Istruzione e copyright: cosa succede se si scontrano?

Riforma Copyright in Europa: che cosa contiene il testo?

Posted on 19 Ott 2018
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Riforma Copyright in Europa: proviamo a capire cosa c’è nel testo approvato al Parlamento Europeo in materia di diritto d’autore.

Il Parlamento Europeo ha approvato il testo per la Riforma Copyright.

La posizione del Parlamento Europeo, per tutta l’estate ed i mesi precedenti, ha pesantemente oscillato da un lato all’altro della bilancia politica. Causa dell’altalena politica è stata l’agitazione che aziende, imprese, parlamentari, gruppi politici e associazioni consumatori (come Unione Nazionale Consumatori, in Italia) hanno creato a favore o contro la Riforma Copyright. In particolare, erano in discussione soprattutto gli articoli 11 e 13 della proposta per la regolamentazione del diritto d’autore.

Riforma Copyright: il testo cambia davvero?

La riforma per il nuovo copyright approvata dal Parlamento Europeo passa così com’è? No, assolutamente. L’Europa ha, infatti, un atteggiamento negoziale sulla riforma. Le modifiche al testo originale mirerebbero a garantire ai creativi (nello specifico ad artisti, musicisti, addetti al settore radio, televisivo e cinematografico, agli operatori del settore della fileria editoriale) un pagamento corrisposto dalle piattaforme di condivisione social, come Youtube oppure lo stesso Facebook.

Anche Big G – google.com – potrebbe rischiare di dover corrispondere tale corrispettivo perché proprietario di un aggregatore di notizie, come Google News.

Il rischio per questa posizione così netta a discapito delle piattaforme di condivisione quale scenario regalerà agli utenti? Complicato dirlo, da un lato. Molto semplice, dall’altro. Vediamo perché.

La libera condivisione è in pericolo?

Axel Voss, eurodeputato per PPE e DE, ha affermato di essere molto lieto del fatto che la maggior parte degli europarlamentari siano a favore della necessità di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei.

Sicuramente l’eurodeputato Voss avrà le proprie motivazioni per esprimere questa gioia e questo gaudio ma non è facile nascondere la preoccupazione degli addetti ai lavori e del popolo della rete. “Tutelare” infatti si sta trasformando in una tassa sulla creazione di quelli che su internet vengono chiamati UGC – user generated content.

I contenuti generati dagli utenti sono i meme, la satira ed, ancora, foto ritoccate o ispirazioni. Insomma, il confine fra copyright ed interpretazione è sottile ma è quello su cui si basa tutta la forza di internet: la collaborazione, la condivisione, la conversazione asincrona.

La violazione del diritto d’autore, poi, si estende anche a quello che viene chiamato in gergo tecnico snippet ovvero il testo del risultato della ricerca che fai, ad esempio, su Google quando cerchi qualcosa che ti serve. Esatto, tasseranno quelle poche parole che anticipano la notizia che ti interessa o che descrivono il sito che stai cercando. Anhe se viene visualizzta una piccola porzione di testo. Verranno pagati giornalisti ed editori. A quale prezzo per l’utente, però?

Chi viene escluso dal pagare per condividere?

Dal testo vengono escluse le piccole e micro imprese del web e gli hyperlink, condivisione di collegamenti ipertestuali agli articoli e la descrizione dell’articolo.

Magra consolazione.

Tutto il resto viene tassato, messo a pagamento, eliminata per sempre la concezione di gratuità del web. Il lavoro va pagato, ma in modo onesto ed oggettivo non censurando anche siti che concorrono al guadagno dell’editore con la loro condivisione o quello che gli utenti condividono.

Approvare questa legge significa togliere linfa al web, censurare la condivisione.

Le piattaforme dove vengono caricati i contenuti, inoltre, dovranno assumersi la responsabilità che i contenuti caricati dagli utenti non violino il copyright. Non solo: le piattaforme di condivisione dovranno anche dotarsi di dispositivi di reclamo veloci gestiti da persone umane e non da algoritmi. Immaginate le ricadute sui costi della rete: assurdi. Anche perché poi chi ci assicura che il lavoro sia fatto in maniera efficace.

Se il caricamento non ha fini commerciali (per intenderci, come Wikipedia o materiale open source) non è soggetto alle regole di tale decreto.

Il dibattito, ovviamente, continua.

Aspettiamo di vedere i prossimi sviluppi ma, nel frattempo, firma la nostra petizione!

 

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