Quanto costa davvero difendere il copyright in Rete?

Quanto costa davvero difendere il copyright in Rete?

Posted on 01 Ago 2017
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Stiamo parlando da un po’ della riforma del copyright proposta dalla Corte Europea, molto discussa per una lunga serie di motivazioni. Tra queste c’è anche il suo costo potenziale, che potrebbe richiedere un bel po’ di investimenti, non solo agli editori (piccoli o grandi che siano) ma anche alle piattaforme.

All’interno della riforma è previsto l’obbligo di inserire dei sistemi di riconoscimento e filtraggio dei contenuti User generated, quelli che servono appunto a riconoscere le parti protette da diritto d’autore. Anche qui sorgono un po’ problemini.

Che problema c’è?

Primo, l’articolo 15 della direttiva sul commercio elettronico, promulgata dalla stessa UE, proibisce di imporre un obbligo di monitoraggio dei contenuti che vada a restringere la libertà di produzione e condivisione degli stessi. Bella contraddizione, no?

Secondo, questi sistemi di filtraggio costano abbastanza, malgrado quello che ne possono pensare i proponenti la legge. Per loro basterebbe impostare un po’ di sistemi automatici e con “qualche centinaio di dollari” (cito testualmente) si risolverebbe il problema. Questa visione è quanto meno semplicistica e non ci è voluto molto tempo per dimostrare che non è proprio realistica.

Quanto costerebbe davvero?

YouTube, ad esempio, ha investito più di 60 milioni di dollari in tecnologie per identificare i contenuti, e SoundCloud ne ha spesi più di 5 per sviluppare un suo sistema di filtraggio alla cui manutenzione e aggiornamento cui lavorano costantemente sette persone a tempo pieno (fonte: CopyBuzz: indagine sul costo degli strumenti di tutela del copyright).

È vero che Audible Magic, uno dei sistemi più utilizzati, costa 900 euro al mese circa, ma consente di filtrare solo fino a 5000 file musicali (quindi niente video): per farvi un esempio, qualche anno fa ogni minuto venivano caricate su SoundCloud dodici ore di contenuti audio, che si risolvevano in decine di migliaia di dollari di spese solo per la licenza di Audible Magic.

E naturalmente non sarebbe quello l’unico costo, perché la proposta sul copyright copre tutti i tipi di contenuti frutto dell’intelletto (parole, musica, coreografie, sceneggiature, immagini, disegni, sculture e quant’altro) per i quali non esiste un vero e proprio metodo di valutazione, e che quindi rendono eventuali controlli anche molto facili da “imbrogliare”.

Che senso avrebbe allora implementare degli strumenti costosi, facili da aggirare e limitati, a parte danneggiare (e anche parecchio) utenti, creatori di contenuti, startup, aziende e piattaforme in generale?

Parliamone insieme, magari in poche parole.

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