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Poche parole per spiegarti di cosa si tratta quando parliamo di Ancillary Copyright e di problemi per il tuo diritto alla condivisione. Scopriamo insieme perché devi aderire alla campagna Poche Parole!

Hai presente quando cerchi una parola su Google e il motore di ricerca di restituisce una serie di risultati? Esatto, ognuno di quei risultati – quelle poche parole – sono l’oggetto del contendere. Sono fatti di link e snippet (il testo che accompagna il link che ti interessa): all’interno di quei risultati ci sono anche gli aggregatori di notizie, come Google News, e negli aggiornamenti visualizzati nella nostra home sui principali social network. Quelle poche parole sono l’oggetto del contendere. Chi deve pagare chi? Chi ha diritto di condividere cosa?

In questo momento, in Commissione  Europea ci si sta confrontando sull’opportunità di assegnare agli editori la facoltà di applicare diritti – e quindi ricevere compensi – ogni volta che vengono pubblicati collegamenti e brevi testi che rimandato al contenuto originale (di proprietà dell’editore).

Perché devi essere informato sull’ancillary copyright?

Il diritto ausiliario – o accessorio – potrebbe avere ripercussioni dirette sulle tue libertà di condivisione. Si potrebbe arrivare a limitare la possibilità di leggere delle notizie o ad azzerare il tuo diritto a condividere un contenuto. La conseguenza sarebbe una limitazione della circolazione delle informazioni.

Perché gli aggregatori di notizie e i social network sono così importanti per gli editori?

Che cosa sono gli aggregatori? Sono piattaforme web che si basano sulla pubblicazione di elenchi di articoli di altri siti sono visti da un elevato numero di persone e quindi sono capaci di aumentare il traffico verso i siti in cui si trovano questi stessi articoli. Per un editore interessato ad aumentare i propri guadagni e visibilità gli aggregatori sono luoghi perfetti per pubblicare i propri contenuti. Il fatto di essere presenti su grandi siti come Google o Facebook è importante per un editore.

Perché ciò che riguarda gli editori interessa coinvolge i consumatori?

Semplice, il web è fatto di relazioni e connessioni: è una rete che mette in comunicazione le persone tra di loro permettendo il (libero) scambio di informazioni e conoscenza. Dal punto di vista tecnico: i link e le descrizioni (qualche riga più su li abbiamo chiamati snippet) ad esso legate sono microtesti che, mediante collegamenti ipertestuali, sono in grado di portare direttamente da noi informazioni, immagini e video apparentenente lontani in pochissimi clic. Il web facilita la circolazione delle informazioni che, grazie alla tecnologia, sono rese disponibili sui nostri dispositivi in modo istantaneo.

Applicare diritti di tipo economico a contenuti fatti realmente da poche parole significa rallentare o limitare la diffusione dell’informazione. Significa negare la natura stessa di Internet? Forse.

Queste poche parole rappresentano la struttura portante della rete, alla quale – come navigatori – siamo talmente abituati da considerarla parte integrante della nostra vita. Insomma, un gesto quotidiano come il condividere una notizia sul tuo profilo personale potrebbe non essere più possibile! Fa paura, vero?

Perché è così importante sottoscrivere l’iniziativa Poche Parole?

Intorno a poche parole così cariche di effetti giuridici, economici e culturali è in corso una discussione su più fronti, che è utile approfondire e, soprattutto, sottoscrivere. A volte, poche parole bastano per cambiare la vita delle persone ed i loro diritti. Firma la petizione e segui i nostri contenuti!