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Lotta alle fake news: arrivano i chatbot

Posted on 27 Lug 2017
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La tecnologia può aiutarci a contrastare le fake news? Grazie allo sviluppo di specifici chatbot anche questo è possibile

Chiunque abbia mai provato a contattare un’azienda attraverso un call center sa quanto possa essere lento e frustrante il processo. Anche con gli aggiornamenti e l’applicazione delle pratiche base per migliorare l’esperienza dell’utente non c’è molto da fare per migliorare la situazione, perché nella maggior parte dei casi la persona che risponde al telefono sta guardando attraverso più CRM ed è limitato dalla velocità dei programmi. Tuttavia, i nuovi sviluppi tecnologici hanno aperto le porte a una soluzione più veloce e semplice: i chatbot.

Un chatbot può avere una conversazione con un cliente, ma non è limitata dalla tecnologia perché gli algoritmi di AI sono incorporati nel software. Nella maggior parte dei casi, i chatbot utilizzano l’applicazione Messenger di Facebook per comunicare con i clienti. Una persona può digitare o fare una domanda e il chatbot risponde con le informazioni giuste. A seconda della situazione, molti chatbot possono apprendere da ciò che un utente dice per personalizzare l’interazione e per costruire interazioni future. Ad esempio, se un cliente parla con un chatbot e chiede consigli sui film, il chatbot può ricordare quale film il cliente ha visto e seguito per fornire una risposta pertinente. I chatbot hanno la capacità di trovare enormi quantità di dati in pochissimo tempo e il tempo è il nuovo valore che determina la bontà di un consiglio o della risoluzione di un problema.

Ma quindi come possono i chatbot contrastare le fake news?

come possono i chatbot contrastare le fake news

Nonostante gli algoritmi di intelligenza artificiale siano oggi in grado di tradurre da una lingua all’altra, non è facile analizzare concetti complessi per stabilire in maniera del tutto meccanica se una notizie è vero oppure falsa. Sia Facebook che Google hanno infatti provato a contrastare le fake news tramite i loro algoritmi, ma questa impresa rappresenta un bel grattacapo per le due grandi aziende. I chatbot invece potrebbero rappresentare la giusta strada tecnologica con cui arrivare a un punto sulla questione. La novità è tutta italiana, grazie allo sviluppo di una startup che vuole proprio abbattere la disinformazione in rete con un chatbot: Loudemy.com. Questo progetto vuole aiutare gli utenti ad andare contro tutto l’odio che spesso viene espresso sui social network e per fare da scudo contro le fake news che sempre più invadono le nostre giornate e minano il nostro diritto ad una libera informazione.

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Come funziona Loudemy: il chatbot che contrasta le fake news

Il chatbot in questione è stato creato per individuare parole e concetti che esprimono odio o negatività, intolleranza verso l’altro o notizie prive di fondamento. Come è possibile? Grazie ad una approfondita analisi del testo! La lingua italiana è sicuramente tra le più ambigue al mondo a causa dell’accoppiamento di parole che insieme assumono un significato terzo. Ti faccio un esempio: immagina l’espressione bello schifo. Un qualsiasi algoritmo potrebbe attribuire un punteggio neutro a questa esclamazione, dando a bello un +1 e a schifo -1. Tutti noi però sappiamo che non è assolutamente così. Questa teoria però va a cadere quando trattiamo lo specifico tema dell’intolleranza online che prende vita tramite specifici concetti e parole che, una volta inserite in un database o in un dizionario online presumibilmente utilizzato dal chatbot, diventano immediatamente riconoscibili.

Quello che fa Loudemy non è cancellare commenti o bannare persone, come invece erano soliti fare altri strumenti realizzati in precedenza. Il compito di questo chatbot contro le fake news è proprio quello di offrire una contro informazione veritiera. Il suo intervento nella conversazione prevede infatti la pubblicazione di informazioni utili e dati commentati per stemperare i toni assunti dall’utente in questione e portare una tesi supportata da ricerche per provare che non è esattamente come appena espresso.

Quando l’essere umano chiede alla tecnologia di distruggere qualcosa che lui stesso ha creato

chatbot per contrastare le fake news

In buona sostanza quindi si sta rincorrendo questa idea della realizzazione di un bot per contrastare le fake news che noi stessi abbiamo creato nel tempo. Con lo sviluppo dei social network e le possibilità di guadagnare online, si sono moltiplicati i siti acchiappaclick che utilizzano questi espedienti per allarmare gli utenti che, spinti dalla paura, leggono la notizia falsa. Lì dove l’essere umano non può più intervenire, si fa ricorso alla tecnologia. Loudemy sicuramente ha ottime probabilità di combattere l’odio online, ma contrastare le notizie false non è di certo cosa semplice proprio a causa delle ambiguità della lingua di cui ti abbiamo parlato precedentemente. Non è semplice intercettare all’interno della conversazione dei concetti che non corrispondono alla realtà, in quanto il bot dovrebbe essere in grado di scavare tra svariate fonti per stabilire se quella affermazione deriva da una fake news o meno.

Al momento tutti gli sforzi sono basati sulla ricerca fatta a partire dall’elaborazione naturale della lingua, che insegna all’intelligenza artificiale come leggere un testo, comprendere i concetti all’interno e fornire informazioni sul suo significato. L’apprendimento moderno della macchina per l’elaborazione naturale della lingua è in grado di fare cose come tradurre da una lingua all’altra, perché tutto ciò che deve sapere è già nella sua libreria. Altra cosa invece è individuare delle rivendicazioni in una conversazione, tracciare informazioni attraverso centinaia di fonti e dare un giudizio circa la verità o meno di quella affermazione stessa. Tutto ciò si basa su una comprensione olistica del mondo, la capacità di concatenare i concetti che non sono connessi con parole esatte o uno specifico significato semantico.

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