Dati sensibili sugli articoli online: sì o no?

Cosa sono i dati sensibili e, vanno messi o no sugli articoli online?

I dati sensibili sono dati personali che fornisci quando ti registri a una piattaforma social o anche quando vuoi commentare un articolo che hai trovato e letto online.

Quanto è accaduto con Cambridge Analytica e Facebook ha strappato un velo, quello dell’inconsapevolezza. Ora è chiaro che ogni cosa che facciamo è tracciata e tracciabile e questi dati sensibili possono essere usati in modo etico o meno.

Specificato questo, sei d’accordo al no alla pubblicazione di dati sensibili online?

Prima di dare una risposta netta, vediamo cosa suggeriscono quei siti che ti spiegano come tutelare il tuo diritto alla privacy.

Vietata la diffusione di dati sensibili: il no del Garante per la Protezione dei Dati Personali

Secondo un articolo pubblicato nel 2010 su Garante Privacy, la diffusione di dati sensibili degli articoli pubblicati sul web è severamente vietata.

Perché? Prima di arrivare a una possibile risposta, un riassunto del caso condiviso dalla fonte in questione.

Il pomo della discordia è un’intervista pubblicata su un sito nella quale sono stati diffusi i dati personali di diversi soggetti che hanno collaborato alla stesura stessa del contenuto. Del responsabile dell’intervista si sa solo che è una donna e che ha firmato l’articolo sotto pseudonimo, anch’esso non specificato nel documento del Garante.

Dopo aver rilevato punto per punto per quali motivi è scattata la violazione della privacy e l’uso non etico del trattamento dei dati personali, la discussione si conclude con il divieto alla diffusione dei dati sensibili (nome, cognome e dettagli riguardanti la vita personale e privata del soggetto intervistato).

Si tratta di un caso dove la responsabilità ricade su chi ha creato il contenuto che, non solo ha nascosto i suoi dati sensibili dietro uno pseudonimo, ma che ha mantenuto invariate le informazioni dell’articolo senza chiedere il consenso dei soggetti coinvolti. Più che del divieto di pubblicare dati sensibili su un articolo online è forse più importante fare un passo indietro, andare a monte del problema.

No ai dati sensibili sugli articoli online: sei d’accordo, hai dato il consenso?

Ti è mai capitato di ricevere telefonate da numeri strani dove ti propongono contratti telefonici, pannelli fotovoltaici e chiedono due minuti del tuo tempo per fare un sondaggio o un’intervista?

La stessa cosa avviene anche con le mail promozionali che passano in automatico nella casella spam. Sei bombardato ovunque e ti rendi conto che, online, la privacy non solo non esiste ma sembra non essere nemmeno contemplata dagli addetti al settore.

Al di là del fastidio che questo tipo di comunicazione arreca, questa è la conseguenza dei dati personali che hai lasciato, acquistando un prodotto o registrandoti a qualche servizio online.

Mai una volta che ti dicano quale prodotto e a quale servizio fanno riferimento e in che modo hanno avuto accesso al dato mettendoti nella condizione di capire se hai dato il tuo consenso, consapevolmente o no.

Il quesito sul divieto di pubblicare i dati sensibili online si ripete e non è causa ma, quindi, conseguenza di quanto sei cosciente della tua privacy online.

Ora come ora la GDPR è una soluzione simile a quella comunicata dal Garante della Privacy. Chi è responsabile della pubblicazione e diffusione di articoli online è obbligato, per legge, a chiederti il consenso non solo per il trattamento dei tuoi dati personali ma anche per la loro conservazione. In questo modo potrai avere maggiore controllo sui tuoi dati sensibili e la risposta al dove siano stati raccolti.

Qual è la tua opinione a riguardo? Sì o no ai dati sensibili sugli articoli online?

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