Caso Pirate Bay e ora Youtube che fa?

I siti come Youtube, dove sempre più persone caricano file audio e video, potrebbero tra poco subire una brutta batosta. La Corte di Giustizia Europea ha deciso che la famosa piattaforma di file-sharing “The Pirate Bay” è effettivamente colpevole di violazione del copyright. In che modo questa sentenza potrebbe cambiare il tuo diritto all’informazione? Scopriamolo insieme.

La riforma del copyright è uno degli argomenti più discussi in rete e nelle aule del Parlamento Europeo. Anche se le votazioni non sono ancora state affrontate, i primi effetti sul web sono già da tempo sotto i tuoi occhi e continuano a nascere nuovi casi. Uno dei più eclatanti risale a poco fa. La Corte di Giustizia Europea ha infatti deciso che The Pirate Bay, una famosa piattaforma di file-sharing di fatto infrange il copyright.

La sentenza, arrivata dopo 7 anni di conflitti legali, potrebbe cambiare profondamente il modo in cui i contenuti vengono condivisi in rete. Il rischio è che i provider di internet ed i governi dovranno bloccare l’accesso a determinate piattaforme. Scopriamo nello specifico cosa ha portato a questo.

Siti come The Pirate Bay e Youtube violano il copyright?

La Corte di Giustizia Europea ha deciso, dopo ben 7 anni di processo, che The Pirate Bay con la sua attività di fatto viola il diritto d’autore. La sentenza ad una prima lettura potrebbe sembrarti come l’ennesimo sito finito nel mirino delle autorità. In realtà questo crea un precedente per quel che riguarda le responsabilità degli intermediariQuesto potrebbe portare in un futuro non troppo lontano i fornitori di servizi internet ed i governi a bloccare l’accesso a determinati siti.

Il sito è stato giudicato colpevole benché all’atto pratico non contenesse al suo interno contenuti illegali. The Pirate Bay, infatti, non ospita i file veri e propri ma dei tracker. Si tratta di file che mettono in comunicazione i computer degli utenti in possesso di un contenuto con quelli di chi desidera accedervi e scaricarlo.

Pur riconoscendo che il materiale illegale non è caricato in rete dai gestori del sito, la Corte di Giustizia vede in essi un ruolo chiave affinchè quei contenuti siano raggiungibili. La struttura del sito infatti ospita un motore di ricerca suddiviso in sezioni che quindi inciterebbe gli utenti a prendere e caricare materiale che potrebbe essere coperto da copyright.

Avremo ancora Youtube senza censura?

Anche se il caso nello specifico tratta di The Pirate Bay, il modo in cui la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata non avrà effetti circoscritti. La sentenza avrà sicuramente un impatto enorme anche su altre realtà come Youtube e Google. Il motivo è molto semplice, piattaforme di questo genere si sentiranno meno tutelata e quasi sicuramente correranno ai ripari. Per non essere giudicate direttamente responsabili di quello che accade sui loro server quasi sicuramente cambieranno le loro politiche e strutture andando a danneggiare anche te che non centri nulla.

Youtube e Google, per citarne due, fanno dell’organizzazione dei file e la loro ricerca il centro delle proprie attività. Questo purtroppo espone queste piattaforme all’essere confrontate con The Pirate Bay da parte di chi non cerca altro che un’occasione a cui appigliarsi per cercare di portare l’acqua al proprio mulino.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Cosa potrebbe cambiare per te?

Questa sentenza, anche se si tratta di un caso limite, crea un precedente che sarà sicuramente oggetto di discussione durante le votazioni sulla riforma del copyright. All’interno della proposta infatti compare l’articolo 13, uno dei più discussi del documento assieme a quello sull’ancillary copyright. L’art. 13 in sostanza afferma che se un intermediario, come per esempio Youtube, ha un ruolo attivo nella divulgazione di un contenuto, allora ne è direttamente responsabile. Fornire la possibilità di ricercare e filtrare i risultati per trovare ciò che si cercava è visto di fatto come avere un ruolo attivo.

Il rischio per te è che tu veda praticamente svanire la varietà di fonti da cui fruire dei contenuti online rendendoti anche più vulnerabile alle bufale online quando si parla di notizie. Piattaforme di video sharing, aggregatori di notizie ed hosting, infatti, potrebbero dover ricorrere ai ripari per tutelarsi, facendo ricadere gran parte del disagio su di te. Ecco qualche esempio:

  • Aggregatori di notizie e siti come Youtube accolgono ogni giorno una quantità di file ed informazioni enorme che, non può essere esaminata dall’uomo. Sarà quindi necessario affidarsi ad algoritmi ed intelligenze artificiali per decidere quali siano i contenuti leciti e quali no. Una soluzione simile però non è accurata al 100% e il rischio è che vengano censurati anche contenuti più che legali;
  • Se gli articoli contenuti nella riforma del copyright dovessero entrare in vigore perderesti parte del tuo diritto all’informazione poichè diminuirebbe drasicamente il numero di fonti da cui puoi informarti;
  • Oltre al perdere la possibilità di usufruire dei contenuti online potresti perdere il diritto a condividere con gli altri;

Come difendere il diritto all’informazione?

Il tuo diritto all’informazione non è un optional. Devi difenderlo da chi ti vede come un semplice cliente che naviga su internet con il solo scopo di generare profitto. Internet è un po’ come la tua seconda casa, un posto dove puoi informarti e condividere con il prossimo le tue idee, opinioni o quello che sai. Nessuno ha il diritto di censurare queste cose se non hai fatto nulla di male.

Tutelarti da tranelli come l’ancillary copyright e l’articolo 13 della riforma del copyright è semplice. Puoi farlo aderendo alla nostra petizione se non l’hai già fatto. Fai sentire la tua voce.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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