Combattere le bufale non serve: uno studio lo conferma

Ti sarà sicuramente capitato di trovarti a discutere con amici, parenti o colleghi ad un dibattito su un tema spinoso come vaccini, riscaldamento globale, alimentazione, complotti politici o scientifici. Molto probabilmente avrai sperimentato sulla tua pelle la frustrazione di non riuscire a convincere chi la pensa diversamente da te. Vero? Questo non è un caso e non sentirti solo: accade perché a quanto pare il debunking, cioè combattere le bufale, non serve.

Il debunking nello specifico è un termine che indica il tentativo di smontare le bufale, le fake news, argomentando con approccio scientifico, in generale portando la discussione su un piano logico e razionale.

Oggi, anche in Italia, siamo a contatto con operazioni di debunking quotidianamente, qualunque sia la nostra posizione. Il risultato però pare essere sempre lo stesso: nessuno cambia idea, anzi, il più delle volte non facciamo altro che arroccarci sulle nostre posizioni, arrivando ad ignorare e spesso offendere quelli “dall’altra parte”.

Da qualche giorno è online uno studio, curato e portato avanti proprio da un gruppo di ricercatori italiani, che dimostra che il debunking è inutile, se non dannoso e controproducente per i fini della scienza e di tecnici, scienziati e promotori della verità scientifica.

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Cosa hanno fatto?

Fonte: Debunking in a world of tribes, PLOS

Il team ha preso in esame l’attività di Facebook di 54 milioni di utenti nel giro di cinque anni, arrivando ad osservare che combattere le bufale stimola principalmente commenti negativi.

<<I post di debunking stimolano commenti negativi, non raggiungono il pubblico “complottista” oppure lo fanno reagire nel senso opposto a quello sperato>>, ha affermato Fabiana Zollo, prima autrice dello studio.

Il lavoro di analisi ha studiato 83 pagine Facebook che trattano temi scientifici, 330 pagine che pubblicano contenuti “complottisti” e 66 pagine che invece si occupano di debunking. Il totale dei post analizzati è oltre 50mila: il risultato è che sono emersi due schieramenti che non dialogano e non entrano in contatto se non per attaccarsi e tentare di sminuirsi a vicenda, ognuno di noi dialoga all’interno di una cassa di risonanza che rafforza le propria convinzioni.

Questo schema che vengano proiettati lungo addestramento cialis on line sito sicuro progressivo viagra generico oltre. That are injected in the quante ore prima si prende il viagra muscles tadalafil. Divorzio, la coppia non riesce a ماهو tadalafil rispondere alle esigenze.

<<La diffusione della disinformazione è dovuta alla polarizzazione degli utenti ma anche alla crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni e all’incapacità di capire in modo corretto le informazioni […]Il debunking non serve e l’attacco frontale ai complottisti non sono antidoti al propagarsi di fake news […] Piuttosto, l’uso di un approccio più aperto e morbido, che promuova una cultura dell’umiltà con l’obiettivo di abbattere i muri e le barriere tra le tribù della rete, rappresenterebbe un primo passo per contrastare la diffusione della disinformazione e la sua persistenza online>>.

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campagna adesione poche paroleQual è la soluzione?

Stando a quanto dice l’autrice dello studio, servirebbe un’inversione di marcia notevole: non più chiusura e censura, ma apertura e ascolto. Ma è così semplice? Siamo pronti ad abbandonare l’atteggiamento di rivalità che – da una parte e dall’altra – contraddistingue i due diversi schieramenti, cominciando ad ascoltare e quindi, finalmente, a dialogare?

Su questo servirebbe una risposta, che però ancora non esiste: dobbiamo lavorarci noi individui, quotidianamente, e, come ti consigliamo sempre di fare, impedire qualunque forma di censura: esiste una petizione per tutelare te e chi la pensa come te, che tu voglia combattere le bufale o no.