Le fake news sono pericolose per la democrazia?

Le fake news sono pericolose per la democrazia?

Posted on 12 Ago 2017
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Le notizie false che girano in Rete sono diventate quasi indistinguibili da quelle vere. Tante volte la realtà supera la fantasia e, onestamente, chiunque si troverebbe in difficoltà se gli venisse chiesto di indovinare quanto è vera la notizia che sta leggendo.

Le fake news come strumento di polarizzazione del pubblico

Forse non tutti sanno che alcune persone, per mestiere, producono fake news e le diffondono. Questo fatto dovrebbe far riflettere sulla potenza dell’informazione: una notizia può essere creata da zero e arricchita degli elementi necessari, come i bottoni, gli accessori e le finiture di un vestito.

La cosa peggiore è che possono essere usate, in maniera mirata, per polarizzare l’opinione di un determinato pubblico. Pensa a quando il pubblico in questione sono tutti i lettori di un giornale o tutti gli iscritti o simpatizzanti di un determinato partito politico: le conseguenze possono essere catastrofiche, anche perché di solito le fake news diventano uno strumento per far aumentare il livello di violenza verbale, odio e volgarità.

A questo dobbiamo aggiungere che la velocità di circolazione delle informazioni, propria della Rete, aumenta il potere delle fake news quando vengono utilizzate per semplificare in maniera estrema i problemi complessi, generando superficialità e il fenomeno di polarizzazione che gli addetti ai lavori amano chiamare “gentismo”, una sorta di estremismo online, che per qualcuno è addirittura pericoloso per il benessere della democrazia e della libertà di informazione, che già non se la passano benissimo per conto loro.

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Come si possono combattere le fake news?

Si discute da tempo anche dell’eventualità (e delle modalità) di regolamentarle: le istituzioni e i loro rappresentanti temono che non basti affidarsi all’etica professionale dei giornalisti, e a essere sincero non me la sentirei di dar loro completamente torto, viste le notizie che vediamo girare ogni giorno.

È poco ma sicuro che bisogna trovare delle armi di difesa, e tra le mille proposte (leggi, algoritmi, autorità di censura, abolizione dell’anonimato) ne voglio citare una che ho trovato particolarmente brillante. Un’emittente radio-televisiva norvegese sta sperimentando un metodo molto creativo, partendo dalla premessa che difficilmente le persone, prima di condividere un articolo, lo leggono e soprattutto lo capiscono (qualcuno legge solo il titolo, qualcun altro legge lo snippet).

E sappiamo bene che i titoli possono essere fuorvianti, ancora di più quando sono fatti apposta per esserlo. Per evitare di alimentare il fenomeno del “leone da tastiera”, e forse anche per calmare i lettori, hanno inserito un quiz alla fine degli articoli. Un esame in pratica: chi non lo supera, non può commentare. Un chiaro invito a fermarsi un attimo, capire bene, verificare prima di scrivere qualcosa di cui ci potremmo pentire.

Un invito che mi sento di condividere.

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