Copyright Romania: cosa succede con la link tax?

Copyright Romania: di cosa parliamo? Cosa c’entra con la link tax il paese dell’Est Europa?

Ormai saprai tutto sulla questione della Link Tax: pro, contro, rischi ed opportunità. Te ne abbiamo parlato per mesi perché in Italia e Unione Europea se ne parla sempre di più. Ebbene, non siamo solo noi e i paesi occidentali “forti” come Spagna e Germania ad esser coinvolti, ma anche paesi che spesso molte persone considerano meno attenti di noi ai diritti che reputiamo fondamentali come libertà d’espressione, libera concorrenza, etc. Errore: stavolta ti parliamo dell’ennesimo campanello d’allarme: Link Tax e Romania, è guerra.

Copyright Romania: uno sguardo d’insieme sulla questione

Il 23 giugno l’associazione ApTI (la romena Asociația pentru Tehnologie și Internet, ovvero “Associazione Tecnologia e Internet”) insieme all’Associazione Nazionale di Biblioteche e Pubbliche Biblioteche della Romania (ANBPR) e al Centro per il Giornalismo Indipendente (CJI), insieme al membro del Parlamento Europeo Victor Negrescu, ha organizzato una giornata di discussione sul tema della Direttiva Europea tanto discussa anche nel resto d’Europa.

Al centro del dibattito si è discusso del famoso Articolo 11 – che introduce proprio la Link Tax e quindi del controverso Ancillary Copyright – e dell’Articolo 13, che si basa sulla proposta di imporre dei filtri ai portali online per caricare materiale.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Link Tax e Romania, è guerra: perché?

Negrescu ha commentato così lo scenario che avrebbe condotto alla nascita della direttiva:

<<Purtroppo, questa direttiva non è partita da esigenze di giornalisti. È partita dalla volontà di alcuni paesi e, implicitamente, delle lobby di questi paesi, di nuocere ai loro grandi concorrenti americani. Questa proposta è stata creata come un attacco deliberato contro Google, YouTube e Yahoo. E dovreste tutti essere consapevoli del fatto che questa è la loro posizione ufficiale. Ho partecipato a riunioni con i rappresentanti della Commissione europea che hanno dichiarato chiaramente che questo è il loro obiettivo ufficiale.>>

Ora capisci perché ti diciamo che la tra Link Tax e Romania è guerra? Una posizione così netta da un rappresentante del Parlamento Europeo non è un episodio da prendere alla leggera.

<<In Germania, ciò che è stato tentato di fare è stato costringere gli aggregatori di notizie a pagare un contributo agli editori e ai giornali per il contenuto utilizzato come frammenti. Ma ad un certo punto si parlava anche dei collegamenti ipertestuali, perché i collegamenti ipertestuali possono contenere alcune parole dell’articolo.
E cos’è successo? I grandi aggregatori, in particolare Google News, si arrestano in Germania, causando una caduta enorme del numero di visualizzazioni di pagine per questi siti. Tuttavia, hanno introdotto nella legge qualcosa che ha finito per interrompere i loro piani: la possibilità per il creatore di contenuti di fornire liberamente l’accesso al loro contenuto. Quello che è successo subito dopo è che i grandi publisher hanno offerto a Google l’accesso gratuito a pubblicare link e frammenti dei loro contenuti. Ma non lo hanno offerto a Yahoo o ai concorrenti tedeschi. Perché sul mercato esistevano concorrenti tedeschi. Che succede ora? Google News esiste e offre collegamenti mentre i loro concorrenti, che dovevano essere aiutati da questa legge, sono fuori attività.>>

Praticamente Negrescu ci ha spiegato non soltanto il vero intento della nascita della Link Tax, ovvero quello di mettere i bastoni tra le ruote ai Big del web; ma ci ha anche detto che in Germania, il primo paese ad approvare la Link Tax, l’effetto è stato addirittura controproducente e ha causato danni a coloro che intendevano rivalersi su Google.

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Ma non finisce qui

Copyright Romania: ci sono tantissime differenze con gli altri paesi europei! L’esperienza tedesca avrebbe dovuto fare da monito e da precedente, invece, gli spagnoli sono cascati nella stessa trappola, con l’aggravante di aver imposto anche un pagamento per la fruizione dei contenuti. Cos’è successo? Google Noticias è stato chiuso, Yahoo ha cessato di operare in territorio spagnolo, e l’unica società rimasta a fornire contenuti editoriali (leggi: notizie) è un’applicazione Android, di origine, guarda caso, tedesca:

<<[l’applicazione] È come Google News, ma in una forma di un’applicazione a pagamento. Si parla di una nuova, interessante, innovativa e dinamica azienda, un’avventura europea di grande successo. Tuttavia, dietro le quinte, è di proprietà di una grande società tedesca, Axel Springer, che, coincidente, è il principale driver di questo tipo di legislazione in Germania, in Spagna e in Europa>>.

Springer, un’enorme azienda tedesca sta letteralmente beneficiando del caos in Spagna che la Germania ha contribuito a creare, mentre le piccole imprese spagnole soffrono. Forse sono solo coincidenze?
Possibile ma improbabile, visti gli scenari che si sono delineati. E per questo possiamo voler credere nel buon senso di Commissione Europea e Parlamento, non possiamo ignorare questo aspetto, ovvero che si tratta di fatto di concorrenza sleale.

Copyright Romania: se c’è di mezzo la link tax è guerra. E non possiamo far altro che augurarci che in Europa sia presto presa una decisione che rispetti davvero i piccoli editori, e non faccia gli interessi di grosse realtà locali interessate soltanto a fare le scarpe a chi è, semplicemente, più bravo di loro.

Per lanciare un messaggio chiaro, noi non possiamo far altro che continuare a raccontarti quello che succede, e invitarti a firmare la petizione.

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Una decisione in Germania potrebbe influenzare il futuro del copyright in Europa

Si parla tanto di quello che è successo in Spagna, dove Google è stato costretto a chiudere la versione iberica di News (Google Noticias), con tanto di annuncio per la serie “scusateci, non è stata colpa nostra”. È passata quasi sotto silenzio dalle nostre parti, invece, la notizia che un tribunale tedesco ha rinviato alla Corte di Giustizia Europea una sentenza emessa sulla base di una legge del 2013 sull’Ancillary Copyright per gli editori.

Ricordiamo che l’ancillary copyright darebbe praticamente agli editori il diritto di chiedere ad aggregatori di news, siti web e social media una percentuale per gli snippet (anticipatori di testo) che vengono utilizzati da tali soggetti per “anticipare” la notizia con la facoltà di mettersi d’accordo prima con un compenso fisso.

Il risultato potrebbe mettere sottosopra l’intero sistema. Detta così potrebbe sembrare un fatto veramente grosso, e forse lo è sul serio. Ricostruiamo l’accaduto che è meglio!

Diritto d’autore: cosa succede in Germania?

VG Media, un collettivo di editori tedeschi, ha chiesto i danni a Google per aver mostrato degli snippet delle notizie su Google News, quelle famose poche parole che stiamo cercando di mantenere libere (a proposito, hai firmato la nostra petizione?). Fin qui nulla di nuovo, perché è già successo in Spagna ed in Belgio, ma il fatto è che in Germania c’è una legge sull’Ancillary Copyright in vigore già da qualche anno, quindi il tribunale ha delle basi solide in base a cui pronunciarsi.

Ecco, proprio del tribunale dobbiamo parlare. Siccome c’è in gioco la cifra che gli aggregatori potrebbero dover pagare agli editori che hanno denunciato, questa sentenza creerebbe un precedente non da poco per ogni aggregatore di notizie, sito web o social media, quindi il giudice non se l’è sentita di prendere questa decisione. E direi che non lo possiamo biasimare.

Però ha passato la palla alla Corte di Giustizia Europea, alla quale la famosa legge del 2013 non era stata notificata, cosa che dovrebbe avvenire quando uno stato membro approva regolamenti che potrebbero creare impedimenti alla libera fruizione di internet e dei servizi digitali in generale. Naturalmente gli editori non l’hanno presa benissimo, malgrado il loro reclamo fosse “parzialmente giustificato” secondo il giudice.

Siccome è venuta fuori la parolina magica “creare impedimenti” vuol dire che c’è speranza, ma dobbiamo sforzarci tutti di capirne di più. Ci sono tantissime zone grigie e regole non definite, ma soprattutto i motori di ricerca e gli aggregatori non hanno alcun interesse nel fare battaglie legali in cui perdono tutti indipendentemente dal risultato.

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