Link Tax e Copyright: per i piccoli editori tira una brutta aria

È sempre più vicina la regolamentazione, in sede europea, della cosiddetta link tax che ha fatto discutere, e continua a farlo, l’intero mondo dell’editoria europeo: se da un lato i grossi gruppi editoriali sembrano spingere affinché i motori di ricerca, in particolar modo, siano sottoposti a regolamentazione serrata, i piccoli editori – giovani webzine, blog, piccole testate registrate – potrebbero subire brusche penalizzazioni. Vediamo perché.

Unione Europea: arriva il diritto d’autore esteso al digitale

Dopo l’attuazione di una regolamentazione del copyright in Germania nel 2013, ed una manovra ancora più serrata in Spagna l’anno successivo, da qualche mese è l’Unione Europea a sembrare sempre più intenzionata a definire regole condivise per tutti gli Stati membri al fine di regolamentare, uniformare e produrre una Direttiva che porti i governi locali ad aggiornarsi in materia di copyright.

L’ultima Direttiva in materia risale al 2001 e si proponeva di fornire le linee guida per l’attuazione di un diritto d’autore conforme a tutti gli Stati, ma dal testo del 2001 era ancora esclusa la materia dei contenuti digitali, o meglio, l’intero panorama del digitale non era sufficientemente maturo com’è invece oggi, motivo per cui non era regolamentato con le stesse regole del patrimonio culturale analogico. Circa quindici anni dopo arriva la proposta, che però porta con sé dei rischi non da poco.

La proposta del 2016, discussa in più sedute, vede l’estensione del divieto di riproduzione ai contenuti digitali.

Fonte: Creating a Digital Single Market Bringing down barriers to unlock online opportunities European Commission

Se guardiamo l’immagine, è immediatamente chiaro il tentativo di frenare la fruizione incontrollata dei contenuti attraverso piattaforme digitali, attuando strategie di remunerazione obbligata per garantire agli editori la protezione del proprio contenuto creativo.

La proposta di Direttiva del Parlamento e del Consiglio Europeo del 14 Settembre 2016 punta proprio a ridefinire il delicato equilibrio tra diritto d’autore e la necessità di far fronte a un contesto completamente stravolto rispetto allo scenario che conoscevamo nel 2001.

Fonte: Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sul diritto d’autore nel mercato unico digitale
Fonte: Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sul diritto d’autore nel mercato unico digitale

Gli articoli 11 e 12 indicano l’estensione del Diritto di riproduzione e di comunicazione di opere al pubblico all’utilizzo digitale delle pubblicazioni di carattere giornalistico: in sostanza, se nel 2001 i contenuti digitali erano esclusi dai Diritti sulle pubblicazioni, con la nuova proposta di legge si estendono le regole anche a tutto quello che sarà pubblicato online, limitando la riproduzione di contenuti sul web e quindi creando un enorme ostacolo a testate, blog e siti di divulgazione che vivono proprio grazie a questi contenuti.

Fonte: DIRETTIVA 2001/29/CE

Cosa significa davvero introdurre la Link Tax

Direttiva 2001

Proposta 2016

Gli Stati dell’Unione Europea tutelavano le opere protette da copyright,
artisti ed esecutori attraverso la regolamentazione della Riproduzione.

Diffondere materiale citato negli articoli della direttiva richiedeva un pagamento del diritto d’autore.

La Proposta vuole estendere i diritti della direttiva 2001 anche alle produzione digitali: oggi citare e riprodurre in parte contenuti di terzi è consentito, purché la fonte sia citata.

Domani potrebbe essere regolamentata e sottoposta a pagamento del diritto d’autore.

 

La questione porta con sé un aspetto che non dobbiamo sottovalutare: il rischio di attuare la proposta così com’è è quello di infliggere una penalizzazione in particolar modo ai piccoli editori, invece di tutelarne i diritti. Perché?
Sulla questione è intervenuto il vicepresidente di ANSO – Associazione Nazionale Stampa Online – Matteo Rainisio.

Quali sono i rischi per i piccoli editori?

<<Ad avvantaggiarsi (della Google Tax, NdR) sarebbero unicamente i grandi gruppi editoriali che potrebbero da un lato proteggere il proprio contenuto e dall’altro far valere la loro forza per ottenere il pagamento del dovuto. […]  “bloccare” questa onda è oramai impossibile a meno che non si voglia dare a pochi il controllo dell’informazione online, uccidendo di fatto non solo piccole testate storiche che sono già alle prese con la trasformazione verso il digitale, ma anche e soprattutto tutte le aziende […] native digitali che in questi anni hanno contribuito a creare nuovi posti di lavoro e a sopperire ad una sempre maggiore distanza tra i grandi media e i territori più periferici e distanti dai grandi agglomerati urbani.>>

In qualità di rappresentante dell’AMSO la posizione di Matteo Rainisio è molto chiara e anche molto preoccupata: imporre una tassa sulla diffusione e la riproduzione di materiale protetto da copyright significa letteralmente abbattere un’intera galassia di piccoli editori che oggi garantiscono la pluralità di voci caratteristica dell’editoria digitale.

 

Rainisio prosegue e spiega perché la Proposta, così com’è, è pericolosa e dannosa per la pluralità d’informazione:

<<dove una legge simile è in vigore – vedi Germania e Spagna – i risultati hanno portato al fallimento di centinaia di start up editoriali. Addirittura, per com’è scritta oggi, la norma potrebbe imporre una vera e propria tassa sul link, anche a quelli condivisi su twitter. L’adozione di questo sistema obbligherebbe quindi i piccoli editori di tutta Europa a dover rinunciare al traffico proveniente da servizi come Google news o Facebook, aprendo così la strada ad una tassazione sui link presenti nei motori di ricerca. Ovviamente le aziende, come fatto in Spagna dove si è giunti alla chiusura del servizio di Google news, piuttosto che pagare vieteranno la condivisione di articoli danneggiando così i piccoli editori che perderanno un’autentica linfa vitale, mentre i grandi potranno da un lato guadagnare per i link, godere di una minore concorrenza e quindi di un aumento del traffico a discapito dei piccoli editori che invece, in molti casi, saranno costretti a spegnere i server>>.

La necessità di una regolamentazione sta portando i governi locali e adesso anche il governo comunitario ad ascoltare soltanto una parte di editori, quell’editoria strutturata che si sente saccheggiata e privata del proprio diritto d’autore.
Per tutti gli altri piccoli publisher che non sono tutelati ma fortemente penalizzati dalla Proposta, è importante capire gli effetti prima che sia troppo tardi: non è una supposizione basata su ipotesi, basta guardare a cosa è già successo in Germania e in Spagna.

Sai cos’è l’ancillary Copyright?

 

L’Ancillary Copyright nasce nel 2012 in sede del Parlamento tedesco – la Germania è il primo paese dell’UE ad aver applicato la legislazione – e vuole estendere il diritto d’autore agli editori: per far questo, si è provato a imporre il pagamento di un compenso per ogni riproduzione parziale di una fonte.

Il risultato in Germania e Spagna è stato far sì che Google, in qualità di principale motore di ricerca, decidesse di bloccare la pubblicazione dei risultati in rete di ricerca per non corrispondere il compenso dovuto a centinaia di migliaia di testate citate, penalizzando altrettante migliaia di piccoli editori che vivono grazie alle visite che ricevono dai risultati dei motori di ricerca.

La battaglia voluta dai grandi editori e firmata dall’Unione Europea sta uccidendo i piccoli editori.

È possibile fare in modo che la Proposta sia modificata, soprattutto firmando la nostra petizione: è importante che i piccoli editori facciano sentire la propria voce, prima che la Proposta passi e che ci sia una vera ecatombe di contenuti digitali.