Twitter vuole bloccare le bufale: ma è vero?

C’è un clima feroce negli ultimi mesi ai piani alti dei principali BIG del web: i manager di Google, Facebook e anche Twitter si sono detti più volte preoccupati dell’andamento dell’informazione online ai giorni nostri, e quasi tutti hanno accennato a manovre indirizzate a rendere le rispettive piattaforme più sicure dal punto di vista della misinformation. Secondo le ultime voci di corridoio Twitter vuole bloccare le bufale, sviluppando un tasto che gli utenti potranno utilizzare per segnalare le fake news.

Prima di farci prendere dal panico, ricordiamo come funziona Twitter: abbiamo un limite di 140 caratteri, cerchiamo le informazioni che desideriamo attraverso gli hashtag, possiamo condividere articoli esterni e contenuti nostri (foto o video), e non esiste (quasi) alcuno strumento di censura.

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Perché Twitter vuole bloccare le bufale?

Fonte: Daily mail

È possibile, ad oggi, acquistare centinaia se non migliaia di account finti e utilizzarli per veicolare le informazioni che desideriamo diffondere, senza alcun freno (come invece Facebook sembra aver fatto già anni fa). Secondo moltissimi Twitter è responsabile dell’elezione di Trump, così come della diffusione della fobia anti-europeista che ha portato alla Brexit.

Insomma, se prima i social network erano visti, da tutti noi e da chi li ha creati, come il luogo della libertà d’informazione tout-court, adesso le cose sembrano cambiate. Il padre di Twitter, Evan Williams, qualche mese fa ha detto:

<<Una volta pensavo che il mondo sarebbe stato automaticamente migliore una volta che ognuno fosse stato libero di parlare liberamente e scambiare informazioni ed idee. Mi sbagliavo.>>

Parole durissime che non possono non farci pensare quanto sia difficile e complesso gestire i flussi di informazione senza applicare alcun tipo di censura.
Recentemente il Washington Post ha diffuso il rumor – la voce di corridoio – secondo cui il reparto sviluppo di Twitter stia pensando a introdurre una funzione che renda possibile al social dei cinguettii di frenare le fake news: Twitter vuole bloccare le bufale.

il quotidiano ha contattato due persone rimaste anonime che avrebbero informazioni all’interno dell’azienda, che hanno parlato di un’opzione, un pulsante, inserito in un menù a tendina accanto ad ogni tweet.

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Ma è davvero così?

Fonte: financialexpress.com

In effetti sulla notizia c’è ancora un alone di mistero perché i piani alti hanno addirittura smentito la notizia.

Infatti, un portavoce di Twitter ha smentito la notizia, una volta contattato da Mashable: <<Attualmente non stiamo sperimentando questa nuova opzione e non abbiamo alcuna intenzione di rilasciarla>>.

Nonostante la smentita però il vicepresidente di Twitter Colin Crowell ha spiegato che l’azienda sta lavorando molto duramente per scoprire e sanzionare comportamenti scorretti sulla piattaforma, il che praticamente potrebbe significa che il tasto esiste, arriverà, e che quindi è vero: Twitter vuole bloccare le bufale.

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Le bufale fanno male! Meglio imparare a riconoscerle

Le bufale sono un po’ come le bugie: ci sono quelle che si dicono a fin di bene, quelle che si dicono tanto per, quelle che mandano la gente nei guai. E poi ci sono tante leggende metropolitane che, a dire tutta la verità, sono anche valide per alcune persone, ma non per questo valgono per l’umanità intera.

Certe volte potremmo addirittura farci del male, specialmente quando parliamo di temi delicati, come quelli legati alla salute o all’alimentazione. Non voglio entrare nello specifico per non urtare la sensibilità di qualcuno, ma potrei citare centinaia di esempi in cui, senza un’ombra di evidenza scientifica, si sono adottate delle convinzioni sbagliate che sono andate a modificare abitudini e stili di vita delle persone. La maggior parte delle volte in peggio.

Come sono fatte le bufale?

Le più diffuse sono quelle sull’alimentazione: sono molto semplici da riconoscere perché si basano su una singola evidenza empirica. Qualcuno si è sentito male dopo aver mangiato questo o quel prodotto, quindi il tale prodotto fa male e nessuno deve più mangiarlo. E gli altri 7 miliardi di persone si devono adeguare per un caso sporadico, magari neanche verificato?

Basterebbe pochissimo, per esempio scrivere due parole in un motore di ricerca, per capire quanto è vera quella cosa che ha detto il parente di turno a tavola, oppure se prendendola per vera (o peggio, condividendola), rischiamo di fare un grosso errore. Ma non lo si fa, altrimenti non saremmo qui a parlarne.

Perché si diffondono le bufale?

Lavorando con il web da diversi anni mi sono convinto che il motivo reale è la pigrizia. Le persone non hanno voglia di andare a verificare quanta verità ci fosse in quella convinzione, o quanto meno se avesse delle basi reali. Ci vogliono due minuti, basta digitare l’affermazione seguita dalla parola “bufala” e subito compaiono migliaia di risultati che ci illustrano la risposta per filo e per segno. Senza contare che ci sono svariati siti che per vocazione smascherano le bufale e lottano contro la disinformazione in ogni sua forma.

Vogliamo veramente rischiare di farci del male solo perché non vogliamo perdere 2 minuti a cercare una cosa su Google? Io non credo. E allora informiamoci, condividiamo le notizie vere, cerchiamo di aiutare gli altri a informarsi e a capire meglio come funziona questo gigantesco mare di notizie. Finché possiamo almeno, facciamolo subito, perché in futuro potrebbe non essere più così facile.

Allora, che pensiamo di fare?