Google va incontro agli editori: decidete voi per le notizie a pagamento!

Si parla di fermare il first click free, ovvero la pratica che consentiva agli utenti di leggere almeno 3 notizie senza pagare nulla all’editore dell’articolo prima di arrivare a quelle a pagamento. Google e gli editori studiano una nuova formula chiamata flexible sampling. Scopriamo insieme la nuova proposta ed i suoi vantaggi per gli utenti-consumatori.

In un mondo in continuo cambiamento, tutti si sono accorti del digitale e dell’informazione online. Meglio tardi che mai avrai appena pensato. Nulla di più sbagliato se quello che si ottiene sono proposte di legge in Commissione Europea come quella dell’ancillary copyright e delle sue conseguenze sulla limitazione della libertà di condivisione dei cittadini-internauti. Insomma, le nuove regole proposte per il diritto d’autore sembrano indirizzarsi sempre di più verso una vera e propria tassa sui link che condividiamo sui social e, nelle posizioni più estreme, anche sulle notizie di cui usufruiamo ogni giorno.

Quando siamo al bar a prendere un caffè o in autobus, capita spesso di fermarsi a leggere una notizia. Per lo più utilizziamo i famosi aggregatori di notizie come Google News o altri siti simili. Qualcuno è anche a pagamento (come ad esempio il Corriere della Sera). Come vede tutto questo l’utente medio? Perché dovrei pagare per qualcosa che, altrove, trovo completamente gratis?

Qui si scontrano i cuori ed i cervelli (per non dire gli interessi) di tutta una serie di soggetti che, proprio in sede europea, chiedono a gran voce una riforma.

Leggi l’approfondimento per saperne di più.

Google, che cerca da sempre una soluzione che vada bene per tutti, fa un passo verso gli editori che fino a ieri lavoravano al fianco di Germania e Spagna per applicare la direttiva dell’Ancillary Copyright.

Repubblica.it titola “Google, editori decideranno quante notizie gratis mettere”, scopriamo cosa sta succedendo: Big G decide di mettere fine alla politica del First Click Free e di dare inizio all’epoca del Flexible Sampling. La differenza è che, nel primo caso, si poteva leggere fino a 3 notizie in modo totalmente gratuito prima di arrivare a quella a pagamento mentre nel secondo caso la policy prevede che gli editori scelgano in totale autonomia la loro politica di contenuto.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Il paywall (la lettura a pagamento della notizie) diventa, quindi, un nuovo modo di fare informazione di qualità oppure un cancello dietro il quale sbirciare le notizie più appetibili ed accontentarsi di quelle free? Una scelta che sta nel triangolo tra editori, giornalisti ed utenti. Google ha deciso di dare una mano al buon giornalismo e agli editori proattivi, mettiamola così. Mica male!

Nel dare il via a quello che definisce un “processo a lungo termine”, Google, nel nome della condivisione, presterà la sua assistenza agli editori per capire come semplificare il processo di acquisto dei contenuti da parte dell’utente e, nel lungo periodo, intende “aiutare gli editori a raggiungere nuovi lettori, far crescere gli abbonamenti e i ricavi sviluppando una suite di prodotti e servizi”.

Infatti, “sebbene le ricerche mostrino che le persone stanno cominciando ad abituarsi a pagare per le notizie – sottolinea Mountain View -, talvolta la macchinosità del processo per attivare un abbonamento può rappresentare un disincentivo e ovviamente questa non è una buona notizia per gli editori di news che vedono negli abbonamenti una fonte di fatturato di crescente importanza. Il nostro obiettivo è far si che gli abbonamenti funzionino in modo semplice ovunque e per tutti”.

Conclude così Repubblica.it che riporta le parole di Montain View sulla questione.

Unione Nazionale Consumatori commenta l’iniziativa

Massimiliano Dona – presidente di Unione Nazionale Consumatori – commenta la news con poche ma efficaci battute:

<<Buona notizia per garantire una informazione di qualità, ma il successo dell’iniziativa sarà condizionato dalle “dinamiche tecnologiche” che consentiranno il pagamento: sarà essenziale la facilità di accesso. A questa i consumatori non vogliono rinunciare seppur disposti a pagare per avere a disposizione informazioni attendibili e di qualità!>>

E tu cosa ne pensi? Quanto inciderà questa nuova azione sulla tua libertà di condivisione?

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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