Scienza e fake news, i complottisti hanno vinto?

La bufale stanno vincendo contro la scienza. Se non facciamo niente, ci ritroveremo catapultati indietro nel tempo di mille anni. Uno studio recente infatti afferma che, i tentativi di smontare le bufale o le strambe ipotesi dei complottisti siano praticamente inutili ed in alcuni casi controproducenti. Quello che pensavamo essere un fenomeno che potevamo ignorare si sta dimostrando qualcosa in grado di cambiare la realtà. Vogliamo veramente stare a guardare mentre fanno diventare la terra piatta e dicono che lo sbarco sulla luna non ci sia mai stato?

Le bufale troppo eclatanti sono molto più pericolose di quello che pensiamo. Vi è mai capitato di sentir parlare dei terrapiattisti? Se non li conoscete ve li presentiamo noi. Come il nome probabilmente suggerisce, sono gruppi di persone che, credono fermamente che la terra non sia una bellissima sfera azzurra che galleggia nello spazio, ma un disco di roccia. Detto così viene da ridere e la prima cosa che si pensa sia che tali affermazioni vengano fatte per scherzo; purtroppo non è così.

Come creare bufale su facebook e battere gli scienziati

Quando volte ci siamo trovati di fronte a qualcuno così ottuso e con motivazioni talmente assurde da portarci a dire: Mio dio, non vale neppure la pena discuterci! A quanto pare adesso è scientificamente provato (ve ne avevamo parlato qualche giorno fa quì).  È di pochi giorni fa una notizia che ha dell’incredibile. Vorremmo fosse una delle tante bufale online ma non è così.

Un team internazionale di scienziati capitanato da alcuni nostri connazionali ha effettuato uno studio su svariate pagine Facebook ed il risultato oltre a non essere incoraggiante è addirittura proccupante; discutere con gli antivax, i terrapiattisti e chi crede che non siamo mai stati sulla luna è inutile, anzi, spesso è controproducente.

Lo studio nello specifico era concentrato sul debunking, ovvero la pratica di sfatare le bufale o le notizie errate avvalendosi di prove scientifiche.  La ricerca ha avuto una durata di 5 anni ed è riuscita ad analizzare ben 54 milioni di utenti suddivisi tra:

  • Più di 80 pagine Facebook che trattano argomenti scientifici;
  • Quasi 350 pagine complottiste;
  • Poco meno di 70 pagine che si occupano di debunking.

I risultati della ricerca devono metterci in allarme. Infatti, quello che esce fuori dallo studio è che maggiore è l’impegno che si mette nel cercare di sfatare affermazioni false o pseudocientifiche, peggiori saranno i risultati. Il più delle volte un post che sarebbe dovuto essere accolto con felciità è stato invece tempestato di commenti negativi. In poche parole la verità fa arrabbiare i complottisti.

Perchè crediamo alle bufale? Perchè non ci confrontiamo

La cosa più preoccupante che emerge da questo studio è però un’altra. In internet esistono due gruppi che, hanno opinioni contrastanti, ma non si confrontano mai realmente. La maggior parte delle discussioni avviene infatti in ambienti chiusi in cui non c’è mai confronto e dialogo, ma solo il darsi ragione a vicenda mentre si da torto al prossimo. Cosa succede quindi? Che chi è stato imbrogliato con delle notizie false o imprecise non ha mai l’occasione di conoscere la verità.

Questo succede non solo a causa della poca inclinazione al confronto, ma anche perchè sempre a causa di chi fa girare bufale online, le persone hanno perso fiducia verso i mezzi d’informazione e abbiamo perso l’abitudine di approfondire le notizie che incontriamo durante la giornata. A questo c’è da aggiungere che com’è normale sia ognuno tende a voler portare l’acqua al suo mulino.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Chi diffonde bufale lo fa per spaventarci e confonderci

Le false notizie vanno di moda giá da un po’, ma nel mondo scientifico non sono un fenomeno così recente come si potrebbe pensare. Le fake news in campo scientifico sono sempre esistite, quello che è cambiato è che con i social media le bufale si diffondono maggiormente e più velocemente. Di solito una fake news viene creata usando informazioni volutamente false o imprecise con lo scopo di influenzare la nostra opinione.

In campo scientifico le cose sono un po’ diverse; in un campo in cui tutto può essere definito inaccurato a seconda delle esigenze è difficile definire i limiti entro cui un fatto viene riferito in modo inesatto e quando invece è una vera e propria bufala. A differenza delle solite fake news, le notizie scientifiche inaccurate il più delle volte si diffondono perchè danno speranza; come per esempio una nuova cura per una malattia, o al contrario danno un capro espiatorio contro cui gettarsi.

Bufale: come scoprire le bufale su internet

Anche se le fake news stanno vincendo sulla verità e sulla scienza non tutto è perduto. Possiamo ancora combattere e vincere. C’è però bisogno di unire gli sforzi. Ecco come può essere invertita questa tendenza:

  • Diventiamo più aperti al confronto, anche se qualcuno non la pensa come noi dovremmo ascoltare cosa ha da dire. Questo ci aiuta a comprendere le basi della sua opinione;
  • Informiamoci in modo più consapevole, approfondendo le notizie ed imparando a riconoscere le bufale online;
  • Chi fa scienza può diventare più aperto al dialogo e creare un ponte con il prossimo, anche se si tratta di qualcuno che di quella materia conosce poco o niente. Fornire sempre e solo dati per quanto corretti si è mostrato infruttuoso;
  • Le agenzie e le istituzioni devono iniziare a monitorare internet con più attenzione e quando un loro studio viene interpretato male o distorto, spiegare con maggior efficienza i dati dello studio;
  • I motori di ricerca dovrebbero eliminare gli studi obsoleti e confutati dai risultati di ricerca in modo che chi si rivolge alla rete per informarsi possa attingere a fonti non solo autorevoli ma aggiornate.

Ricevere informazioni corrette è un diritto, chi per scherzo o per guadagnarci fa girare in rete fake news e notizie distorte danneggia tutti noi. Avere a disposizione più fonti da cui informarsi è una delle soluzioni al problema delle fake news e delle notizie riportate in modo inesatto per spaventarci. Il modo giusto per difendere il nostro diritto ad informarci è combattere la censura online.

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Che succede se perdiamo il diritto a informarci?

 

Diritto all’informazione: hai mai pensato a cosa succederebbe se una legge ti impedisse di informarti? Se andando dal giornalaio tu non trovassi più una sola notizia tra le pagine? Come ti sentiresti? E se succedesse anche online?

Molti sostengono che la funzione di informazione del pubblico (o meglio, della popolazione) sia ancora in mano ai mass media, quindi televisione, giornali, testate, riviste e quant’altro. La realtà, però, ci dice che le cose non stanno esattamente così e questa affermazione, per quanto corretta, lo è solo in parte.

Uno dei significati antichi della parola informazione era in – formare, cioè dare forma a un qualcosa. Oggi ci stiamo tornando, perché ognuno può confezionare fatti e notizie come vuole e come gli fa più comodo.

Il ruolo educativo di Internet e la responsabilità del pubblico

Da quando esiste Internet, e ancora di più da quando esistono i social network, è diventato estremamente più semplice accedere a notizie e informazioni, anzi molto spesso ci lamentiamo di esserne bombardati fino all’esasperazione. Le stesse informazioni, poi, sono semplicissime da condividere con chi ci segue o con i nostri amici, bastano un paio di clic.

Pur essendo un gigantesco passo avanti per l’umanità intera e per la libertà di informazione, il fatto che possiamo influenzare il pensiero di altri con così poco sforzo ci conferisce anche una notevole responsabilità, togliendone buona parte ai mass media di cui sopra. Se è così semplice e, soprattutto, se lo facciamo tutti, vuol dire che la funzione di informare il pubblico è passata a noi, al pubblico stesso!

Ok, bellissimo, alla grande, ma quante volte devo pensarci prima di diffondere un post, sapendo che posso fare del bene, ma anche del male, al mio prossimo?

Per questo preciso motivo dobbiamo stare attenti a selezionare bene le notizie che condividiamo: se, ad esempio, io contribuissi a diffondere una notizia falsa che scredita un’altra persona, potrei influenzare la percezione di altre persone che si fidano di me e prendono per buona la notizia solo perché l’hanno vista condivisa da me.

Bufale, notizie false e controllo

La domanda più importante dovrebbe essere: come posso capire se sto facendo un favore oppure un danno a chi mi legge? Dovrei applicare un minimo di metodo giornalistico, quello che oggi si chiama fact-checking: verificare l’attendibilità della fonte della notizia, la sua neutralità, quanto abbellimento utilizza, quante altre fonti la riportano e in che modo, cercare un approfondimento per capire bene.

L’unico modo per combattere la disinformazione è batterla sul tempo e cominciare a informare prima ancora che venga messa in moto. Ma come si fa senza aggregatori, motori di ricerca e algoritmi di condivisione? Se perdiamo la possibilità di accedere rapidamente a determinati servizi (cosa che dovrebbe essere un diritto fondamentale), perdiamo in un certo senso anche la libertà (e il diritto) di informarci, rimanendo in balìa degli altri.

Perché, allora, non difendiamo il nostro diritto a informarci senza ostacoli e senza barriere?

Firma la petizione, dacci una mano anche tu!