Censura Ancillary Copyright

Riforma del diritto d’autore: capiamoci qualcosa (prima parte)

Posted on 08 Nov 2017
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La società cambia ed il diritto d’autore deve adattarsi a questi mutamenti senza, però, perdere la bussola. Quello che accade in Commissione Europea tutto sembra tranne seguire le evoluzioni ed il progresso di quello che dovrebbe essere un diritto ed un dovere di ogni legislatore. Cerchiamo di capire insieme cosa sta succedendo con la nuova proposta del diritto d’autore partendo da che cos’è l’ancillary copyright.

Che cos’è l’ancillary copyright?

Secondo il portale Sole24Ore, il concetto di ancillary copyright dovrebbe essere più o meno questa:

L’ancillary copyright (copyright ausiliario) per gli editori, è previsto in una proposta di legge, presentata dalla maggioranza al Parlamento tedesco, per estendere i diritti delle case editrici anche a poche righe di notizie reperibili tramite i motori di ricerca o gli aggregatori di news. Per gli editori tedeschi si tratta di «un diritto essenziale nell’era digitale». Ma anche in seno al Bundestag non mancano le perplessità, su quella che è stata chiamata la «Google Tax». Gli editori brasiliani, in compenso, hanno deciso di uscire in blocco da Google News.

Nella stessa definizione di “diritto essenziale dell’era digitale” molti giuristi ed esperti del settore trovano già il primo errore: dovere primario della Commissione Europea e dei suoi membri, infatti, dovrebbe essere quello di proteggere il diritto di espressione dei propri cittadini che – entro un limite ragionevole – dovrebbero poter condividere liberamente un link di terze parti senza dover sottostare ad un limite (irragionevole) fino all’assurda previsione di pagare, direttamente o indirettamente non importa poi tanto, una “tassa” sulla condivisione sui social network o, peggio ancora, in un’email privata.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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La verità è che laddove vi è la possibilità di creare un business, anche misero perché parliamo di sopprimere l’esistenza della fileria produttiva editoriale delle dimensioni più ridotte rispetto ai giganti del sistema, chiunque diventa un famelico squalo assetato di leggi e regolamenti che non tengono in considerazione il bene collettivo. Obiettivo comune che dovrebbe invece essere di primaria importanza.

Tanto clamore per una delusione?

Nell’ormai lontano 2015 si parlava (grazie al Partito Pirata) dell’introduzione di un nuovo regolamento per il diritto d’autore europeo come qualcosa di innovativo, energico per il settore. L’entusiasmo era davvero palpabile! Si legge, infatti, tra gli estratti degli articoli dell’epoca in giro per il web che:

Dopo decenni in cui la priorità è stata l’introduzione di nuove restrizioni per proteggere gli interessi materiali dei titolari dei diritti, questa è la risposta più forte alla domanda di riconsiderazione dei diritti del pubblico di utenti, delle istituzioni culturali, scienziati e autori. Ma abbiamo subito battute d’arresto su alcuni argomenti come le citazioni audiovisive e la libertà di panorama. Bisognerà quindi continuare a combattere su questi temi prima del voto finale.

Qualcosa è andato storto da queste dichiarazioni all’attuale situazione in cui versano le voci e le opinioni sulla proposta fatta in Commissione Europea ed attualmente in discussione prima dell’approvazione definitiva. Si sperava, infatti, in un’occasione di confronto e discussione sull’opportunità che la Rete offre ai cittadini: si spera nella redazione di linee guida libera da interessi economici e con il focus ben puntato sulla libertà di espressione. Pare che ogni sogno sia stato infranto e anche di brutto.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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