Condivisione, musica e diritti connessi: opportunità o minaccia?

Se la condivisione è la prima parola chiave del mondo digitale, la musica è la seconda.

Per rendere meglio l’idea, faremo un salto indietro, all’era dei cd masterizzati.
Tranquillo, questo non è un post sul plagio ma su come è cambiato il modo di fruire la musica tramite la condivisione e di come si inserisce il tema dei diritti connessi.

Ti va di saperne di più? Allora, clicca play e continua a leggere. 🙂

Condivisione, musica e diritti connessi: playlist e cd masterizzati, che ricordi!

La musica è un contenuto fatto per essere ascoltato e condiviso e chi la crea è tutelato dal diritto d’autore. Al diritto d’autore si affiancano però anche i diritti connessi assegnati a chi, attorno a un prodotto creativo, ci lavora per renderlo appetibile sul mercato, distribuirlo, venderlo.

Prima di procedere sul cambiamento del modo di condividere e fruire musica online, mettiamo da parte il contenuto e spostiamoci un attimo sul contenitore.

In passato c’erano le playlist travasate dal disco originale su un cd vergine.

Quanti pomeriggi hai trascorso per selezionare i pezzi più belli da condividere con amici con gli stessi gusti musicali o per far colpo su una ragazza? Ci siamo passati tutti, con una buona dose di fifa per i rischi corsi e di spavalderia per la trasgressione. Nell’occhio del mirino erano le copie pirata dei cd la cui vendita senza controlli ed equa distribuzione dei guadagni danneggiava produttori e consumatori disincentivando la libera condivisione.

L’avvento delle moderne tecnologie e il sempre maggiore utilizzo di smartphone e tablet, per paradosso, sembra aver limitato il fenomeno delle copie pirata a favore di piattaforme di condivisione come Spotify.

Perché? E come è stata possibile questa evoluzione della condivisione senza penalizzare i guadagni di artisti, etichette discografiche e punti vendita?

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Musica online e diritti connessi: dal cd piratato al servizio di condivisione

Spotify è una piattaforma digitale, un contenitore di tracce musicali che consente di creare vere e proprie playlist ma c’è di più. Spotify svolge un servizio di condivisione che può essere ricambiato dall’utente in due modalità:

  1. puoi optare per la versione gratuita con limitazioni sulle tracce che vuoi ascoltare e sorbendoti interruzioni pubblicitarie ogni mezz’ora di ascolto oppure
  2. usufruire grazie alla versione a pagamento di tutta la musica che vuoi oltre che contribuire alla creazione di nuove playlist, senza interruzioni, online e offline.

Non paghi il contenitore ma il servizio e gli strumenti che mette a tua disposizione ed è su questo scambio tra dare e avere che, secondo quanto riferito su Corriere Comunicazioni, la condivisione ha avuto un aumento del 30% aumentando il fatturato delle etichette discografiche e favorendo la crescita di quelli che vengono chiamati music provider.

Cosa sono i music provider? Sono associazioni, come ad esempio Italia SCF, che creano playlist personalizzate per i punti vendita sempre nel rispetto dei diritti musicali di tutti i soggetti che operano nel settore.

Non ricordano un po’ Spotify e l’amico smanettone di cui abbiamo parlato poco fa? Sono minaccia, opportunità o, semplicemente, condivisione libera e corretta della musica?

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