Come riconoscere un'immagine fake

La direttiva sul copyright è stata approvata e ora?

Posted on 12 Set 2018
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L’Europa ha votato e la proposta sul copyright è passata. Per gli utenti e le piattaforme non sarà un futuro roseo.

La posizione tutta italiana contro la riforma

Il Ministro Di Maio obietta: si tratta di censura vera e propria, l’Italia sarà pronta a dare battaglia contro il bavaglio al web. Luigi Di Maio è completamente contrario alla riforma sul copyright tacciando il provvedimento di essere, in pratica, semplicemente censurante e basta, senza portare un reale miglioramento alla situazione.

Alla follia della link tax si aggiunge anche il filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti: così commenta ancora il Ministro Di Maio a proposito del risultato della votazione.

“Una vergogna tutta europea: il parlamento europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande fratello di Orwell. La rete deve essere mantenuta libera e indipendente perché si tratta di un’infrastruttura fondamentale per la libera espressione dei cittadini oltreché per il sistema Italia e per la stessa Unione Europea. Per questo motivo continueremo con ancora più impegno a batterci per eliminare i due articoli più controversi della direttiva: l’articolo 11 che prevede l’introduzione della cosiddetta ”link tax’ e l’articolo 13 che mira a introdurre un meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti inseriti dagli utenti sul web. Lo faremo a partire dai prossimi negoziati che vedranno impegnati i governi degli Stati membri della Ue, il Parlamento europeo e la Commissione. Sono fiducioso che la prossima volta che la plenaria di Strasburgo sarà chiamata ad esprimersi sulla direttiva copyright l’esito sarà ben diverso”.

Chi ha votato e come

In aula ci sono stati ben 438 voti a favore della proposta, 226 contrari e soltanto 39 astenuti. Numeri che hanno ribaltato completamente i risultati della scorsa sessione di luglio dove era chiarissima la posizione generale, contro la riforma – appunto.

La richiesta di eliminare gli articoli 13 ed 11 sono state totalmente ignorate, nonostante le richieste di EFDD e M5S ripetute a gran voce.

Quali sono le conseguenze dell’approvazione della direttiva?

La proposta di direttiva fatta da Alex Voss in commissione avrà ripercussioni davvero terrorizzanti sulla rete e sulla nostra libertà:

  • gli editori avranno diritto ad un equo compenso da parte di chi utilizzerà link ai loro articoli mentre le piattaforme di condivisione dei contenuti (come aggregatori di notizie, social network e simili) saranno responsabili per quello che condividono gli utenti quindi dovranno preventivamente moderare i contenuti.
  • Semplice, le piattaforme dovranno compiere una censura preventiva sui contenuti e pagare (facendo, poi, di conseguenza pagare un prezzo maggiorato dei servizi agli utenti ed in termini di pressione pubblicitaria sui contenuti “liberi”) il proprietario dei diritti su quello specifico contenuto.
  • Il pluralismo informativo a cui siamo abituati cesserà di esistere, la libertà di comunicazione online altrettanto: niente più memi, censura sulle opinioni, diritto all’oblio. Insomma, una serie di misure che potrebbero (anzi, cambieranno) il nostro modo di vivere la rete ma non solo.

Il Sole24Ore, inoltre, evidenzia che

Viene introdotta la misura ribattezzata «upload filter» (filtro sugli upload). In breve, le piattaforme online sono chiamate a «siglare contratti di licenza con i proprietari dei diritti, a meno che questi non abbiano intenzione di garantire una licenza o non sia possibile stipularne». In assenza di un accordo, gli stessi fornitori di servizi online devono predisporre «misure appropriate e proporzionate che portino alla non disponibilità di lavori o altri argomenti che infrangano il diritto d’autore o diritti correlati». Dalla misura, come precisa lo stesso testo, sono esclusi aggregatori di notizie piccoli o micro, enciclopedie libere (come Wikipedia) o piattaforme open source.

C’è ancora speranza per la rete?

La direttiva non diventerà legge prima del 2021. I singoli paesi dell’Unione Europea dovranno scegliere se adottare o meno questa tipologia di direzione. Sappiamo bene, però, che l’ingerenza europea è molto forte quindi le speranze sono davvero esigue.

La posizione di uno dei più stimati internauti, Rudy Bandiera, ben chiarisce quello che ci aspetta:

La riforma del copyright approvata oggi dal parlamento europeo strizza l’occhio agli editori i quali, in crisi da anni per la perdita di lettori, adesso sono felici che una legge li tuteli. Peccato che…

– Non è una tutela ma un “tagliare il ramo su cui sono seduti”. Il già fragile ramo del fragile albero è composto dalle condivisioni social e dagli aggregatori come Google News i quali mandano traffico si siti, non il contrario.

– Non è che le persone NON leggono le notizie perché ne leggono un abstract ma leggono le notizie proprio perché ne leggono un abstract! Su Gnews, sugli aggregatori, sui social…

– Una tutela serve a difendere un diritto violato e non a difendere una posizione di comodo. O almeno così dovrebbe essere.

– Il Washington Post ha macinato profitti per il secondo anno consecutivo. Come ha fatto? Con oltre 1 milione di abbonamenti grazie a BUONI contenuti. Ma pensa, quindi è possibile fare editoria e guadagnare, pazzesco no?

A mio avviso la riforma del copyright, almeno per la parte riguardante social e aggregatori, è un tentativo di fare 3 cose: mantenere uno status quo che non esiste più, poter continuare a fare contenuti mediocri impunemente e guadagnando e fermare il mare con le mani.

L’Europa dovrebbe proteggere il nostro diritto di espressione, tra i diritti fondamentali del cittadino europeo. In questo modo li ha calpestati, anche alla grande. Sei d’accordo?

 

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