Ancillary Copyright: quando, dove nasce e punti principali

Incorporare un tweet è illegale: la sentenza del tribunale di New York

Posted on 21 Mar 2018
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Incorporare dei tweet all’interno di una pagina web, secondo una sentenza emessa dal tribunale di New York equivale a un aut auto che suona così:

“Se condividi, ti arresto”.

Tutto inizia nel 2016 con una fotografia, scattata da Justin Goldman, al giocatore di football americano Tom Brady. Inizialmente condivisa su Snapchat, l’immagine è stata condivisa su Twitter e il link generatosi è stato poi incorporato negli articoli pubblicati su diverse testate giornalistiche americane.

Fin qui, tutto nella norma se non che, ad un certo punto, Goldman ha deciso di citare in giudizio colossi della comunicazione e dell’informazione come Yahoo e Vox Media rendendo esecutivo il se condividi, anche se è solo un tweet, ti arresto.

Perché?

Incorporare un tweet: questione di link o di server?

La condivisione è la filosofia di base del mondo online ma ci sono dei confini sottili da non superare se non si vuole cadere nella violazione del copyright.

Non è la prima volta che si danno multe salatissime per aver condiviso link e immagini che hanno fatto innervosire gli autori di tali contenuti i quali, per violazione del copyright, non si sono tirati indietro nel fare causa ad aziende e aggregatori di notizie che, nel settore del marketing e della comunicazione, sembrano fare il bello e il cattivo tempo con e per mezzo della pratica della condivisione.

Le violazioni di copyright però differiscono caso per caso e vanno accertate.

Nei post precedenti ti abbiamo raccontato:

Da questa carrellata sembra che la questione sul copyright stia sfuggendo di mano un po’ dappertutto. Basta incorporare un tweet con l’intento di citare la fonte di provenienza dell’immagine che ritrae Tom Brady per far sì che alle maggiori agenzie di stampa americane arrivi una notifica che non promette niente di buono.

Il punto del caso Justin Goldman contro Yahoo e Vox Media non sta tanto nella condivisione di un tweet ma da dove questo tweet è stato tratto. In tal senso, dalla questione di link si è passati a una questione di server.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Perché incorporare un tweet equivale a violare il copyright e i diritti d’autore?

Ciò che si contesta alle agenzie di comunicazione d’oltreoceano è da dove è stata tratta (e incorporata) l’informazione di base. L’immagine di Tom Brady, infatti, è stata pubblicata da Goldman su Snapchat e solo in un secondo momento è passata su Twitter.

È altamente probabile che il tribunale di New York abbia dato ragione a Goldman perché il tweet incriminante è diventata la prova di un furto di informazioni o, per utilizzare il gergo giornalistico, di fuga di notizie. In tal caso, l’incorporare un tweet su una pagina web equivale a violare i diritti d’autore perché, anche se è legale mostrare immagini pubblicate su siti che ne possiedono i diritti non è detto che se vengono estrapolate da un contesto per essere inserite in un altro ciò non costituisca un illecito.

La distinzione che ha portato alla sentenza del tribunale di New York è molto sottile e secondo Wired:

“[…] relativizza l’importanza del server su cui l’immagine è archiviata colpevolizzando chi la inserisce in una pagina web.”

Infine, la minaccia del – Se condividi, ti arresto – potrebbe essere estesa anche a tutti i canali social e andrebbe a stravolgere le abitudini della libera condivisione, punto di forza del mondo digitale, da una piattaforma all’altra.

Se questo scenario si realizzasse si passerebbe da una realtà virtuale liquida a un mondo digitale stagnante. Ti piacerebbe?

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