancillary Copyright e viceversa. Sei pronto? Iniziamo a conoscere Federico:

Ciao Federico, per cominciare presentati ai nostri lettori. Raccontaci brevemente chi sei e di cosa ti occupi.

Mi chiamo Federico Simonetti e sono nato nel 1984, come il Grande Fratello di George Orwell. Nella mia vita ho sempre avuto una grande passione: studiare il mondo attorno a me. Per questo mi sono laureato in Filosofia, mantenendo però una grande attenzione per l’informatica e la comunicazione. Appena uscito dall’Università, ho coniugato queste mie tre skill e mi sono innamorato del web marketing, dei dati e della sperimentazione. Nel 2013, grazie a Luca Barboni, ho incontrato il Growth Hacking e da lì un percorso che mi ha portato alla consulenza aziendale orientata alla crescita. Nella vita privata, mi piacciono le cose belle, fatte bene, buone e giuste. Mi piace anche la filosofia francese, le serie TV americane e la pizza napoletana. A volte non sono antipatico.

Adesso che insieme abbiamo conosciuto il nostro esperto del giorno, possiamo addentrarci nel cuore dell’argomento. Siamo infatti subito passati a parlare direttamente di Ancillary Copyright e di motori di ricerca. Chi meglio di una persona che passa le sue giornate a posizionare contenuti online può fornirci tutte le risposte di cui abbiamo bisogno per capire l’argomento fino in fondo?

Veniamo subito all’argomento per il quale abbiamo deciso di contattarti: l’ancillary copyright. Un professionista come te, che si occupa anche di posizionare contenuti online, ha sicuramente visto come la materia del copyright sia stata forzatamente plasmata ai nuovi contesti tecnologici. Qual è la tua opinione al riguardo? Pensi che l’ancillary copyright sia la giusta direzione da seguire?

Seguo il dibattito sul diritto d’autore online con molta attenzione da ormai molti anni e, nel tempo, ho avuto modo di farmi un’idea. Non essendo un giurista né un giornalista, la mia posizione è piuttosto obliqua e riguarda il modo in cui il nostro mondo e il modo in cui fruiamo dei contenuti sta cambiando: è un dato curioso che il “diritto d’autore” venga sempre più chiamato in causa per difendere un mondo editoriale che viene messo nell’angolo dai distributori di contenuti.

I player Over The Top (OTT) hanno dimostrato di saper giocare molto bene con il concetto di “open source” e “Creative Commons”, imparando a capitalizzare e monetizzare a partire da tutti quelli che sono contenuti privi di diritto d’autore: dai codici sorgente aperti ai contenuti creati dal lavoro collettivo, come Wikipedia. Se devo scommettere un euro su chi, alla fine, ne uscirà vincitore, io punto sugli OTT.

In un mondo nel quale i consumatori vogliono pagare sempre meno per essere informati, in modo rapido ed efficiente e, allo stesso modo, non vogliono venire invasi da banner pubblicitari invasivi, è normale che gli editori non abbiano grandi possibilità di guadagno se non quelle di cercare di “farla pagare” a chi quei contenuti li distribuisce.

Il punto, però, a mio avviso, è proprio il modello di business dell’editoria: è fallimentare, non si è mai adeguato e seriamente ammodernato e, ormai, rischia di andare fuori mercato, aggrappandosi a qualsiasi scampolo di guadagno possibile.

In questo l’ancillary è solo l’ultimo tassello delle varie “Google Tax” di cui si è parlato negli anni: con le dovute differenze, è un po’ come se i giornali cartacei facessero pagare ogni singola edicola per avere la possibilità di esporre il giornale alla clientela. Dal mio punto di vista, il problema non è il fatto che io metta in evidenza il tuo contenuto gratis, il problema è piuttosto che quella roba nessuno ha voglia di leggerla.

Discorso a parte, ovviamente, rappresentano quei player che mostrano per intero il contenuto di un editore (magari perché “agganciati” ai suoi Feed RSS) senza riconoscere nulla al giornale. In quel caso, indubbiamente, va trovata una strategia perché venga riconosciuto in qualche modo un ritorno economico. Però anche qui: se viene mostrata l’interezza del contenuto il danno c’è. Viceversa, se a venire mostrata è solo una parte di esso, non andiamo più d’accordo.

Il tema ci porta subito a parlare anche di snippet. Nella sua forma originaria, la legge avrebbe dovuto includere anche gli snippet, appunto, che gli utenti visualizzano sui motori di ricerca. L’intento era quello di forzare Google a pagare delle fee in base alle visualizzazioni. Pensi che questa Google Tax possa avere ripercussioni pesanti sul posizionamento dei contenuti?

Non so che cosa sceglierà di fare Google, ma a mio avviso qualcosa si è già mosso nel senso di una più intelligente gestione degli snippet, che ad oggi hanno contenuti informativi e, soprattutto da mobile, una porzione di testo dell’articolo molto contenuta.

Questa cosa, tuttavia, non si vede sulle keyword informazionali che, anzi, stanno aumentando lo spazio dedicato allo snippet sintetico: nel futuro, magari, Google potrebbe privilegiare, per questa particolare categoria di keyword, quei contenuti prodotti con protocolli aperti, come il Creative Commons – ma siamo nel campo delle ipotesi. L’impatto nel breve termine, se ci sarà, riguarderà per lo più Google News e le sue integrazioni con il motore di ricerca principale.

Sinceramente, Google ha sempre mostrato molta attenzione e ponderazione nei cambi algoritmici: Panda, Penguin, Hummingbird… persino il famigerato “Mobilegeddon” non hanno mai agito in maniera drastica e “rivoluzionaria”, ma sempre in maniera piuttosto graduale. Quindi non credo che, dall’oggi al domani, si cambierà scenario ma, nel caso, che ci sarà un adeguamento alle norme che ci costringerà, tutti, a cambiare alcuni comportamenti.

Il modo in cui fruiamo i contenuti, quindi, non sembra essere messo a rischio da questi potenziali cambiamenti. Google ha sempre mostrato una particolare attenzione per la tutela dell’utente e dei contenuti pertinenti rispetto alla ricerca, quindi se dovesse essere introdotta una nuova formula non avremmo nulla da temere. Fin qui tutto bello, ma quale potrebbe essere invece l’impatto negativo? Torniamo a parlare insieme a Federico Simonetti dei limiti di questa nuova proposta.

Quali sono i limiti che potremmo incontrare nell’applicazione dell’Ancillary Copyright alle SERP?

Mah, ne vedo tanti: qual è la dimensione che un testo deve avere per essere definito univoco? La traduzione automatica, fatta con un sistema analogo a Google Translate, di un testo inglese, vale come violazione di diritto d’autore? Qual è la differenza tra traduzione e citazione? La visualizzazione di una meta-description, impostata dall’autore esplicitamente per apparire sui motori di ricerca, vale come violazione del diritto d’autore?

Insomma, il punto è: i giornali vogliono visite da Google o no? Perché se non le vogliono possono tranquillamente deindicizzare i propri siti e tenersi cari cari i propri contenuti. Se il problema, però, è che nessuno legge i loro articoli, magari dovrebbero trovare altre strade per far sì che vengano fruiti. Un esempio positivo, dal mio punto di vista, è l’ultima evoluzione di Wired, che è addirittura tornato alla carta, proponendo degli speciali monografici che affrontano dei temi importanti: al di là di un comprensibile “effetto-wow”, il punto è che coi contenuti di basso livello non si va da nessuna parte e si entra in un circolo vizioso che ti fa pagare poco gli articoli che, di conseguenza, saranno sempre più scadenti. Viceversa, lavorare su contenuti che siano utili e che trasmettano valore all’utente può costituire una strada alternativa valida.

Un’ultima domanda. Si dice che questa legge possa in qualche modo danneggiare le startup, tanto da lanciare la campagna #SAVETHELINK per proteggere le giovani attività che operano nel campo dei nuovi media e che vedrebbero minata la libertà d’espressione e di informazione. Tu che ti occupi anche di giovani imprese, cosa pensi al riguardo?

Onestamente, credo che il mondo dell’editoria tradizionale debba trovare una strada alternativa al presente: qualcosa di simile a quello che Netflix e Spotify hanno rappresentato per il mondo dell’home video e della musica. Cinque anni fa tutti scaricavamo musica, film e serie TV illegalmente e in maniera gratuita e nessuno riusciva più a guadagnare una lira da questi due settori: i due mercati erano al collasso. Oggi, sinceramente, nessuna delle persone che conosco scarica mp3 illegalmente e, se lo fanno per film e serie TV, è solo perché non ci sono (ancora) su Netflix.

Non è una soluzione a tutti i problemi, ovviamente, perché comporta una dipendenza da altri player OTT, che diventano distributori dei tuoi contenuti e ti mettono in un rapporto di dipendenza che può strozzare chi i contenuti li produce, però anziché guadagnare zero, è già qualcosa. Poi dipende anche dai rapporti di forza in campo: se i consumatori sono convinti che non devono pagare una cosa, non è sempre detto che abbiano ragione.

Come vedi, questa tematica riguarda noi utenti direttamente da vicino. Il modo in cui fruiamo delle informazioni online potrebbe radicalmente cambiare, così come ci è già successo per altri settori. Essere informati è la prima arma che abbiamo per difenderci da qualsiasi aggiornamento e grazie a questa intervista abbiamo sicuramente appreso di più su quello che riguarda le notizie posizionate online e il modo in cui l’editoria può affrontare i possibili cambiamenti in atto. Ti sei fatto una tua idea rispetto a questo argomento? Facci sapere cosa ne pensi nei commenti e non dimenticare di firmare la nostra petizione!