Google Noticias: appunti dal caso spagnolo

Posted on 07 Giu 2017
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Gli effetti dell’Ancillary Copyright si sentono (eccome!) all’interno della Comunità Europea. Il caso spagnolo è un esempio di come l’attuazione della direttiva proposta può portare a delle conclusioni, anche poco felici per utenti, big player e piccoli editori.

L’assolata Spagna, infatti, rinuncia al suo aggregatore preferito – Google Noticias. Come è successo? Semplice, a partire dal 16 dicembre del 2014, Spagna e Google News si sono separati. Una separazione (parlare di divorzio è troppo definitivo!) che si è raggiunta con una serie di passaggi di cui vale davvero la pena parlare.

Solo mettendo a confronto le varie sfumature si può avere un quadro completo della situazione in materia di copyright.

Ancillary Copyright: cos’è, a cosa serve

Cosa ti abbiamo detto nei precedenti articoli? Prima di parlare del caso spagnolo e della cancellazione del servizio di News da parte di Google, facciamo un piccolo sunto:

  • l’ancillary copyright è una proposta di legge voluta dal parlamento tedesco che di fatto estenderebbe i diritti delle case editrici alle poche parole che il motore di ricerca (o chi per esso, come un aggregatore di notizie) mostra all’utente durante una ricerca (abstract o snippet)
  • tali aggregatori, siti e persino i social network dovrebbero “pagare” o mettersi d’accordo con i proprietari di quelle “poche parole” che anticipano il contenuto originale
  • questi (molti editori) dichiarano sacro il diritto di essere retribuiti anche per l’utilizzo parziale dell’anticipazione del contenuto.

Ovviamente, non tutti sono d’accordo e la situazione è (visibilmente) spinosa. I rischi sono davvero tanti, ma ne parliamo magari in un altro appuntamento. Ora che hai le coordinate, andiamo a capirci di più sulla partita Spagna-Google Noticias.

Google Noticias e l’applicazione dell’Ancillary Copyright in Spagna 

Il primo embrione della proposta chiamata Ancillary Copyright nasce in Germania a gennaio del 2013. Mentre il 16 dicembre 2014 la Spagna formula una nuova legge sulla proprietà intellettuale (Ley de Propriedad Intellectual) che viene approvata il 1° gennaio 2016. All’apparenza potresti benissimo pensare che la Spagna è una meravigliosa meta di vacanza con spiagge bianche ed un clima invidiabile ma per un consumatore medio spagnolo è impossibile consumare un drink in spiaggia e leggere le notizie da Google Noticias (il nostro Google News). Incredibile!

Ogni azione ha le sue conseguenze: secondo quanto riportato su Wired, l’applicazione dell’Ancillary Copyright da parte della legislazione spagnola comporta non solo la tassazione degli snippets (estratti di testo) ma anche di titoli e link di rimando alla fonte di un qualsiasi contenuto.

In pratica, è come se gli spagnoli avessero a disposizione tutti gli ingredienti per fare una paella spettacolare e lasciarla su un tavolo a beneficio di nessuno.
Gli ospiti hanno paura ad assaggiarla perché:
1.chi amalgama o aggrega il tutto deve pagare un occhio della testa per avere, elencare e recapitare al cuoco ogni ingrediente in base alle caratteristiche qualitative. Gli aggregatori di notizie fanno questo: raccolgono tutte le informazioni più valide e interessanti e le dispongono sul “tavolo” del tuo computer o smartphone. A quanto pare, l’indicizzazione sui motori di ricerca non è poi una cosa così banale per chi usa il web per cercare ciò di cui ha bisogno e che vorrebbe condividere.

  1. chi ha il compito di servire la paella o contenuto rischia di essere multato perché non è messo nelle condizioni di capire se le materie prime a disposizione sono fresche e lavorabili. Se un’azienda vuole promuovere la tua attività online ha bisogno di attingere a contenuti che possono essere utili per spiegare cosa fa e cosa offre. Raccoglie materiale per farsi conoscere e, allo stesso tempo, lo rielabora e lo distribuisce attraverso una determinata strategia di comunicazione.

A queste condizioni, che tipo di prodotto (che sia una porzione di paella o un articolo online) pensi di ottenere tu, come consumatore finale? Raccontacelo nei commenti. 🙂

P.S. Se non ti è chiaro l’esempio tratto con la paella, prova a fare lo stesso ragionamento con una bella porzione di spaghetti con il sugo. Prova a immaginare una legge in cui i produttori di conserve sono tassati per ogni singolo pomodoro e di tutte le parti che lo compongono e… insomma, hai capito! Firma la nostra petizione se vuoi evitare di non poter mangiare più i tuoi spaghetti con il sugo 🙂

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