Le bufale fanno male! Meglio imparare a riconoscerle

Le bufale sono un po’ come le bugie: ci sono quelle che si dicono a fin di bene, quelle che si dicono tanto per, quelle che mandano la gente nei guai. E poi ci sono tante leggende metropolitane che, a dire tutta la verità, sono anche valide per alcune persone, ma non per questo valgono per l’umanità intera.

Certe volte potremmo addirittura farci del male, specialmente quando parliamo di temi delicati, come quelli legati alla salute o all’alimentazione. Non voglio entrare nello specifico per non urtare la sensibilità di qualcuno, ma potrei citare centinaia di esempi in cui, senza un’ombra di evidenza scientifica, si sono adottate delle convinzioni sbagliate che sono andate a modificare abitudini e stili di vita delle persone. La maggior parte delle volte in peggio.

Come sono fatte le bufale?

Le più diffuse sono quelle sull’alimentazione: sono molto semplici da riconoscere perché si basano su una singola evidenza empirica. Qualcuno si è sentito male dopo aver mangiato questo o quel prodotto, quindi il tale prodotto fa male e nessuno deve più mangiarlo. E gli altri 7 miliardi di persone si devono adeguare per un caso sporadico, magari neanche verificato?

Basterebbe pochissimo, per esempio scrivere due parole in un motore di ricerca, per capire quanto è vera quella cosa che ha detto il parente di turno a tavola, oppure se prendendola per vera (o peggio, condividendola), rischiamo di fare un grosso errore. Ma non lo si fa, altrimenti non saremmo qui a parlarne.

Perché si diffondono le bufale?

Lavorando con il web da diversi anni mi sono convinto che il motivo reale è la pigrizia. Le persone non hanno voglia di andare a verificare quanta verità ci fosse in quella convinzione, o quanto meno se avesse delle basi reali. Ci vogliono due minuti, basta digitare l’affermazione seguita dalla parola “bufala” e subito compaiono migliaia di risultati che ci illustrano la risposta per filo e per segno. Senza contare che ci sono svariati siti che per vocazione smascherano le bufale e lottano contro la disinformazione in ogni sua forma.

Vogliamo veramente rischiare di farci del male solo perché non vogliamo perdere 2 minuti a cercare una cosa su Google? Io non credo. E allora informiamoci, condividiamo le notizie vere, cerchiamo di aiutare gli altri a informarsi e a capire meglio come funziona questo gigantesco mare di notizie. Finché possiamo almeno, facciamolo subito, perché in futuro potrebbe non essere più così facile.

Allora, che pensiamo di fare?