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Si può usare il diritto d’autore per censurare l’informazione?

Posted on 07 Gen 2018
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Diritto d’autore e censura: nel 2011 viene pubblicato un video ed oggi una sentenza di Roma lo fa cancellare. Precedente pericoloso o stiamo esagerando?

Sto per usare due parole che quando sono vicine possono essere molto polarizzanti: Silvio Berlusconi. Tuttavia non è di lui che dobbiamo parlare, o almeno non direttamente.

Diritto d’autore e censura: un precedente pericoloso

Una sentenza del tribunale di Roma risalente a circa un mese fa (e confermata dalla corte d’Appello), di fatto, ha utilizzato la protezione del diritto d’autore come motivazione per far sparire dalla Rete un video di proprietà delle emittenti televisive con un messaggio del suddetto ex Presidente del Consiglio dei Ministri.

Parliamo di un video del 2011, nel quale c’erano delle dichiarazioni interessanti ai fini non solo dell’inchiesta ancora in essere, ma anche elementi importanti nella ricostruzione dei fatti allo scopo di informare i cittadini (quindi noi tutti). Per ripubblicare quel video occorrerebbe il permesso delle televisioni stesse, ora che è stato rimosso forzatamente.

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Non siamo qui per giudicare la magistratura, i tribunali o Berlusconi stesso, ma soffermiamoci un attimo sul precedente che questa sentenza potrebbe creare se venisse confermata anche in Cassazione: il diritto d’autore si potrebbe usare come strumento per impedire di parlare di fatti o persone a meno che non si sia proprietari del materiale multimediale.

Cosa può significare più in generale?

In questo caso si trattava di un filmato, ma usciamo un attimo dal caso particolare ed estendiamo il concetto anche alla nostra vita quotidiana su Internet. Anche qui possiamo avere dei notevoli controsensi: immaginiamo, ad esempio, che il proprietario di un ristorante non voglia far comparire online (su TripAdvisor, Facebook, Yelp, Google ecc.) elementi dannosi per l’immagine della sua attività. Cosa ci troveremmo a pensare? Non si può criticare senza chiedere il permesso al criticato?

Oppure, sarebbe giusto pagare per scattare le foto a monumenti, paesaggi o qualunque altra cosa ci venga in mente di condividere su Internet durante un viaggio? O ancora, dover risarcire qualcuno solo perché abbiamo usato due righe di testo per descrivere il contenuto di un post scritto da lui stesso?

Cosa possiamo fare noi?

Non stiamo venendo meno ai principi di base di Internet, ma anche della società civile, in cui la libertà di opinione dovrebbe regnare sovrana? È chiaro che ci troviamo davanti a una questione di principio e forse anche di democrazia: se ci tolgono il diritto di usare una parola, un link, un video altrui per informare noi stessi o gli altri, la situazione diventa pericolosa.

L’unica cosa che possiamo fare è restare uniti e opporci nel miglior modo possibile.

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