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Perché Facebook non ti fa più modificare l’anteprima degli articoli?

Posted on 09 Ago 2017
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Quello che accade è che – anche – Facebook ha deciso di darci un taglio con le bufale online. Facebook sta lottando da tempo contro la diffusione delle pratiche per spingere le fake news, come il click baiting.

Sapevi che il click baiting è la tecnica che utilizza il titolo dell’articolo come esca per costringere l’utente a cliccare sul link. Questa esca da click (come la definisce qui Wikipedia) ha lo scopo di attirare il maggior numero di utenti possibili per mostrare il messaggio pubblicitario o fare visite ad una determinata pagina. Il click baiting è una delle tecniche più diffuse per guadagnare sul web senza troppo sforzo ma, dopo un po’, comincia a diventare faticoso: trovare sempre nuove notizie interessanti per l’utente è complicato. Ecco perché, dopo un po’, inevitabilmente, si cominciano ad utilizzare le fake news, meglio conosciute come bufale online. 

Siccome i social network riescono ad arrivare proprio a tutti, può capitare che alcuni titoli acchiappaclick circolino sulla piattaforma Facebook. L’azienda che gestisce questo social network ha deciso di correre ai ripari perché questa tipologia di contenuto mina l’esperienza di navigazione degli utenti.

Lotta al clickbaiting, alle bufale online e premi ai siti verificati e veloci

La politica di Facebook contro le bufale è sempre stata chiara: no al clickbaiting, no alle fake news. Queste tecniche danneggiano la qualità dell’esperienza utente alla quale Facebook tiene particolarmente.

Per rendere la tua permanenza sulla piattaforma sempre piacevole (almeno per la maggior parte del tempo) Facebook cambia ed aggiorna il suo famoso algoritmo. Anche in questo caso, quindi, un aggiornamento dell’algoritmo è il nodo centrale della questione: Facebook decide, quindi, di disabilitare la modifica dell’immagine di anteprima, del titolo e della descrizione del contenuto visibile sulla tua bacheca.

Qual è il motivo di questa decisione?

Facciamo un attimo un passo indietro, ti va?

La questione qui non è tanto del perché Facebook non ti fa più cambiare l’anteprima del titolo del tuo link oppure l’immagine. La questione è più profonda. Riguarda il perché modifica questo titolo di contenuto e del perché è tanto attento ai link condivisi.

Il problema è che le persone condividono leggendo appena il titolo dell’articolo e l’anteprima e, altre volte, semplicemente leggendo il titolo e guardando l’immagine. Questa leggerezza quando si condivide una notizia, un articolo o un qualsiasi contenuto favorisce la proliferazione delle tecniche di clickbaiting e similari, la diffusione delle bufale online e – ancora più grave – della disinformazione.

Tutta questa leggerezza non è, ovviamente, voluta dagli utenti. La quantità di informazioni assurda da cui siamo stimolati continuamente favorisce una lettura distratta ed una condivisione ancora più veloce. Sono facilissimi quindi gli strafalcioni: incappare in una fake news e condividerla può capitare davvero a tutti, anche ai lettori più attenti.

Facebook contro le fake news

Prima l’amministratore di una pagina Facebook, in soldoni, poteva tranquillamente modificare immagine di anteprima (quella che vedi apparire sulla tua bacheca, in pratica), il titolo e la descrizione del link che anticipava l’articolo. Oggi, per combattere le fake news, questi tre elementi non possono più essere modificati.

Spam, contenuti ingannevoli, click baiting e bufale saranno – in qualche modo – limitati. Resta ovvio il fatto, però, che questa tipologia di contenuto non può essere “fermato” solo da un algoritmo ma che c’è sempre bisogno di un aiuto umano. Facebook ha, infatti, aumentato i propri “controllori” umani che gestiscono le segnalazioni che arrivano al centro di controllo del social network. Non solo, una consapevolezza maggiore degli utenti anche all’atto della segnalazione di spam o fake news più attenta porterebbe vantaggi all’intera comunità.

I pareri contrastanti di editori, blogger, specialisti del settore e della community

I pareri della community sembrano essere piuttosto discordanti.

Secondo Repubblica.it, poi, “chi abuserà del proprio potere in qualsiasi modo, per esempio rappresentando in maniera ingannevole un contenuto o spammando materiale che viola gli standard della comunità di Facebook, lo perderà. Un modo per assicurarsi che la descrizione visualizzata sulla rete sociale corrisponda effettivamente a quanto viene scritto nell’articolo. Senza taroccamenti.”

Secondo Claudio Gagliardini – uno dei soci di seidigitale.com – la misura è forse un po’ morbida. “Non risolverà il problema, purtroppo. La vedo più efficace rispetto al fenomeno del click baiting, sicuramente. Anche in questo caso, però, fatta la legge è piuttosto semplice (per i meno corretti) trovare l’inganno. A mio avviso il problema è, più in generale, che in qualsiasi modo si cerca di ostacolare gli scorretti si finisce quasi inevitabilmente per rendere la vita più complicata di chi scorretto non è, o peggio, per costringere questi ultimi a trovare scappatoie per continuare a fare le cose nel modo giusto, come se giusto non fosse.

Per rispondere alla considerazione di Claudio, però, sembra che un nuovo aggiornamento di Facebook sia arrivato a premiare chi lavora sodo, anche sull’ottimizzazione dei propri siti in funzione di una esperienza di navigazione migliore per l’utente. In questo articolo, Maria Pia De Manzo di Web in Fermento, spiega in modo davvero semplice ed efficace il perché Facebook riveda il newsfeed per il formato link, premiando i siti più veloci.

Anche Claudio Marchetti (Seo specialist) e Veronica Ramos (social media specialist) hanno un parere non proprio positivo sulla questione, offrono interessanti spunti di confronto:

“Una scelta che forse andava ponderata di più. Se voglio debellare le fake news devo puntare anche su altri sistemi. Sicuramente introdurre un algoritmo che analizzi il comportamento degli utenti, per trovare casistiche atipiche (così da identificare una fake news) e un maggior vantaggio per chi produce contenuti di qualità. Se non si offre un incentivo, le persone difficilmente cominciano ad agire.”

Insomma, incentivi e premi a chi combatte le fake news? Potrebbe essere un’opzione da tenere in considerazione?

Le soluzioni quali sono?

Quali sono le soluzioni per chi non ha nessun interesse nel fare click baiting o innescare la catena delle fake news? Insomma, chi fa contenuti utili o chi – semplicemente – vorrebbe essere libero di modificare a piacimento i propri link prima della pubblicazione cosa possono fare?

Veronica Gentili, in uno degli ultimi articoli per il suo blog – uno dei punti di riferimento per il Facebook Marketing in Italia – scrive:

La scelta di Facebook è molto forte, specialmente perché va a colpire tutti quei gestori di Pagina che lavorano con siti non proprio ottimizzati (e sono davvero tanti), il cui unico modo di rendere un po’ più appetibili i link condivisi era appunto quello di migliorarne immagine, titolo e descrizione.

Se l’anteprima non è come vorreste, basta inserire il link in questione nello Sharing Debugger che vi permetterà di vedere quali sono gli errori rilevati e di aggiornare il contenuto (e quindi l’anteprima).”

Più di così non possiamo aiutarti! Tu cosa ne pensi di tutta questa storia?

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