Libertà di Panorama: cosa c'entra Wikipedia?

Hai mai sentito l’espressione Libertà di Panorama?

Facciamo un passo indietro: quando si parla di Diritto d’Autore, precisamente, a cosa pensi? Pochissime persone sanno che il diritto d’autore a livello mondiale – in modalità diverse, come sempre – riguarda anche un’attività che svolgiamo tutti, tutti i giorni, ogni volta che siamo da soli, in coppia, con famiglia o amici, in viaggio all’estero o la domenica pomeriggio nella nostra città: fotografare spazi pubblici. Ecco cosa significa Libertà di Panorama.

Pensate stia esagerando? Ebbene no: esiste una dicitura nella Direttiva del 2001, che avevamo già conosciuto qui, che dice, all’art. 5, che la legge sul copyright degli stati membri può restringere i diritti di copyright per sculture ed edifici esposti al pubblico:

<<Gli stati membri possono tener conto di eccezioni o limitazioni ai diritti concessi negli articoli 2 e 3 nei seguenti casi: (…) uso di opere, come opere dell’architettura o della scultura, fatte per essere installate permanentemente in luoghi pubblici;>>

In sostanza, mentre nei precedenti articoli 2 e 3 tutti gli Stati membri erano invitati a uniformarsi e a tutelare ugualmente il diritto d’autore, nell’articolo 5 si spiega che è possibile tener conto di eccezioni a proposito di utilizzo di opere permanenti in luoghi pubblici: vale a dire i monumenti, i palazzi storici e quelli moderni.

Insomma, quello che decora il nostro spazio urbano dal 2001 non è strettamente protetto come le altre opere, per cui scattare una fotografia ad un Duomo, una Galleria d’Arte, una Statua o un Palazzo di qualsiasi periodo storico non è punito in tutti i paesi.

Adesso indovinate in quale paese dell’Unione Europea invece questo tipo di attività è vietata?

Wikipedia

L’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea, insieme a Francia, Grecia e Svezia, per i quali non esiste alcuna forma di Libertà di Panorama: praticamente una serie di leggi e regolamentazioni che consentono al singolo stato membro di aderire alla flessibilità concessa dalla Direttiva del 2001 e consentire libertà totale (tutte le opere, in verde scuro), solo per edifici (verde chiaro), per uso non commerciale (giallo).

Nessuno tocchi Wikipedia!

Per anni si è cercata una soluzione, la più famosa è stata l’interrogazione parlamentare scaturita dall’inchiesta di Luca Spinelli, e la conseguente polemica su Wikipedia e il progetto Commons: Commons è un database di immagini liberamente consultabili, ma in Italia la sua esistenza pareva essere fuori legge, perché la presenza di fotografie di opere ideate da autori che non sono morti da più di 70 anni è contro il diritto d’autore.

La serie di polemiche che sono seguite hanno portato ancora più alla luce la incredibile confusione che si è venuta a creare nel nostro paese tra tutela dei beni culturali, tutela del diritto d’autore e quindi libertà di panorama. Un vero caos, a cui neanche la più recente modifica del 2014 ha posto fine.

Perché dovremmo preoccuparcene proprio oggi?

Luca Spinelli, Facebook

Nel 2015 al Parlamento Europeo Julia Reda ha finalmente portato in esame l’estensione della libertà di panorama a tutta l’Europa, ma il parlamentare francese Jean-Marie Cavada ha chiesto che per foto e video di opere protette diventi obbligatoria per legge un’autorizzazione del titolare all’uso commerciale.

Stai pensando che è un pensiero anacronistico, vero? È esattamente quello che ha pensato Julia Reda:

Se questo emendamento passasse, non potremmo fare alcun uso commerciale – neanche pubblicarle sui social network, ai quali stiamo cedendo i diritti dei nostri contenuti! – di immagini di edifici senza prima accertarci che non siano edifici che è possibile fotografare: immagina cosa significa preoccuparti di poter scattarsi un selfie!

Siamo arrivati al punto della questione: ci avrai già pensato leggendo l’articolo, ma la diffusione delle fotografie e in generale delle immagini di luoghi pubblici, in città e in natura, è un’attività che negli anni è radicalmente cambiata. È vero che le prime leggi a tutela dei Beni Culturali sono frutto dell’ingegno dei Padri Costituenti e dobbiamo andar fieri del loro essere visionari e lungimiranti in tanti aspetti della nostra società, però è innegabile che oggi la fruizione dei beni culturali in senso ampio abbia un significato che prima non aveva, così come il diritto d’autore.

Quindi la stretta realizzata attorno al progetto di Wikipedia, allo stesso modo della stretta che sta avvenendo in Commissione sull’Ancillary copyright, impone regole che rischiano di fare seri danni.

E se il futuro dell’editoria ti interessa poco, la questione della libertà di panorama invece deve sicuramente stare a cuore a tutti noi.

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