Ancora tasse dall'Europa; stavolta tocca ai link

Nuove tasse dall’Europa: che cos’è la link tax?

Posted on 05 Ago 2017
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La Link Tax è uno degli aspetti più discussi e criticati della Direttiva Copyright presentata dalla Commissione Europea. Quella del diritto sul copyright online è una battaglia che si sta combattendo ormai da anni. Da un lato abbiamo i grandi editori che faticano ancora a stare dietro alle tempistiche e alle meccaniche della rete. Dall’altro le grandi compagnie di internet come Google, Yahoo, etc che invece si sentono quasi ricattate e cercano quindi di far falere le proprie ragioni.

Tra i due litiganti sicuramente non sono gli utenti a goderne che, nella link tax trovano uno strumento che li danneggia e ne limita la possibilità di accedere alle informazioni. Cerchiamo di capire meglio cosa è la Link Tax e cosa cambia per le persone comuni oltre che per i piccoli editori (ne avevamo parlato qui).

Vogliono tassare addirittura i link: che cos’è la link tax?

È già da un po’ che la Commissione Europea tenta goffamente di trovare una soluzione del diritto d’autore online. Tutelare il diritto d’autore su internet non è semplice, ma non per questo la soluzione è tirare fuori regolamenti senza nè capo, nè coda come per esempio la link tax. Ma cos’è precisamente questa link tax di cui sentiamo tanto parlare?

Di tutte gli articoli della proposta della Commissione Europea, il documento è lungo ben 182 pagine, probabilmente il più interessante è l’articolo 11. È stato ribattezzato con il tempo con il nome di link tax o ancillary copyright. La link tax è quello che in burocratese viene chiamato un diritto connesso, ovvero, prendendo come esempio una testata giornalistica il diritto d’autore spetta al giornalista che ha scritto l’articolo, ma l’editore ha il diritto connesso per pubblicarlo e distribuirlo.

In poche parole la link tax da il potere ai grandi editori di dover essere pagati per i link che portano ai loro contenuti. In pratica quando un sito come Google o un utente postano su internet un link o uno snippet (il testo che accompagna i link sui risultati di ricerca per esempio), la link tax farebbe in modo che su quel link si debba pagare.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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La link tax non è la soluzione al problema

Non è una novità che in molti paesi si sia tentato di salvare il mercato dell’editoria negli scorsi anni. Una delle soluzioni tentate è stata cercare d’imporre alle compagnie di pagare una tassa sui link che portavano a siti di notizie, dove di fatto quelle notizie erano fruibili gratuitamente. Alcune compagnie hanno ceduto, è vero, finendo così per pagare. Google però non è voluta stare al gioco ed ha deciso di difendersi con le unghie e con i denti.

Le leggi sull’ancillary copyright in Spagna costringevano di fatto l’azienda a pagare. Il risultato è stato che Google ha deciso di oscurare il suo servizio Google News sul territorio spagnolo, danneggiando i piccoli publisher e le persone comuni che si sono trovate con una fonte d’informazione in meno. Clicca qui per un approfondimento su quello che è successo in Spagna.

In Germania non è andata decisamente meglio. Nella sua versione tedesca la Link Tax concentra maggiormente i suoi sforzi sul testo e le immagini. Quello che è successo in Germania ha avuto un esito molto simile a quello spagnolo. Google ha smesso di dare accesso ai siti di notizie dei giornali. Le conseguenze non hanno tardato a farsi vedere. Gli editori tedeschi si sono visti costretti a fare marcia indietro preferendo rinunciare all’essere pagati piuttosto che perdere i proventi dalle visite relative al linking da parte di Google.

Osservando la Link Tax sia nella sua forma più generica che, nelle versioni spagnola e tedesca, è facile notare come il fulcro della questione sia trovare un modo per guadagnare da parte degli editori piuttosto che difendere la proprietà.

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La link tax non solo è inutile, ma dannosa

Che la link tax non sia una soluzione al problema del copyright in rete è sotto gli occhi di tutti. Lo scopo dichiarato è quello di proteggere il diritto d’autore. All’atto pratico però, ogni proposta e modifica effettuate sulla direttiva sono volte a mettere una toppa alla crisi economica che ha colpito i grandi editori finendo in realtà per essere dannosa per tutti, ecco i motivi:

  • Se l’articolo 11 dovesse entrare in vigore e le compagnie di internet come Google fossero costrette a pagare per linkare ai contenuti, i consumatori sarebbero i primi a pagarne le conseguenze con un automatico aumento dei prezzi.
  • Chiunque legga i documenti relativi alla Link Tax si accorge che il diritto d’autore centra poco o niente con quello che viene citato nell’articolo. Il diritto d’autore viene usato come diversivo per nascondere la vera intenzione di tutto questo; riuscire a guadagnare da internet dove fino ad ora i grandi editori hanno avuto difficoltà a mettere le mani.
  • I piccoli editori in Spagna e Germania sono stati quelli maggiormente danneggiati rispetto ai grandi editori che ne sono usciti nettamente meno vulnerabili;
  • La Link Tax non tiene minimamente in considerazione i consumatori. Li vede solo come una fonte di guadagno ed ignora totalmente il fatto che anche gli utenti comuni generano contenuti e che all’atto pratico sarebbero costretti a non poter condividere o creare nuovi contenuti non avendo gli strumenti per poter sostenere una fee.

Cosa possiamo fare per difendere il nostro diritto ad informarci e informare?

Allo stato attuale, la direttiva continua a rimbalzare tra i vari organi competenti e le associazioni. Da un lato abbiamo coloro che non avrebbero altro che da perderci dalla sua entrata in vigore e che hanno compreso che il documento nella sua forma è semplicemente un palliativo e non risolve assolutamente nessun problema, dall’altro abbiamo i grandi editori che credono che se un link porta ad un loro contenuto allora quelle semplici parole su cui clicchiamo siano di loro proprietà e che quindi sia giusto trarne un guadagno.

In questa situazione, l’unica cosa che ci rimane da fare è far sentire la nostra voce e dire chiaramente che non intendiamo lasciarci togliere il diritto all’informazione. Il modo più semplice per farlo è firmare la nostra petizione.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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