Da Google a Pinterest: 8 cose che potrebbero diventare illegali

Da Google fino a Pinterest, per trovare immagini da cui trarre ispirazione per i nostri lavoretti, trascorriamo molto sul web per cercare informazioni su luoghi da visitare, eventi ai quali partecipare o per trovare ispirazione per arredare casa o riutilizzare cose che butteremmo via senza pensarci troppo. Navigare online è diventata un’abitudine quotidiana della quale difficilmente rinunceremmo perché fa parte della nostra vita e del nostro modo di trascorrerla.

L’applicazione dell’Ancillary Copyright potrebbe stravolgere la nostra presenza e fruizione dell’online impedendoci di curiosare qua e là, attraverso social e aggregatori di notizie. L’atto stesso di cercare per soddisfare una curiosità o un bisogno, diventerebbe potenzialmente illegale. Sono almeno 8 le cose che rischiano di non essere più fattibili nel mondo virtuale. Vieni a capire quali?

Se già sai tutto, firma la petizione, per difendere il diritto alla libera condivisione e informazione.

Da Google a Pinterest: quali sono le 8 cose che potrebbero diventare illegali?

Partendo da Google fino a Pinterest e, secondo quanto scritto su La Stampa, ecco le 8 cose che potrebbero diventare illegali una volta applicate le norme formulate dall’Ancillary Copyright:

  1. Le copie di contenuti raccolte dai motori di ricerca per indicizzarle e rendere più facile e veloce la ricerca dell’utente. Gli aggregatori di notizie, per svolgere bene il servizio che offrono, creano delle banche dati che, con l’applicazione dell’Ancillary Copyright, verrebbero sottoposte a tassazione (ecco perché il copyright applicato al digitale viene detto anche Link Tax). Non sai cos’è un aggregatore di notizie? Un esempio famoso è Google ma lo sono anche i social network e tante altre piattaforme più piccole. Per scoprire come funzionano, ti consigliamo di leggere questo post.
  2. Hai un blog (o anche una pagina Facebook dove racconti interessi e attività) e vorresti porre l’attenzione su un vecchio contenuto, per approfondire un tema che ti sta a cuore. L’azione più naturale è di prendere un estratto di testo o il link e usarla come spunto o riferimento per spiegare il tuo punto di vista. Se non hai il permesso dell’editore, non lo puoi fare e anche l’uso di una citazione potrebbe diventare un problema di copyright.
  3. Il retweet. Sì, hai letto bene! L’Ancillary Copyright non vede di buon occhio piattaforme social come Twitter e la pratica del retweet di link esterni o anche solo di frasi pubblicate da un account che segui. Twitter dovrebbe ottenere, pagando, una licenza collettiva per difendere il diritto a retwittare che altro non è che il diritto alla condivisione di ogni singolo utente che frequenta la piattaforma.
  4. Trovi un contenuto su Google e vuoi condividere il link di collegamento su Facebook perché ti ha divertito o vuoi farlo leggere o vedere ai tuoi amici. Se le proposte dell’Ancillary Copyright dovessero trovare applicazione pratica e concreta, la funzione di condivisione scomparirebbe e il social blu diventerà molto meno “amichevole” (user friendly) di quello che è oggi.
  5. Tutti i servizi che vogliono ospitare e raccogliere contenuti non potranno farlo se non dopo aver verificato eventuali violazioni sui contenuti stessi ma, se dovranno applicare dei filtri e monitorare ogni singolo link e contenuto condiviso, come faranno a trovare nuovi link e contenuti da far conoscere e girare? Sembra quasi di vedere il cane che si mangia la coda.
  6. Hai presente Wikipedia? Quella piattaforma dove tutti possono contribuire ad aggiornare le informazioni, le voci, qualsiasi cosa per far sì che tutti possano accedere per sapere? Ecco, con l’applicazione dell’Ancillary Copyright metterebbe un ulteriore freno alla divulgazione di contenuti protetti e l’utente non avrebbe più una piattaforma da consultare liberamente e gratis.
  7. Siti che non rispettano le regole del copyright saranno salvi, basta che non favoriscano e non invitino alla libera condivisione online. In pratica, i luoghi virtuali che effettivamente violano le norme dell’Ancillary Copyright non corrono rischi, a salvarli è l’impossibilità a condividere i contenuti che copiano senza permesso.
  8. E per concludere, Pinterest. Sì, anche il social delle immagini che raccogli nelle tue bacheche sono nel mirino dell’Ancillary Copyright perché sono dei contenuti a tutti gli effetti che rimandano a link soggetti a tutela. Pinnarli equivarrebbe a violare i diritti di autori ed editori.

Da Google a Pinterest: dall’Ancillary Copyright alla campagna Save The Link di Jiulia Reda

Iniziando da Google fino ad arrivare a Pinterest abbiamo quindi scoperto che la proposta di tutela dei contenuti dell’Ancillary Copyright e i suoi punti principali intaccano pesantemente le basi del successo e della crescita del mondo digitale rappresentata dai servizi che i social network mettono a disposizione degli utenti per favorire la libera condivisione e il diritto di tutti all’informazione.

Per questo motivo Julia Reda, del Partito Pirata Europeo, ha lanciato la campagna Save The Link perché è giusto tutelare i contenuti ma è anche giusto poterli condividere liberamente e senza limitazioni di sorta.

Anche tu la pensi così? Se sei d’accordo con l’iniziativa di Julia Reda, unisciti anche tu firmando la petizione.

1 Commenti

  1. Resta l’unico spazio potenzialmente ancora libero. Lottiamo tutti insieme per lasciarlo così.

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