Fake news: se ne parla da 125 anni fa, sarà vero?

Sarà vero che le fake news non sono una novità da almeno 125 anni? Insomma, a quel tempo non c’erano i computer, non c’erano i social, non c’era nulla che potesse far veicolare le informazioni alla velocità a cui siamo abituati noi oggi.

A parte i giornali e la creatività con cui venivano confezionati. Quotidiani che coprivano un’ampia fetta di popolazione alfabetizzata, interessata a informarsi per non rimanere a secco di argomenti di conversazione e sufficientemente ignorante per credere a tutto ciò che leggeva, tra un cappuccino o un caffè.

La risposta sorge spontanea e scontata. Le fake news esistono da almeno 125 anni ma chi ne parlò per primo spiegando come funzionano? Scopriamolo.

Fake news: origini e psicologia spiegate da Matilde Serao

Per avere un’idea delle origini delle fake news basta andare a rileggere gli scritti di Matilde Serao.

Chi è Matilde Serao? Secondo quanto dicono su agi.it, Matilde Serao scrisse per quotidiani come Il corriere di Roma, Il corriere di Napoli ed è stata co-direttrice e direttrice, rispettivamente, de Il mattino e Il giorno. Non male per una donna non bellissima, figlia dell’alta borghesia, con un’educazione di base, lettrice seriale e un passato da telegrafista alle Poste, vero?

Una donna, Matilde Serao, che seppe spiegare molto bene cosa sono le fake news, in due articoli datati 11 e 12 agosto 1891. Procedendo per punti, secondo lei le false notizie erano (e sono):

  • un’illusione presentata per verità, costruita per far attirare e agitare lettori che ignorano i fatti.
  • di diversi tipi. Vanno dalla diceria detta in malafede all’informazione parziale, riportata senza verificare attentamente le fonti.
  • credibili e verosimili, anche se smentite più e più volte.
  • seriali. Nel senso che anche se si sa che si tratta di una falsa notizia, questa viene ripetuta più e più volte nel corso del tempo puntando sul fatto che la gente dimentica.

Chiediamo scusa, le fake news esistono da 126 anni, non da 125. Aspetta un momento, se Matilde scriveva che:

“la falsa notizia è il trionfo del giornalismo di venti anni”

allora le fake news sono rimaste intatte ed efficaci da ben 146 anni. Perché? Perché sono un sottilissimo gioco psicologico tra chi conosce e chi ignora. Un braccio di ferro tra etica e spirito imprenditoriale. Un modo per attrarre l’attenzione e movimentare un po’ le cose, oltre che per aumentare le tirature di una testata giornalistica e, di conseguenza, i guadagni per gli editori.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

campagna adesione poche parole

Gli scopi delle false notizie sono molteplici ma il succo del discorso sta nello sfruttare l’ignoranza e la credulità dei lettori per ottenere vantaggi materiali immediati o anche solo per fini manipolatori, penalizzando la libertà di espressione e il diritto all’informazione.

Proseguendo con la lettura degli articoli della Serao c’è però una piccola discrepanza.
Lei diceva che la consuetudine delle fake news andava perdendosi quando, invece, sta vivendo un vero e proprio periodo d’oro con l’avvento dei social media e delle nuove tecnologie. Sono cambiati gli strumenti ma ciò non ha intaccato in alcun modo i meccanismi che portano al proliferare delle false notizie.

Probabilmente la constatazione di Matilde Serao era ironica e la dichiarazione di un dato di fatto che, se da una parte fa sorridere, dall’altra ricorda come il cervello reagisce al razzismo e all’odio online.

Fake news: esistevano, esistono ed esisteranno ancora?

Le fake news sono, quindi, false notizie. Informazioni prive di fondamento che nella maggior parte dei casi hanno come obiettivo quello di prendere in giro le masse o creare inutili allarmismi. Una pratica che rimane fastidiosa e irritante come se fosse nuova di pacca. Dopo aver riletto quanto scriveva Matilde Serao, abbiamo capito che non sono una novità ma perché è utile saperlo?

Perché il problema di questa piaga informativa non sta negli strumenti che la promuovono, ma nel modo in cui questi strumenti vengono utilizzati dalle persone per ottenere visibilità manipolando il pensiero e le paure della collettività. Per capire meglio questo concetto, ti consigliamo di leggere l’intervista a Ciro Pellegrino sul cosa ci aspetta per quanto riguarda l’Ancillary Copyright e il futuro dell’informazione. Troverai la risposta alla domanda con cui è stato intitolato questo paragrafo.

Concludiamo dicendo che, se vogliamo proteggere il nostro diritto all’informazione vera e alla sua condivisione dobbiamo imparare dagli errori di un passato (che non è poi così lontano) e far sì che la pratica delle fake news scompaia perché è cambiato il nostro modo di informarci e l’abitudine a dar per vero ciò che è falso.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

campagna adesione poche parole