Che succede se perdiamo il diritto a informarci?

 

Diritto all’informazione: hai mai pensato a cosa succederebbe se una legge ti impedisse di informarti? Se andando dal giornalaio tu non trovassi più una sola notizia tra le pagine? Come ti sentiresti? E se succedesse anche online?

Molti sostengono che la funzione di informazione del pubblico (o meglio, della popolazione) sia ancora in mano ai mass media, quindi televisione, giornali, testate, riviste e quant’altro. La realtà, però, ci dice che le cose non stanno esattamente così e questa affermazione, per quanto corretta, lo è solo in parte.

Uno dei significati antichi della parola informazione era in – formare, cioè dare forma a un qualcosa. Oggi ci stiamo tornando, perché ognuno può confezionare fatti e notizie come vuole e come gli fa più comodo.

Il ruolo educativo di Internet e la responsabilità del pubblico

Da quando esiste Internet, e ancora di più da quando esistono i social network, è diventato estremamente più semplice accedere a notizie e informazioni, anzi molto spesso ci lamentiamo di esserne bombardati fino all’esasperazione. Le stesse informazioni, poi, sono semplicissime da condividere con chi ci segue o con i nostri amici, bastano un paio di clic.

Pur essendo un gigantesco passo avanti per l’umanità intera e per la libertà di informazione, il fatto che possiamo influenzare il pensiero di altri con così poco sforzo ci conferisce anche una notevole responsabilità, togliendone buona parte ai mass media di cui sopra. Se è così semplice e, soprattutto, se lo facciamo tutti, vuol dire che la funzione di informare il pubblico è passata a noi, al pubblico stesso!

Ok, bellissimo, alla grande, ma quante volte devo pensarci prima di diffondere un post, sapendo che posso fare del bene, ma anche del male, al mio prossimo?

Per questo preciso motivo dobbiamo stare attenti a selezionare bene le notizie che condividiamo: se, ad esempio, io contribuissi a diffondere una notizia falsa che scredita un’altra persona, potrei influenzare la percezione di altre persone che si fidano di me e prendono per buona la notizia solo perché l’hanno vista condivisa da me.

Bufale, notizie false e controllo

La domanda più importante dovrebbe essere: come posso capire se sto facendo un favore oppure un danno a chi mi legge? Dovrei applicare un minimo di metodo giornalistico, quello che oggi si chiama fact-checking: verificare l’attendibilità della fonte della notizia, la sua neutralità, quanto abbellimento utilizza, quante altre fonti la riportano e in che modo, cercare un approfondimento per capire bene.

L’unico modo per combattere la disinformazione è batterla sul tempo e cominciare a informare prima ancora che venga messa in moto. Ma come si fa senza aggregatori, motori di ricerca e algoritmi di condivisione? Se perdiamo la possibilità di accedere rapidamente a determinati servizi (cosa che dovrebbe essere un diritto fondamentale), perdiamo in un certo senso anche la libertà (e il diritto) di informarci, rimanendo in balìa degli altri.

Perché, allora, non difendiamo il nostro diritto a informarci senza ostacoli e senza barriere?

Firma la petizione, dacci una mano anche tu!

Breve Guida all’Ancillary Copyright: cosa c’entra la musica?

Ancillary Copyright: conosci già la tematica (spinosa)? Ti è mai capitato di organizzare una festa o di parteciparvi? Da qualunque dei due lati tu sia stato – organizzatore o partecipante – hai sicuramente sentito parlare di SIAE, vero? Il supereroe della protezione del diritto d’autore.

Ecco, la prima cosa che devi sapere è che oggi utilizziamo la SIAE per spiegarti qualcosa di molto più “complesso”: l’ancillary copyright. Non sono due parolacce, ma capirai subito di cosa parliamo. Scommettiamo?

La prima cosa che ti senti raccomandare, quando organizzi un evento, è di “pagare” la SIAE. Per evitare multe salatissime è meglio pagarli ‘sti diritti. C’è chi sbuffa e chi lo trova giusto. La stessa storia è arrivata in Parlamento Europeo per quelle poche parole che hanno dato il via a una disputa tra i siti che condividono i contenuti e chi ne è proprietario.

Come dicevamo, per evitare multe di violazione della legge del copyright, devi avere un’autorizzazione dalla SIAE. Niente rispetto delle regole? Niente festa.

La stessa cosa, come per la musica, vale per l’uso e la lettura di link ed estratti di testo presenti online. Se vuoi accedere ai contenuti e condividerli con amici, parenti, colleghi di lavoro non fa male conoscere la SIAE del web, ovvero l’Ancillary Copyright.

Letteralmente, Copyright si traduce con diritto di copia e Ancillary con ancillare, nel senso che serve a, è ausiliario a. In parole poverissime, l’Ancillary Copyright si occupa di tutelare il diritto di “copia” anche delle notizie che si trovano online. La proposta di legge, denominata anche Link Tax è stata presentata dal Parlamento Tedesco nel 2013 e la sua applicazione nel mondo digitale ha portato diversi dubbi e dibattiti.

Come funziona l’Ancillary Copyright? Ecco una breve guida per te.

Guida all’Ancillary Copyright: tutto quello che devi sapere sulle informazioni che girano in rete

L’Ancillary Copyright si pone di tutelare i guadagni degli addetti ai lavori rispettando gli obiettivi di:

  1. allargare l’accesso ai contenuti online, a prescindere dai confini geografici e dalle legislazioni di ogni singolo Stato europeo,
  2. incentivare l’uso di contenuti protetti da copyright nel campo dell’istruzione, della ricerca e del patrimonio culturale
  3. creare un mercato unico tutelato da norme di copyright comuni e condivisibili.

Tradotto: se la legge è uguale per tutti, anche l’Ancillary Copyright deve essere applicata al web e valere per tutti gli stati (a prescindere dalla legislazione che li regola).

Si riconosce che la facilità di accesso al web è una bella opportunità per divulgare e preservare il patrimonio contenutistico che si sta venendo a formare e, per questo, va anche facilitata la possibilità di poterne usufruire a fini culturali e d’istruzione. Solo così si possono creare le condizioni ideali per avere un luogo virtuale dove la conoscenza è condivisibile e fruibile da tutti.

Ancillary Copyright: i contenuti che valore hanno?

Il web non è un mondo dove i contenuti appaiono magicamente. Ci sono delle persone che li scrivono. Ci sono persone che li leggono.

I contenuti hanno valore perché soddisfano un bisogno, una curiosità e il desiderio di entrare in contatto con realtà lontane instaurando relazioni umane. Insomma, quando leggi un contenuto instauri un dialogo con la persona che l’ha scritto, interagisci con esso.

In pratica, il contenuto è un mezzo, un’opportunità per entrare in contatto con qualcuno con cui ti senti libero e a tuo agio, per ballare al ritmo di informazioni ed esperienze condivise. Il web, il non luogo, diventa un appuntamento fisso e il dove ci incontriamo per parlare di questo e quello? Le persone reali incontrano tante altre grazie all’atmosfera che si crea con i contenuti (articoli, post blog, video, approfondimenti su qualsiasi cosa) disponibili online. Si ha libertà di scelta, di lettura, di scambio d’informazioni. Proprio come accade in una festa.

Quando hai tanto materiale informativo che gira liberamente online cosa fai? Cerchi di mettere un po’ in ordine e ti domandi se puoi usare o meno quello che trovi e che ti interessa, vero?

Gli aggregatori di notizie e i social network svolgono il compito di ordinare e divulgare ma non possono controllare gli usi che vengono fatti dei contenuti pubblicati.

La Commissione Europea cerca, invece, di introdurre un minimo di controllo delle dinamiche del web per tutelare i guadagni di autori ed editori e non solo, cerca di applicare il copyright tradizionale nel mondo digitale.

Aggregatori di notizie vs. Editori: chi vince?

Da un lato ci sono gli editori che “dovrebbero” guadagnare dall’utilizzo (anche) dei contenuti che producono. Da un altro ci sono gli aggregatori di notizie, i siti specialistici, i motori di ricerca che utilizzano quelle poche parole (una sorta di anteprima) per “stuzzicare” la lettura completa del contenuto da parte degli utenti. Nel frattempo, però, i grandi player del mercato donano visibilità grazie ai milioni di accessi ai quali espongono ogni giorno i contenuti degli editori. Come la mettiamo? Chi ha ragione? Cosa c’entra il consumatore finale? Tu cosa centri?

Si tratta di una misura protezionistica che però può avere conseguenze anche per chi, come te, usa il web e il mondo dei social network per informarsi o solo per svagarsi un po’.

In parole povere, il rischio per te è di trovarti a una festa dove ogni canzone che chiedi di ascoltare potrebbe esserti negata perché l’organizzatore non ha pagato la SIAE per questa o quella canzone e quindi non può riprodurla.

Ritornando alla metafora della festa. Prova a immaginare un tavolo pieno di cose buone e diverse fra loro. Oltre alla musica e alle persone ci sono bevande e stuzzichini di ogni tipo. Fatto?

Ecco, il rischio dell’Ancillary Copyright così come è stato posto dal Parlamento Europeo è questo. Ogni volta che vorrai assaggiare questa e quella informazione o prenderne una scorta da mettere nel tuo piattino potrebbe comparire un controllore e dirti che non puoi farlo, perché non è previsto nella tua consumazione. Come reagiresti a questa limitazione? Esci dalla festa o, se contesti la regola, rischi di trovarti un omone che ti ci butta fuori a forza e addio possibilità di entrare in relazione con gli altri invitati.

Insomma, la questione dei diritti sulle poche parole che anticipano un contenuto su Google News, sui motori di ricerca o su un sito di informazione è spinosa. Continua a seguirci per capirne di più!