Ancillary Copyright ed editoria, cosa ci aspetta? Lo abbiamo chiesto a Ciro Pellegrino

Abbiamo intervistato Ciro Pellegrino, capo cronache di Fanpage.it

È un grande piacere parlare con Ciro Pellegrino, a proposito dell’Ancillary Copyright nel contesto dell’editoria italiana.

Mi chiamo Ciro Pellegrino e sono un giornalista ormai da 20 anni. Molti li ho passati a fare il cronista, oggi sono capo servizio a Fanpage.it. Insegno Etica e Deontologia del giornalismo all’università Lumsa. Da tempo mi occupo delle questioni che riguardano l’editoria italiana e i social network. Ho un blog e una newsletter su Napoli, la mia città.

Quali sono secondo te i rischi di quanto sta accadendo in UE a proposito dell’Ancillary Copyright?

Secondo me il copyright ausiliario danneggia il giornalismo online, in particolare quello di qualità.
Motivo? Di cosa parliamo, bene chiarirlo.
Parliamo di aggrapparsi alle “anteprime” degli articoli per far traffico sui motori di ricerca, o alle info ‘base’ (meteo, traffico veicolare, addirittura oroscopo): questo è raschiare il fondo del barile. Anziché ripensare e investire, gli editori – non tutti per fortuna – si arroccano per un pugno di clic.
E contro chi, poi? Contro quello stesso motore (Google) che a sua volta è anche la gigantesca concessionaria pubblicitaria di gran parte dei siti web?

In che condizioni verte l’informazione italiana, secondo te?

Pessimo. Le ragioni sono editori poco inclini all’innovazione e interessati al guadagno immediato a scapito della qualità. Abbiamo legioni di giornali e periodici cartacei fotocopia, senza identità né prospettiva, legata ai bei tempi che furono. E una platea di testate online che tranne alcune eccezioni è avvilente.

Cosa ne pensi della questione fake news? In Italia siamo messi meglio o peggio di altri paesi?

I mistificatori e i manipolatori esistevano, esistono, esisteranno. L’informazione è una commodity, se n’era accorto pure lo speculatore Gordon Gekko nel film Wall Street («The most valuable commodity i know of is information»). Logico che si tenti di distorcerle a proprio uso e consumo.

A proposito di fake news, pensi che una “censura” sia da applicare a monte (il modo di lavorare degli editori deve cambiare radicalmente), o che siano preferibili le modifiche agli algoritmi e a come funzionano le piattaforme che ospitano i contenuti?

Abbiamo leggi. Abbiamo codici deontologici. Abbiamo Authority. Ma cos’altro dobbiamo inventarci? Il legislatore deve sfornare una nuova normativa mettendoci dentro la parola ‘internet’? Sicuramente è giusto tenere sotto pressione le piattaforme che devono affinare i meccanismi di segnalazione e i filtri. Ma di altre leggi non sento la mancanza.

Perché secondo te in Germania e Spagna è passato il provvedimento sull’Ancillary Copyright (e in altri paesi no)?

Penso semplicemente che le aziende editoriali si sentissero più forti. Il tempo sta dimostrando che non è così.

I piccoli editori rischiano di essere penalizzati, quali credi che sarebbero gli effetti sui giornalisti e cronisti?

Restrizione degli spazi per realizzare inchieste costose o lunghe, meno fiducia ai giovani cronisti. Insomma, una accelerata ad un processo già in atto.

Quale sarebbe lo scenario per i lettori? Quali conseguenze potrebbe avere questa legge sull’utente finale?

Meno giornalismo. Meno conoscenza. Meno libertà. Uno scenario pessimo

Secondo te, non si parla ancora troppo poco della questione dell’Ancillary Copyright?

Ma quando smettiamo di chiamarlo – almeno in Italia – ancillary copyright che è incomprensibile e troviamo un termine più comprensibile dal vasto pubblico?

 

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