In America il “fair use”, in Europa chiudiamo i blog?

Il diritto d’autore online non dovrebbe essere uno strumento per limitare la tua libertà, ma qualcosa che invece serve a tutelarti. Ahimè questo non sembra essere il futuro che ti aspetta se la rete continuerà ad essere vista come un luogo in cui bisogna avere il controllo sui cittadini. L’Agcom potrebbe acquisire a breve il potere di ordinare la cancellazione di qualsiasi contenuto online se sospettato. Scopriamo cosa sta succedendo.

Qualcun’altro vuole usare il diritto d’autore online come scusa per provare a toglierti la libertà d’informazione? Pare sia proprio così. L’Agcom, l’autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, ha di fatto chiesto ufficialmente di avere maggiori poteri. La richiesta sorprendentemente sembra essere stata accolta a braccia aperte ed approvata alla camera. L’autoritá potrà quindi ordinare la rimozione di contenuti online che anche solo potenzialmente violano il diritto d’autore, senza doversi appellare alle autorità giudiziarie, espandendo quindi la sua area di azione anche sul mondo del web.

Lo scopo è veramente punire i reati contro il diritto d’autore online?

Bufale online, diritto d’autore ed ancillary copyright sono argomenti che nell’ultimo anno sono costantemente sotto la luce dei riflettori. Nel nostro paese che fa fatica a stare dietro alle nuove tecnologie ed ad integrarle nella sua quotidianità, non sono di certo mancate proposte riguardanti il mondo del digitale. Tutte finite male poichè i consumatori hanno scorto dietro quelle promesse di tutela il pericolo di vedersi rubata la possibilità di condividere ed informarsi.

Qualche mese fa una proposta proveniente da Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust ha raccolto parecchio malcontento. L’idea era quella di assegnare ad un organismo statale il compito di monitorare e riconoscere le bufale. Non sono solo le fake news ad essere usate come scusa. Tra gli specchietti per le allodole compare anche il cyberbullismo.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Diritto d’autore online come funziona adesso?

L’emendamento è stato presentato il 19 luglio 2017 ed approvato alla camera in tempi record! Praticamente il giorno dopo.  Poco più di una settimana prima il presidente di Agcom, Angelo Marcello, ha dichiarato la sua ferma convinzione sulla necessità di una legge contro le bufale online e non solo. La richiesta è stata quella di concedere al più presto all’autorità da parte degli organi legislativi la competenza per agire anche in rete.

Sembra essere andato tutto secondo i piani. In sintesi adesso l’Agcom potrebbe, dopo una segnalazione da parte dei detentori dei diritti, ordinare agli intermediari delle comunicazioni di far cessare istantaneamente una presunta violazione del diritto d’autore. Ma cosa significa all’atto pratico?

È molto semplice. L’autorità potrà chiedere ai prestatori di servizi di non rendere più accessibile un contenuto. Questo accadrà se sospetta che ci sia una violazione del diritto d’autore o dei diritti connessi. Questa censura online preventiva può avvenire anche solo sulla base di un accertamento sommario che attesti che i detentori del diritto d’autore di un contenuto possano venire danneggiati.

Il problema è che, se da un lato si giustifica una tale prepotenza nascondendosi dietro l’obbligo di attuare quelle che sono le direttive europee, dall’altro in realtà si contravviene a quelle che sono le disposizioni europee. L’articolo 9 della direttiva 2004/ 48/CE dice che tali competenze sono delle autorità giudiziarie.

Cosa comporterebbe per te questo cambiamento?

Se tutto dovesse continuare in questa direzione le conseguenze per te e la tua libertà d’informazione e di condivisione sarebbero devastanti. L’agcom guadagnerebbe un nuovo strumento da usare contro i provider di servizi e chi tutela i consumatori come te. Assegnare all’autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni determinate libertà significherebbe:

  • La possibilità che siti e blog vengano chiusi con uno schiocco di dita sotto richiesta dei grandi dell’informazione;
  • Perdere il tuo diritto ad informarti da più fonti;
  • Perdere la possibilità di divulgare e condividere online;

Non tutto è perduto. Questa proposta così come tante altre, cura sicuramente degli interessi, ma non i tuoi o di tanti altri consumatori come te. Puoi far sentire le tue ragioni con la nostra petizione, basta un click per aderire.

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Piccoli editori digitali addio?

Le nuove norme sul copyright elimineranno per sempre i piccoli editori, una delle risorse più importanti per il nostro diritto all’informazione?

Non si contano più le associazioni che si dicono preoccupate a causa delle nuove norme sul copyright. Quelle più in allarme, ne hanno tutte le ragioni, sono quelle che rappresentano i piccoli editori. La nuova riforma di internet verrà approvata entro la fine del 2017, comprenderà norme che abbracciano gli e-commerce, la telefonia ed i provider di internet, ma maggiormente avrà un impatto devastante sul diritto d’autore.

L’articolo 11 della link tax logicamente è una manna dal cielo per i grandi editori. Le grandi realtà editoriali spingono con forza per vedersi riconoscere nuovi fonti di guadagno a partire da internet. Sono i piccoli editori ed i consumatori che invece verrebbero danneggiati da questo provvedimento a causa della sola soluzione che è stata proposta, l’ancillary copyright. Vediamo nello specifico cosa sta succedendo e a cosa andiamo incontro.

Ancillary copyright: come funziona

L’articolo 11 della manovra piace molto ai grandi editori che, vedono in esso la soluzione ai loro problemi sul copyright. Nessuno mette in dubbio che sia giusto proteggere i propri contenuti da chi se ne appropria senza scrupoli. Cercare però di farlo con l’ausilio dell’ancillary copyright non è davvero una soluzione. La tassa sui link obbligherà a pagare una fee al creatore di un contenuto ogni qualvolta quel contenuto venga:

  • condiviso;
  • linkato;
  • ripresentato anche parzialmente.

Questo va parecchio contro la filosofia di internet che può essere riassunta come: “guarda, ho trovato questa cosa che mi è piaciuta e credo la troveresti interessante o utile. Ti va di leggerla?

Il provvedimento danneggia un po’ tutti, anche i grandi editori. Questo è esattamente quello che è successo nei paesi in cui norme simili sono state già adottate. In Spagna Google Noticias è stato chiuso. In Germania i grandi editori dopo che Google ha smesso di linkare i loro contenuti, quindi l’affluenza di visite ai loro siti è diminuita spaventosamente, hanno fatto marcia indietro.

Perchè l’ancillary copyright danneggia sia i piccoli editori che noi consumatori?

La riforma sul copyright ha alla base alcune motivazioni che non hanno nulla di sbagliato. Per i grandi editori fare in modo di essere pagati per i propri diritti ausiliari significa di fatto tutelarsi da quelle persone che, copiano senza rimorsi i contenuti che trovano in rete senza neppure citare le fonti e con il solo scopo di guadagnarci.

D’altro canto però i grandi editori hanno scelto la via più semplice per risolvere il problema e la loro scarsa capacità di progredire insieme alla tecnologia; ignorando di fatto gli utenti della rete che si trovano ad essere vittime della fama di soldi. Infatti con l’entrata in vigore della norma:

  • Farebbe in modo di aggiungere ulteriori passaggi all’iter che porta una notizia dalla sua fonte a noi consumatori, allungando i tempi necessari ad informarsi;
  • Il nascere di nuove somme da pagare per un’azienda si riflette in un aumento dei prezzi per il consumatore finale.
  • I piccoli editori invece si ritroverebbero a dover pagare cifre proibitive che li costringerebbero a chiudere bottega e quindi a limitare la nostra scelta di fonti da cui informarci.

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Dobbiamo difendere il diritto ad informarci così come il copyright

A differenza di quello che vogliono farci credere la normativa così come è presentata ora non è per nulla l’unica soluzione esistente per tutelare il diritto d’autore. È chiaro come sia necessario stilare una normativa che sia univoca per tutti i paesi dell’Unione Europea, ma questo non può e non deve andare a discapito dei consumatori.

Cosa possiamo fare quindi per evitare che ci venga tolto il nostro diritto ad informarci? L’unica soluzione è far sentire la nostra voce e dire chiaramente che noi consumatori non siamo solo quelli a cui va venduto un prodotto, ma persone che abitano il web tanto quanto il mondo reale.

Ancillary copyright: come tutelarsi da chi vuole toglierci il diritto all’informazione

La normativa così com’è adesso al vaglio, è un vero e proprio pericolo per la nostra libertà di informazione e di divulgare quello di cui veniamo a conoscenza. Cosí come i grandi editori sentono la necessità di vedere riconosciuti i loro diritti in quanto creatori di un contenuto, noi sentiamo il bisogno di vedere riconosciuto il nostro diritto a poterci informare. La normativa può essere cambiata; per farlo serve l’impegno di tutti, basta aderire alla nostra petizione.

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10 modi per imparare a riconoscere una bufala online

Sei sicuro di saper riconoscere una bufala online? Ecco una piccola guida da portare sempre con te mentre navighi nel mare del web.

Tanto tempo fa, quando le persone si informavano leggendo i giornali, le riviste, la radio e la televisione, era generalmente facile capire quando qualcuno stava esagerando su una notizia rendendola dunque falsa. Quasi tutte le notizie del National Enquirer erano sospette, ad esempio. Quel tabloid spesso presentava notizie con titoli scandalosi, che facevano fondamentale ridere, ma ciò che non è così divertente è che negli ultimi dieci anni, con l’avvento di Internet e dei social media, le notizie false e i siti di falsi quotidiani hanno iniziato a spopolare. Alcuni siti intendono intenzionalmente scrivere notizie false e divertenti per fare della satira.

Ma molti altri siti di notizie false, invece, cercano intenzionalmente di passare come reali, non mostrando mai la loro natura satirica. Altri ancora stanno vendendo notizie false per portare maggiore traffico verso il loro sito e raccogliere entrate pubblicitarie – qualcosa di facile da fare dal momento in cui i social media consentono una rapida diffusione della disinformazione.

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Quindi, come puoi assicurarti di non essere preso in giro? Abbiamo stilato una guida di 10 suggerimenti per te

1. La fonte è conosciuta per essere poco affidabile

Alcune fonti sono note per essere inaffidabili. Ecco una lista di quelli più conosciuti:

  • Dangerous News;
  • Il Corriere della Notte;
  • Il Matto Quotidiano;
  • Il Fattone Quotidiano;
  • Rebubblica (hostato su Altervista);
  • Il CoRiere della Sera;
  • Gazzette;
  • Lo Specchio;
  • Corriere del Mattino;
  • Corriere del Corsaro;
  • Il Telegrafo;
  • IoCo;
  • Corriere della Pera;
  • L’Osservatore politico;
  • PanoraNa;
  • Ultimaora24;
  • ItaliaNotizie24.eu;
  • Ilmessaggio.it;
  • Rubrica24;
  • LaSera;
  • IlCorriere.cloud;
  • LaNozione;
  • Il Fatto Quotidaino;
  • Il Giornale Italiano;
  • Il Quotidaino;
  • Libero Giornale;
  • La Repubblica delle Banane;
  • Ultim’ora 24;
  • Notiziario Segreto.

Tutti i nomi di questi quotidiani utilizzano dei nomi ambigui, che ricordano vagamente i maggiori quotidiani italiani e internazionali maggiormente conosciuti al mondo. È curioso infatti notare come molti utenti non siano in grado di distinguere questi siti web nati appositamente per divulgare notizie false, spesso anche solo con uno scopo satirico, dai più conosciuti quotidiani che invece pubblicano notizie veritiere di tutt’altra forma e sostanza. Molti di questi giornali generalmente infatti si attaccano ai fatti, seppure spesso raccontano anche storie di pettegolezzi.

2. Altre notizie pubblicate da questa fonte sono poco credibili

La nostra lista di siti web falsi non è affatto esaustiva e ogni settimana ne aprono di nuovi. Quindi, come possiamo stabilire se un sito web è affidabile dato che non è presente in nessuna lista online di siti web falsi? Un modo è quello di fare una scansione rapida di alcuni titoli e dei primi paragrafi di altre notizie pubblicate sul sito.

Diciamo che sei interessato a una notizia dal titolo: “il presidente Trump ha avuto un attacco cardiaco”. Certamente sembra plausibile. Ma se altre notizie hanno titoli come “bambino di 9 anni scopre accidentalmente la cura per il cancro” e “sulla città di Roma piovono cani e gatti”, probabilmente dovresti andarci con i piedi di piombo. Soprattutto, se il presidente degli Stati Uniti avesse un attacco cardiaco anche i maggiori quotidiani riporterebbero la notizia.

Dando quindi un’occhiata alle altre notizie avrai un’idea circa la serietà del sito web su cui ti trovi. Ci sono molti articoli su sesso o celebrità? Vedi le foto di donne scarsamente vestite o di persone con enormi parti del corpo? Ci sono storie dubbie su donne che hanno bisogno di fare più lavori domestici per evitare l’obesità, o su come mangiare una scatola di cioccolatini ogni giorno ridurrà effettivamente il tuo colesterolo? Se è così, attenzione.

Facebook è un altro luogo in cui le storie dubbie vengono condivise o promosse. Quindi guarda due volte al sito da cui provengono prima di cliccare condividi.

3. I siti dei maggiori quotidiani non riportano la notizia

Uno dei modi più semplici per capire se una notizia è legittima o meno è controllare se i quotidiani affidabili hanno pubblicato la notizia. Anche se la notizia ti ha allarmato, cerca di scoprire se la notizia inquietante proviene da un sito web veritiero. Quindi vai sul sito di Repubblica, del Corriere, de La Stampa o un altro quotidiano che ritieni affidabile e clicca nella barra di ricerca che troverai il titolo della notizia. Se fosse vera questi l’avrebbero pubblicata, ricorda che sono queste le testate che hanno sempre la notizia per primi e in esclusiva, non dei siti sconosciuti.

4. La notizie che stai leggendo predice un disastro futuro

Molte notizie condivise dagli utenti su Facebook prevedono disastri futuri. Sì, alcune di queste sono piuttosto incredibili e sembrano ovviamente false: la data della fine del mondo, ad esempio, o l’inizio della tera guerra mondiale. Ma alcune di queste sembrano abbastanza credibili.

Un esempio è la notizia che vede l’Europa come un continente islamico a causa dell’alto numero di nascite tra i musulmani. Sono state stilate varie versioni di questa storia, con addirittura la diffusione di un video su YouTube. Quest’ultimo ha raggiunto 15 milioni e mezzo di visualizzazioni in pochi mesi, presentando delle informazioni senza che questa abbiano alcun supporto di dati. Considera con attenzione ogni notizia che parla di disastro, soprattutto se è associata a una data specifica.

Come riconoscere una bufala online

5. La notizia che stai leggendo rivela la cura per una malattia rara

Gli esseri umani non sono solo affascinati da potenziali disastri, ma da malattie, malattie e condizioni causate dall’uomo (come il riscaldamento globale o l’inquinamento). È per questo che le notizie riguardanti le cure sulle malattie rare o la risoluzione a problemi che affliggono l’umanità hanno un grande successo. È certamente possibile – e sarebbe fantastico – se il cancro trovasse una cura definitiva domani. Ma al momento nessuna cura per delle gravi malattie è all’orizzonte e troppe persone non possono accedere ad acqua potabile.

Quindi, se leggi un articolo in cui una grave malattia è stata curata, sii scettico. Soprattutto se la cura è stata scoperta, per esempio, da un ragazzino o cita qualcosa di molto strano, come i cervelli bolliti, o troppo facile, come “Basta mangiare una banana al giorno per guarire dal cancro!”. Spesso ci sono semi di verità in tali storie. Forse un piccolo studio ha trovato una premessa a partire dalla quale può essere sviluppata una ricerca per curare una malattia, ma la storia che ne segue è spazzatura. Non è divertente essere sempre sospettosi rispetto a quello che leggiamo, ma è generalmente abbastanza intelligente.

6. Il sito web contiene un disclaimer

I siti satirici vi dicono che stanno vendendo la satira. I siti meno onesti talvolta lasciano delle dichiarazioni confuse. Qual è la lezione da apprendere qui? Se non sei sicuro della legittimità di un sito web, cerca in giro per vedere se c’è qualche tipo di disclaimer. Se ne trovate uno, significa che probabilmente il sito non può essere considerato affidabile, anche se il disclaimer è formulato confusamente. I siti legittimi non necessitano di disclaimer.

7. La storia è un po’ troppo divertente o interessante

L’obiettivo di pubblicare notizie false è quello di attirare lettori al sito. Un modo per farlo è quello di scrivere storie davvero convincenti. Non stiamo parlando di notizie impegnative, come le relazioni sullo stato dell’ISIS o lo stato attuale dei rifugiati di guerra in tutto il mondo. Stiamo parlando di notizie divertenti.

Un esempio è il racconto di un ragazzo di 13 anni che ha spezzato la carta di credito di suo padre, poi ha acquistato un carico di di videogiochi e di oggetti elettronici, più due prostitute di 1.000 euro all’ora. La polizia ha raggiunto il 13enne quando le prostitute erano ancora con lui, raccontava la storia.

Plausibile? Appena. Eppure questa storia è stata ampiamente diffusa prima che fosse rivelata la sua falsità.

8. È presente un sondaggio

I sondaggi costituiscono la base di molti articoli di notizie e molto spesso sono totalmente legittimi. Dopo tutto, le persone stanno costantemente cercando di valutare tutto, dalla nostra preferenza per i candidati politici fino al credere o meno al surriscaldamento globale. Il problema dei sondaggi è che possono essere fuorvianti a seconda del modo in cui le domande sono formulate. O il sondaggio potrebbe essere formulato bene, ma i risultati sono fuori dal contesto in cui vi trovate.

Quindi, quando leggi una storia basata su un sondaggio, controlla per vedere chi ha condotto il sondaggio, il numero di persone intervistate, come sono stati selezionati e come sono state formulate le domande di indagine. Se hai queste informazioni a portata di mano, dovresti avere un’idea sull’affidabilità della storia.

9. Il sito ha un nome del dominio strano

Uno dei modi più semplici per individuare le notizie sospette è se si trovano in un sito di notizie con un nome di dominio strano. A volte, se una storia si trova su un sito che termina in “.ru” o “.co”, questo è un allarme. “.Ru” è usato dalla Federazione russa, mentre “.co” è utilizzato dalla Colombia. Queste due estensioni sono considerate sospette. Altri siti non attendibili cercheranno di imitare un noto sito web di rilievo e ben noto inserendolo nella propria URL omettendo una lettera o due, o scrivendo correttamente il nome. Nomi di dominio molto lunghi e complessi sono un altro segno che potrebbe esserci qualcosa di scorretto.

Ricorda inoltre, che chiunque può acquistare il nome dominio che vuole.

10. La notizia ti fa arrabbiare

Hai mai letto una storia che ti ha fatto davvero arrabbiare? O che sembrava toccare la tua parte più insicura o la tua paura più profonda? Forse è il governo che ti sta segretamente spiando! Non credere automaticamente a quello che hai appena letto e condiviso. Molte false notizie raccontano appieno le tue paure e ansie, sapendo che facendo così le persone daranno ascolto alle loro emozioni e non al cervello.

Un esempio riguarda la notizia di una famiglia di cinque persone ammalate di ebola. A causa della diagnosi della famiglia, diceva la notizia, l’intera città in cui vivevano era in quarantena. La fake news, pubblicata durante il periodo in cui tutti avevano paura del virus dell’ebola, è stata diffusa su Facebook, dove centinaia di migliaia di persone lo hanno letto, hanno messo like e lo hanno condiviso.

Che succede se perdiamo il diritto a informarci?

 

Diritto all’informazione: hai mai pensato a cosa succederebbe se una legge ti impedisse di informarti? Se andando dal giornalaio tu non trovassi più una sola notizia tra le pagine? Come ti sentiresti? E se succedesse anche online?

Molti sostengono che la funzione di informazione del pubblico (o meglio, della popolazione) sia ancora in mano ai mass media, quindi televisione, giornali, testate, riviste e quant’altro. La realtà, però, ci dice che le cose non stanno esattamente così e questa affermazione, per quanto corretta, lo è solo in parte.

Uno dei significati antichi della parola informazione era in – formare, cioè dare forma a un qualcosa. Oggi ci stiamo tornando, perché ognuno può confezionare fatti e notizie come vuole e come gli fa più comodo.

Il ruolo educativo di Internet e la responsabilità del pubblico

Da quando esiste Internet, e ancora di più da quando esistono i social network, è diventato estremamente più semplice accedere a notizie e informazioni, anzi molto spesso ci lamentiamo di esserne bombardati fino all’esasperazione. Le stesse informazioni, poi, sono semplicissime da condividere con chi ci segue o con i nostri amici, bastano un paio di clic.

Pur essendo un gigantesco passo avanti per l’umanità intera e per la libertà di informazione, il fatto che possiamo influenzare il pensiero di altri con così poco sforzo ci conferisce anche una notevole responsabilità, togliendone buona parte ai mass media di cui sopra. Se è così semplice e, soprattutto, se lo facciamo tutti, vuol dire che la funzione di informare il pubblico è passata a noi, al pubblico stesso!

Ok, bellissimo, alla grande, ma quante volte devo pensarci prima di diffondere un post, sapendo che posso fare del bene, ma anche del male, al mio prossimo?

Per questo preciso motivo dobbiamo stare attenti a selezionare bene le notizie che condividiamo: se, ad esempio, io contribuissi a diffondere una notizia falsa che scredita un’altra persona, potrei influenzare la percezione di altre persone che si fidano di me e prendono per buona la notizia solo perché l’hanno vista condivisa da me.

Bufale, notizie false e controllo

La domanda più importante dovrebbe essere: come posso capire se sto facendo un favore oppure un danno a chi mi legge? Dovrei applicare un minimo di metodo giornalistico, quello che oggi si chiama fact-checking: verificare l’attendibilità della fonte della notizia, la sua neutralità, quanto abbellimento utilizza, quante altre fonti la riportano e in che modo, cercare un approfondimento per capire bene.

L’unico modo per combattere la disinformazione è batterla sul tempo e cominciare a informare prima ancora che venga messa in moto. Ma come si fa senza aggregatori, motori di ricerca e algoritmi di condivisione? Se perdiamo la possibilità di accedere rapidamente a determinati servizi (cosa che dovrebbe essere un diritto fondamentale), perdiamo in un certo senso anche la libertà (e il diritto) di informarci, rimanendo in balìa degli altri.

Perché, allora, non difendiamo il nostro diritto a informarci senza ostacoli e senza barriere?

Firma la petizione, dacci una mano anche tu!