Direttiva sul Copyritght: il 90% degli italiani (sembra) a favore

Posted on 10 Set 2018
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Il 12 settembre si vota di nuovo, in Europa, per la direttiva sul Copyright. Ne abbiamo parlato così tante volte che ormai hai imparato tutto quello che c’è da sapere sugli articoli incriminati, vero?

Se non sai di cosa stiamo parlando, qui trovi un riassunto di tutto quello che c’è da sapere sulla direttiva sul Copyright.

Proprio a proposito della direttiva sul Copyright e sui suoi contenuti, l’indagine “Copyright & US Tech Giants” mette in campo un parere completamente opposto alla ricerca condotta da Unione Nazionale Consumatori di qualche tempo fa, che traggono conclusioni diametralmente opposte.

Dati interessanti, che vale la pena di leggere e su cui riflettere a fondo. Secondo l’indagine, infatti, il 90% dei cittadini europei sarebbe favorevole alla direttiva sul copyright. Analizziamo questi dati per comprendere meglio perché viene affermato questo.

Si parla di “plebiscito a favore della direttiva e contro l’eccessivo potere dei grandi giganti del web”. Il problema sta nel fatto che i numeri del campione analizzato  sono piuttosto ridotte – 800 persone dichiarate – ed hanno espresso un parere favorevole. Questo senza, però, specificare la tipologia di domande posta al campione stesso. In questo modo, purtroppo, non si può effettivamente sapere la natura dell’indagine stessa.

Secondo il comunicato stampa diffuso in questi giorni, infatti, i risultati dell’indagine “Copyright & US Tech Giants” sarebbero chiari: l’89% degli italiani sarebbe a favore della proposta di direttiva sul Copyright rispetto alla media europea che è appena sotto l’87%.

Il 90% degli italiano è davvero a favore della riforma?

Approfondiamo un attimo, però: gli italiani sarebbero favorevoli ad un giusto compenso per artisti e creatori di contenuti per la distribuzione delle proprie realizzazioni (o, per dirla in un modo comprensibile, opere) sulle piattaforme internet come Facebook e Youtube.

A parte il fatto che per YouTube e piattaforme internet, come Spotify ad esempio, esiste già da tempo un programma di royalties ben definito ma voi, sul serio, sareste disposti a pagare per qualcosa che forse userete una volta nella vita (prendete ad esempio YouTube Premium) o tutti i giorni (ricordate il macello di quando Whatsapp è stato messo a pagamento? Eppure era solo un euro, anzi 99 centesimi!). Insomma, quali sono le domande che davvero hanno portato a questo risultato?

Harris Interactive ha condotto lo studio per Europe for Creators, il movimento di cittadini, creativi ed associazioni che promuovono la proposta di direttiva per il Copyright. Sono otto i paesi europei che la società ha analizzato per un totale di oltre 6.600 persone, di cui 800 solo in Italia. Non vi sembra troppo ridotto come campione pensando che la popolazione europea che conta qualche milione in più di abitanti. Insomma, è davvero rappresentativo questo campione?

Qui trovi la campionatura utilizzata, invece, per il sondaggio condotto da Unione Nazionale Consumatori qualche tempo fa che mostra un risultato diametralmente opposto. Leggi con attenzione e troverai assolutamente un campione nettamente più rappresentativo.

Parliamo di link tax

La ricerca condotta da Harris Interactive, poi, esplora anche l’opinione che le persone hanno del famigerato articolo 11 della proposta presentata in commissione europea, quella che viene chiamata link tax.

Scopri che cos’è la link tax nel nostro approfondimento sul tema.

La link tax prevede un compenso a favore di chi crea contenuti ma non specifica purtroppo chi deve pagare chi, come si regolamenta la royality e di chi è la responsabilità del pagamento. Tutte queste variabili sono troppo aleatorie e provocheranno soltanto danni che andranno ad incidere in maniera irreversibile e poco prevedibili all’interno della rete, così come la conosciamo oggi: libera.

Secondo la ricerca “Copyright & US Tech Giants”, le persone credono che sia giusto che i cosiddetti giganti del web paghino gli editori. Le domande poste dai ricercatori hanno messo in evidenza, infatti, che sia opinione comune che le i big del web abbiano più potere rispetto all’Europa.

Secondo il sondaggio condotto da UNC, invece, l’opinione degli italiani si rivolge ad una regolamentazione sì ma molto diversa da quella proposta, che rispecchi la natura libera e collaborativa della rete e che non preveda una censura per chi utilizza porzioni di contenuti che si sono creati per una fruizione pubblica.

Qui ti spieghiamo nel dettaglio cosa abbiamo scoperto invece con l’indagine condotta da Unione Nazionale Consumatori.

Tiriamo un attimo insieme le somme dei risultati ottenuti dalla ricerca “Copyright & US Tech Giants” condotta dalla Harris Interactive:

  • Il 90% degli italiani sarebbe d’accordo con la riforma, quindi disposto a “Pagare per Condividere”;
  • Gli italiani sarebbero a favore della link tax;
  • Il campione analizzato è di circa 800 unità (cioè hanno chiesto ad 800 italiani su 56 milioni di abitanti cosa pensavano di una direttiva di cui si parla davvero poco in Italia e di argomenti che sono).

Insomma, sembrerebbe che gli italiani siano d’accordo nel pagare per quello che pubblicano. Dopo il nostro sondaggio, non ci sembra proprio così, però lasciamo giudicare a voi.

Il 12 ed il 13 settembre si voterà nuovamente per la proposta di Direttiva per il Copyright. Non sottrarti, firma anche tu la nostra petizione.

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