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Web tax e link tax: quali sono le differenze e cosa centra lo shopping online?

Posted on 13 Nov 2017
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La web tax e le proposte che porta con se sono uno degli argomenti più discussi dell’ultimo periodo. C’è chi crede sia una manna dal cielo. Un soluzione che porterà giustizia tra i big del web situati nei paradisi fiscali dell’Unione Europea e le imprese più modeste che si ritrovano a pagare imposte raddoppiate in proporzione. È davvero così oppure è l’ennesimo tentativo di fare cassa come con la Link tax come molti accusano? Scoprilo insieme a noi.

La web tax nell’ultimo periodo sta facendo parlare tanto di se, il perchè è molto semplice da comprendere. Viene vista da alcuni come un provvedimento giusto e che porterà equilibrio tra le piccole aziende e i big del web. Per altri è l’ennesimo tentativo di mettere una toppa e guadagnare in un mondo in cui c’è chi non è riuscito a stare al passo con le novità portate da internet e dagli e-commerce. Altri ancora credono che si stia solo ripetendo quello che è successo per la link tax. Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

Cos’è la web tax e perchè dovresti saperne di più

La web tax è un’imposta proposta che mira a tassare gli introiti di grandi compagnie che fanno business sul web. Amazon, Google e Airbnb per esempio. I campi in cui dovrebbe essere applicata sono tantissimi. Si va infatti dagli e-commerce, che sono quelli che fanno più gola, fino all’advertising online. L’Unione Europea cerca un modo affinchè queste grandi aziende paghino una percentuale di imposte uguale a quella delle aziende che hanno residenza fiscale all’interno degli stati membri.

La commissione attualmente ha scelto tre possibili modalità di intervento per raggiungere il proprio scopo:

  1. Una tassazione specifica sui ricavi che in passato non sono stati tassati o sono stati tassati meno del dovuto che sarà separata o applicata al posto di quella generale sui redditi;
  2. Applicare una ritenuta sulle transazioni digitali e quindi automaticamente i ricavi delle aziende che non hanno la propria sede in determinati paesi.
  3. Un’imposta indirizzata specificatamente a quelle aziende che basano i propri guadagni su servizi digitali.

Perchè la web tax come funziona è sbagliata

La web tax ha riscosso un successo davvero fuori dal comune se la confronti con altre proposte simili come per esempio la link tax. Questo succede specialmente nel nostro paese. Il motivo è semplice, viene dipinto uno scenario in cui le multinazionali della vendita online e della pubblicità non pagano tutte le tasse che dovrebbero, avvalendosi di raggiri e falle del sistema per scamparla.

La realtà non è proprio questa. Un’azienda che decide di stabilire la propria residenza fiscale in un paese fiscalmente più vantaggioso, di fatto non sta imbrogliando nessuno e non sta infrangendo nessuna regola, anzi si attiene esattamente a ciò che viene concesso dal diritto tributario internazionale.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Ora si tenta con la web tax, prima con la link tax

Leggendo le argomentazioni alla base della proposta per la web tax non si può fare a meno di avere l’impressione di aver già sentito qualcosa di simile. Infatti, se cambi alcuni fattori, in sostanza le modalità con cui si sta svolgendo tutto sono molto simili alla proposta sulla Link Tax. In una la proposta si basava sul fatto che le grandi aziende del web traggono profitto da determinati contenuti del web, senza pagare il giusto compenso. Nella web tax le grandi aziende vengono portate al banco degli imputati con l’accusa di guadagnare grazie alle loro attività su di un territorio, senza poi pagare il giusto.

Anche se l’argomento della discussione cambia, è difficile non avere un’opinione simile su entrambe le proposte. Anche in questo caso, sembra di trovarsi davanti ad un maldestro tentativo di rimpinguare le casse.  Chi fino ad oggi ha operato con politiche analogiche che non si sono mai aperte al progresso e al cambiamento che la rete ha portato giorno dopo giorno ora prova a recuperare.

Cosa cambierebbe per i consumatori se la web tax entrasse in vigore

Se la web tax entrasse in vigore nella sua forma attuale il risultato sarebbe facilmente prevedibile. Come per la link tax, la proposta viene offerta come una soluzione che possa portare più giustizia, ma in realtà altro non è che l’ennesimo tentativo di trovare nuovi introiti. Lo shopping online così com’è adesso porta innumerevoli vantaggi per i consumatori. Prezzi più convenienti, maggiore varietà di prodotti e servizi tra cui scegliere. Colpire le multinazionali del web significherebbe colpire anche te che sei un consumatore e sempre come per la link tax porterebbe più danni che benedici. Infatti:

  • Ti ritroveresti ad avere una minore scelta di servizi, ma sopratutto prodotti;
  • Il costo dei prodotti e dei servizi aumenterà come logica conseguenza dell’aumento delle imposte che le aziende si troveranno ad affrontare.

Cosa puoi fare per difenderti?

Così come per la link tax anche in questo caso se un provvedimento simile dovesse entrare in vigore chi ne subirebbe maggiormente le conseguenze saresti tu. Fortunatamente non sei solo e c’è qualcosa che puoi fare per tutelarti, la soluzione è davvero semplice! Aderisci alla nostra petizione se non l’hai già fatto e fai sentire forte la tua voce per difendere i tuoi diritti.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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