Europa contro le multinazionali: chi ce l’ha con chi?

Posted on 23 Mag 2018
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Nelle ultime settimane si parla sempre più di entrata in vigore di GDPR, acronimo che sta per Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. La data prevista è il 25 maggio, praticamente tra pochissime ore, e tutti i soggetti presenti sul web dovranno allinearsi, modificando le informative privacy. In Italia, qualcuno lo ricorderà, ci siamo dovuti tutti adattare entro il mese di giugno 2015 a proposito della normativa sui cookie, ma stavolta la confusione è stata ancora maggiore perché il provvedimento ha riguardato tutta Europa e non soltanto noi. Insomma: Europa contro le multinazionali, nella battaglia della difesa dei dati dei cittadini europei.

Google, così come altri big del tech, ha garantito il proprio impegno conformandosi alla normativa, rivedendo anche la policy sulle privacy per garantire semplificazione e trasparenza. Ad esempio, dalla sezione Account personale, ogni utente potrà controllare la gestione dei propri dati, mentre è previsto un Data Transfer semplificato, tramite la piattaforma GitHub, per permettere a tutti di controllare di servizio in servizio come sono condivise le nostre informazioni.

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Europa contro le multinazionali: è così?

Sembra che L’Europa abbia un problema con le multinazionali: proviamo a capire perché.

Il clima in Europa sembra essere ancora molto turbolento, a causa sicuramente dello scandalo Cambridge Analytica – che nello specifico riguardava, però, Facebook – che di certo non può aver lasciato in eredità un sentimento positivo nei confronti dei giganti del web. Da parte delle istituzioni, e in generale dei vertici europei, lo scetticismo non è certo una novità.

Complice la complessa gestione delle direttive e relative applicazioni nei diversi paesi – i quali, ricordiamo, legiferano autonomamente, in tempi e modi diversi – negli ultimi anni si è parlato moltissimo di alcune istanze degli organi UE che sembravano andare nella direzione della “punizione” dei colossi del web.

E mentre, è notizia delle ultime ore, il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani richiede la diretta streaming dell’incontro del 22 maggio tra Zuckerberg e il Parlamento, non possiamo ignorare il fatto che, pochi giorni fa, lo stesso Tajani abbia espresso posizioni molto dure nei confronti di Google, dichiarando che “non si può essere contemporaneamente motore di ricerca e raccoglitore di pubblicità”.

La dichiarazione di Tajani è strettamente collegata alla querelle relativa alla Link Tax di cui abbiamo parlato a lungo, e raccoglie ancora scetticismo e preoccupazione nei confronti del motore di ricerca leader del mercato, sorvolando sul fatto che tutti, ormai, da Google a Bing passando per Facebook, si siano allineati al GDPR.

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Perché Il Parlamento Europeo minaccia Google?

Minaccia alla concorrenza, elusione del fisco negli stati membri, battaglia sul copyright: sono sempre state queste le critiche mosse a Google, eppure dopo le misure adottate in Germania prima e in Spagna dopo, è diventato evidente che gli effetti negativi delle misure anti Google di matrice europea a cui abbiamo assistito, sono stati soprattutto a carico dei piccoli editori, che poi erano i soggetti che la Commissione europea dichiarava di voler tutelare.

L’avvento della questione dell’ancillary copyright – l’ormai famoso copyright ausiliario – imposto ai motori di ricerca che mostrano brevi pezzi di testo, non ha fatto altro che penalizzare fortemente la visibilità di quei contenuti mostrati nelle pagine di ricerca.

Inoltre, vale sempre la pena ricordare che su Google News non è presente pubblicità, motivo per cui, quando Google viene utilizzato come aggregatore di notizie, non sta guadagnando dalle nostre ricerche, ma soltanto fornendoci un servizio di raccolta di informazioni che noi stiamo cercando.

La dichiarazione di Antonio Tajani giunge un po’ in ritardo rispetto a battaglie e avanzamenti in materia avvenuti proprio negli ultimi mesi, e riflette una scarsa consapevolezza degli effetti negativi che potrebbe avere una manovra censoria estesa a tutti gli Stati membri.
Sta di fatto che, al momento, possiamo soltanto augurarci che tra Parlamento europeo e Facebook l’incontro abbia esiti positivi e aiuti a distendere il clima di tensione. E soprattutto che non ci si ostini ad andare nella direzione della punizione preventiva di altri operatori del web, portando avanti la battaglia dell’ancillary copyright.

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