Perché l’articolo 13 non piace ai consumatori?

Perché l’articolo 13 non piace ai consumatori è la domanda di partenza riguardo la riforma sul copyright ma, prima di capire il perché, è da fare qualche premessa sul chi e sul cosa.

Riprendendo la metafora della biblioteca, suggerita dalla fonte di riferimento, rivediamo il tema dell’ancillary copyright e di come la proposta del 24 aprile non soddisfa i bisogni e, soprattutto, le esigenze dei consumatori.

Perché l’articolo 13 non piace a editori, start up e innovatori? La metafora della biblioteca

Su La stampa lo scenario immaginato per il web è quello della biblioteca e del servizio prestiti. L’articolo 13 sulla riforma del copyright, di fatto, limita editori, start up e innovatori a svolgere liberamente le loro funzioni di intermediazione informativa.

Quando si entra in biblioteca o si apre un sito sul web, infatti, fruiamo o di un prodotto culturale o di contenuti utili che sono stati selezionati e filtrati in precedenza. In pratica, consumiamo qualcosa che ci serve perché ci informa e coltiva la nostra cultura personale ma se questo qualcosa diventa a pagamento, quale sarà il risultato finale? Restiamo sulla metafora della biblioteca.

Prova ad immaginare di voler prendere in prestito un libro. Ti interessa ma, prima di acquistarlo vorresti leggerlo. Se ti soddisfa pienamente, è facile che emerga anche il desiderio di tenerlo in casa, a portata di mano per rileggerlo o consultarlo. Se non ti piace, puoi sempre restituirlo e non hai perso nulla perché il servizio prestiti della biblioteca è gratis.

Se il bibliotecario non ottiene l’autorizzazione degli editori per mettere a disposizione delle copie in prestito si ha un effetto domino:

  • niente autorizzazione, niente copia,
  • niente copia, nessuna disponibilità al servizio prestito,
  • senza copia e senza prestito, nessuna possibilità di leggere il libro interessato e obbligo all’acquisto (a scatola chiusa).

La stessa cosa vale anche per il web.

Navigando online trovi informazioni su un prodotto che vorresti acquistare o del quale hai bisogno ma che vuoi conoscere meglio, prima di andare in negozio o fare l’ordine online. Se il contenuto trovato è chiaro ed esaustivo allora è facile che ti convinca a comprare il prodotto e di usarlo. Se non trovi nulla a riguardo, non solo non comprerai il prodotto che ti interessa ma, non saprai nemmeno che esiste perché chi doveva mettere a disposizione il materiale informativo inerente non ha avuto l’autorizzazione a condividerlo per questioni di:

  1. protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale (Art. 11)
  2. utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi delle società d’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricato dagli utenti (Art. 13)

Il secondo punto, per come è stata impostata la riforma del copyright, obbligherebbe i grandi aggregatori di notizie a tutelare il diritto d’autore di tutti i contenuti pubblicati online e, di conseguenza, a ridimensionare l’offerta raccolta, selezionata e divulgata a favore dell’utente.

Articolo 13: perché non piace ai consumatori? Le conseguenze finali

Perché l’articolo 13 non piace ai consumatori, dunque? Perché questo vorrebbe dire usufruire gratuitamente di un servizio carente o di un’informazione lacunosa, sia che si tratti di una biblioteca sia che si tratti di un contenuto per sapere pregi e difetti di un prodotto, .

Semplificando, entreresti in una stanza piena di scaffali vuoti mentre quello che ti serve sarebbe chiuso a chiave in una stanza alla quale si può accedere a pagamento e senza nessuno messo nelle condizioni di poter aprire la porta e fornire le indicazioni necessarie per farti trovare ciò che cerchi.

Ti piacerebbe trovarti in questa situazione?

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