La riforma del copyright minaccia nuovamente la tua libertà d'informazione attaccando gli intermediari delle comunicazioni

Digital Single Market e riforma del copyright: le responsabilità degli intermediari in Europa

Posted on 07 Set 2017
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La riforma del copyright sta letteralmente spaccando a metà la Commissione Europea. Ogni paio di giorni salta fuori una novità che scongiura sempre più la possibilità di trovare un punto d’incontro tra le parti, specialmente visto che le votazioni finale saranno ad Ottobre. Adesso nel mirino della riforma ci sono gli intermediari della comunicazione. In gioco c’è come al solito il tuo diritto all’informazione.

La riforma del copyright è costantemente oggetto di critica negli ultimi tempi. Sei visto non come un individuo che usufruisce di internet e contribuisce ai contenuti di cui è fatto, ma come un cliente che genera guadagni che qualcuno vuole incassare. Adesso  è il turno degli intermediari della comunicazione e i provider di finire nel mirino. Continua a leggere per scoprire cosa sta succedendo.

Cosa significa intermediario secondo la riforma del copyright

Prima di entrare nel vivo della discussione vogliamo spogliare il discorso dal politichese e spiegarti cos’è un intermediario della comunicazione. Nella riforma del copyright si parla di “Intermediari”. Per intermediari della comunicazione si intendono tutte quelle aziende che fanno da tramite tra chi vuole fornire delle informazioni e le persone che devono riceverle.

Gli intermediari sotto la luce dei riflettori della riforma sono fondamentalmente gli ISPInternet Service Provider  e gli hosting provider. Parliamo di quelle aziende che mettono a disposizione le loro risorse per permetterti di memorizzare e trasmettere dati su internet. In pratica parliamo delle aziende che ti permettono di navigare su internet e su cui sono caricati i siti che visiti.

Di chi è la responsabilità quando c’è un contenuto illegale online?

Gli obblighi ed i diritti degli intermediari della comunicazione all’interno della Comunità Europea sono regolamentati dalla Direttiva 2000/31/CE ovvero la Direttiva sul commercio elettronico. Uno dei concetti più importanti del documento, l’articolo 15, stabilisce che gli intermediari non hanno l’obbligo di monitorare le tue informazioni che immagazzinano. Gli stati membri possono però richiedere al provider di ricevere comunicazioni in caso esso sia a conoscenza di qualsiasi contenuto illegale. Questo divieto ha lo scopo di favorire la crescita del mercato digitale.

Sempre secondo la direttiva, i provider non sono responsabili delle informazioni memorizzate a costo che:

  • Non siano al corrente dell’illecità delle informazioni o delle attività;
  • Agiscano tempestivamente nel cancellare o precludere l’accesso alle attività ed ai dati illegali.

In parole povere, il provider non è responsabile di quello che un altro utente carica sui suoi sistemi anche quando si tratta di materiale protetto da copyright, a meno che non sia direttamente coinvolto con questa attività. Inoltre, anche se il provider non rispetta totalmente le condizioni dell’articolo 14, non vuol dire che sia automaticamente responsabile dell’illecito di questi ultimi. Va provato che l’ISP (il provider) ha di fatto agito in modo da favoreggiare la condivisione del contenuto illegale.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Secondo chi promuove la riforma del copyright la responsabilità è del provider

Tra le varie proposte all’interno della riforma del copyright, oltre a quelle inerenti all’ancillary copyrightsi parla anche delle responsabilità degli intermediari. La proposta in merito è descritta nell’articolo 13. Questo mira a cambiare totalmente le responsabilità dei provider abolendo la libertà di non monitorare le attività per tutte quelle piattaforme che immagazzinano e offrono accesso a grandi quantità di contenuti.

L’articolo 13 sancisce che se l’intermediario della comunicazione ha un ruolo attivo, esso è automaticamente responsabile dei contenuti caricati dagli utenti. L’unica soluzione diventa quindi applicare delle contromisure come per esempio il monitoraggio dei dati che è in contrasto con la normativa per il commercio online.

In questo modo l’ISP sarà direttamente responsabile di ciò che avviene nell’ambito dei suoi servizi. L’unico modo per un intermediario della comunicazione per non cadere vittima di questa interpretazione discutibile è di essere totalmente conforme alle condizioni dell’articolo 14 della direttiva sul commercio online. Ovvero avere la certezza che il provider di servizi non abbia un ruolo attivo nella condivisione del contenuto illegale.

Cosa cambia per te con l’articolo 13 della riforma del copyright?

Come un po’ in tutti gli ambiti che la riforma del copyright abbraccia, la persona su cui ricadranno le conseguenze di tutto questo sei tu. Quando vengono presi di mira gli aggregatori di notizie quello che ci va a perdere sei tu, poiché si limitano le fonti da cui puoi informarti. Nel momento in cui i provider saranno costretti a monitorare le attività online rischi di perdere il tuo diritto all’informazione.

Monitorare una mole di dati così grande non è qualcosa che può essere fatto manualmente da un essere umano. È quindi qualcosa che gestito con l’aiuto di specifici programmi. La stessa Corte Europea si è dichiarata preoccupata a riguardo durante la sentenza sul caso Sabam-Netlogaffermando che un sistema simile potrebbe ledere alla libertà d’informazione. In quanto potrebbe non essere in grado di distinguere sempre tra un contenuto legale ed illegale, finendo con il creare una vera e propria censura online di contenuti che non hanno nulla di sbagliato.

Questa altro non sembra che l’ennesima prova del fatto che il testo della direttiva sul copyright non tiene minimamente conto dei diritti dei consumatori. Serve solo a cercare tutti i modi possibili per dare in mano a persone come i grandi editori il controllo su cosa può essere su internet, privandoti dei tuoi diritti più fondamentali. Non devi restare in silenzio, puoi difenderti e far sentire le tue ragioni aderendo alla nostra petizione se non l’hai già fatto.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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