Riforma del diritto d’autore: capiamoci qualcosa (seconda parte)

La società cambia ed il diritto d’autore deve adattarsi a questi mutamenti senza, però, perdere la bussola. Quello che accade in Commissione Europea tutto sembra tranne seguire le evoluzioni ed il progresso di quello che dovrebbe essere un diritto ed un dovere di ogni legislatore. Continuiamo a cercare di capire quali sono le tappe fondamentali di questo “viaggio” che ha portato la Commissione Europea al punto dove si trova in questo momento.

Abbiamo ripercorso insieme le tappe, partendo dalla semplice definizione di Ancillary Copyright passando per i concetti fondamentali che popolano il mondo del diritto d’autore europeo. Cerchiamo di capire ora qual è la situazione attuale!

La direttiva Barnier ovvero la 2001/29/CE

L’ultima discussione e proposta sul diritto d’autore risale, poi, al 2001: era la 2001/29/CE e recitava più o meno così

La direttiva armonizza i diritti fondamentali concessi agli autori e ai detentori di diritti connessi (il diritto di riproduzione, il diritto alla comunicazione al pubblico e il diritto di distribuzione) e, in misura minore, le eccezioni e limitazioni di tali diritti. Armonizza inoltre la protezione delle misure tecnologiche e delle informazioni, sanzioni e mezzi di ricorso relativi al regime dei diritti.

Diritto di riproduzione

I paesi dell’UE devono riconoscere ai soggetti sotto elencati il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte:

  • agli autori, per quanto riguarda gli originali e le copie delle loro opere;
  • agli artisti interpreti o esecutori, per quanto riguarda le fissazioni* delle loro prestazioni artistiche;
  • ai produttori di fonogrammi, per quanto riguarda le loro riproduzioni fonografiche;
  • ai produttori delle prime fissazioni di una pellicola, per quanto riguarda l’originale e le copie delle loro pellicole;
  • agli organismi di diffusione radiotelevisiva, per quanto riguarda le fissazioni delle loro trasmissioni, siano esse effettuate su filo o via etere (senza filo), comprese le trasmissioni via cavo o via satellite.

Diritto di comunicazione al pubblico

I paesi dell’UE devono riconoscere agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico delle loro opere, compresa la messa a disposizione del pubblico delle loro opere in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente.

I paesi dell’UE devono inoltre disporre di norme sul diritto esclusivo di mettere a disposizione le proprie opere da parte di:

  • artisti interpreti o esecutori, per quanto riguarda le fissazioni delle loro prestazioni artistiche;
  • produttori di fonogrammi, per quanto riguarda le loro riproduzioni fonografiche;
  • produttori delle prime fissazioni di una pellicola, per quanto riguarda l’originale e le copie delle loro pellicole;
  • organismi di diffusione radiotelevisiva, per quanto riguarda le fissazioni delle loro trasmissioni, indipendentemente dal metodo di trasmissione.

Diritto di distribuzione

  • La direttiva stabilisce un’unica norma valida in tutta l’UE che riconosce agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi distribuzione al pubblico delle loro opere o di loro copie.
  • Tale diritto di distribuzione si esaurisce all’interno dell’Unione laddove la prima vendita o il primo altro trasferimento di proprietà nell’UE di un’opera sia effettuata dal titolare del diritto o con il suo consenso.

Eccezioni e limitazioni

La direttiva stabilisce un elenco esaustivo di eccezioni e limitazioni ai diritti, al fine di semplificare l’utilizzo di contenuti protetti in circostanze specifiche.

Vi è un’eccezione obbligatoria al diritto di riproduzione per determinati atti di riproduzione temporanea che sono parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico (copie temporanee) e il cui scopo è consentire un utilizzo legittimo o la trasmissione in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario di un’opera o di altri materiali.

  • Tutte le altre eccezioni e limitazioni relative ai diritti di riproduzione e comunicazione sono facoltative (i paesi dell’UE possono decidere di applicarle oppure no) e riguardano in particolare il pubblico dominio. Per tre di tali eccezioni (reprografia*, uso privato e trasmissioni realizzate da istituzioni sociali) i titolari dei diritti devono ricevere un’equa compensazione.
  • Le eccezioni e limitazioni al diritto di distribuzione sono accordate in base alle eccezioni relative alla riproduzione o alla comunicazione al pubblico.

Protezione giuridica

  • I paesi dell’UE devono prevedere protezione giuridica contro l’elusione di efficaci misure tecnologiche riguardanti le opere o altri materiali.
  • Tale protezione giuridica riguarda inoltre gli «atti preparatori» quali la fabbricazione, l’importazione, la distribuzione, la vendita o la fornitura di servizi per opere a utilizzo limitato.

Tutela delle informazioni sul regime dei diritti

I paesi dell’UE devono prevedere protezione giuridica contro chiunque compia consapevolmente senza averne diritto i seguenti atti:

  • rimuovere o alterare qualsiasi informazione elettronica sul regime dei diritti;
  • distribuire, diffondere per radio o televisione, comunicare o mettere a disposizione del pubblico opere o altri materiali protetti dai quali siano state rimosse le informazioni elettroniche sul regime dei diritti.

Fonte: Eur.lex

Questa proposta diviene direttiva nel maggio del 2001 e subisce numerose modifiche dal 2004 al 2012. Le successive modificazione del testo integrale, ovviamente, mirano a migliorare ed adeguare una direttiva complicata e “pesante” ad un mercato ed una società in evoluzione più che quintuplicata rispetto ai giorni della proposta fino ad esplodere nella proposta dei parlamentari tedeschi di questi ultimi due anni che, di fatto, hanno condotto l’Europa sull’orlo dell’approvazione di una legge che mira più a danneggiare il mercato che a favorire la libera espressione dei cittadini. La direttiva Barnier, a questo punto della situazione, quasi ci sembra migliore (ovviamente pecchiamo di ironia!).

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Digital Single Market e dintorni

La proposta successiva di direttiva viene denominata “Proposal for a directive on copyright in the Digital Single Market” ed è qui che scoppia il putiferio! Secondo il sito glistatigenerali.com, in un articolo dal sapore di sana informazione, la sintesi della proposta europea per il diritto d’autore suona più o meno così:

L’ancillary copyright per gli editori (copyright ausiliario) è una legge del 2013 voluta dalla maggioranza al Parlamento tedesco e che estende i diritti delle case editrici anche a quelle poche righe riassuntive presentate dai motori di ricerca nella pagina dei risultati (abstracts).

In pratica, la legge obbliga Google, Yahoo! e co. a pagare o ad accordarsi con i quotidiani per poter utilizzare le anteprime degli articoli che rimandano agli originali.

Alcuni editori definiscono il provvedimento “un diritto essenziale nell’era digitale”, mentre altri più scettici ritengono invece l’ancillary copyright controproducente per il proprio business. Secondo questi ultimi, il provvedimento inciderebbe pesantemente sul traffico proveniente proprio dai motori di ricerca, penalizzando in primis quei portali che basano la loro offerta sui contenuti di qualità.

Per alcuni siti, specialmente per i blog e i quotidiani più piccoli, Google e co. sono infatti il canale principale con il quale vengono raggiunti i lettori, poiché permettono di competere con i brand dei giornali storici e con la loro fanbase sui social network. In poche parole, i motori di ricerca consentirebbero di bypassare i canali di informazione principali monopolizzati dai big, garantendo quindi il pluralismo delle notizie.

Insomma, la link tax andrebbe a danneggiare sostanzialmente i piccoli editori, siti amatoriali, siti ed aggregatori di news, blog, testate giornalistiche, giornalisti freelance e non. E questa è solo una parte della lista: si sta combattendo una guerra di poche parole che mira ad assottigliare sempre di più il già labile confine tra controllo e censura, libertà di espressione e controllo preventivo.

Tutto questo si ripercuote sull’elemento più “debole” della catena: il cittadino. Se non può più condividere quello che vuole, se i siti che è abituato ad utilizzare per una sana e corretta dieta mediatica chiudono a causa della pressione a cui sono sottoposti, di cosa parliamo? Ce lo stiamo chiedendo da qualche tempo!

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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