Fermiamo il declino dell'informazione, subito!

Fermiamo il declino dell’informazione subito!

Posted on 18 Ago 2017
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Punto. Fermiamo il declino dell’informazione non è un ordine da seguire tassativamente ma un libro, edito Il Mulino, di Paolo Pagliaro. Che noia, un altro libro da leggere? Ebbene sì, un altro libro da leggere.

Ci tieni al diritto all’informazione e alla libertà di condivisione sui social? Bene, allora è importante capire quali sono i rischi e i pericoli che si corrono quando non ci si documenta secondo un minimo di criterio. Quali pericoli? Elenchiamoli.

Fermiamo il declino dell’informazione: un piccolo elenco su rischi e pericoli della rete

Come fermiamo il declino dell’informazione? A pensarci bene e grazie alle possibilità offerte dalla rete e dai social network non sembra che ci sia alcun declino. Al contrario, siamo circondati da contenuti che ci intrattengono, ci informano, ci divertono e ci ingannano. Sì, ci sono anche quelli. I contenuti che ingannano e che rappresentano i rischi e i pericoli del web e, di conseguenza, anche il declino delle informazioni. Bufale e Fake News ne sono un piccolo esempio.

Secondo quanto riportato anche su cemattio, è comune l’idea che tutto quello che scorre sul web sia qualcosa che scende dall’alto e che passa sui nostri schermi e smartphone come una specie di verità suprema quando nella maggior parte dei casi non sono altro che raccolte di opinioni e dicerie collettive che vanno a confermare il pensiero comune, invece che a scardinarlo. Tale percezione ci porta a:

  • Considerare per vera anche una bufala, solo perché scritta.
  • Non riuscire a distinguere un contenuto buono da uno cattivo perché sono troppi, variegati, veloci, incontrollabili. Sono così tante le informazioni disponibili in rete che non si ha il tempo materiale per rielaborarle, facendosi una cultura.
  • Perdere la possibilità di verificare le fonti per capire se l’informazione è attendibile o no e incentivare il proliferare della disinformazione.
  • Dare il consenso esplicito a lasciarsi manipolare. In fondo, è più facile condividere qualcosa che attrae l’attenzione e non induce alla riflessione. Un po’ come dire, non so perché lo faccio ma mi hanno detto che devo fare così.
  • Alimentare opinioni discutibili, paure, allarmismi, odio e rabbia online.
  • Perdere tempo a rincorrere illusioni per poi trovarsi senza nulla di interessante di cui parlare. Alla domanda, cosa hai fatto oggi? potresti trovarti ad alzare gli occhi dallo smartphone e rispondere con un vacuo, non ne ho idea…
  • Immobilizzare la voglia di informarsi per arricchirsi preferendo cedere alla gola e ingozzarsi di tutto quello che passa online, senza filtri. In questo modo si perde la capacità di leggere e ragionare.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Punto. Come fermiamo il declino all’informazione? Leggendo poco e bene

Ci perdonerai il gioco di parole ma, se vogliamo fermare il declino dell’informazione dobbiamo leggere poco, bene e metterci anche un punto.

Il punto, oltre ad essere il titolo del libro di Paolo Pagliaro, è anche un segno di punteggiatura che indica una pausa. Una pausa più lunga della virgola e che conclude una frase. Si tratta del momento da prendersi per valutare quanto si è appreso in questo momento, per riflettere se quanto abbiamo letto è valido e l’opportunità di scegliere se andare avanti o abbandonare.

Il punto è per il lettore una grande possibilità, espressa in un minuscolo segno. Ti dà il tempo necessario per acquisire consapevolezza dell’informazione, impedendone, di conseguenza il declino perché ci si ferma a pensare sulle cose, sia che le si legga sul giornale cartaceo sia che si tratti di un contenuto online.

L’acquisizione di consapevolezza non avviene immediatamente, passa per gradi ma, se si vogliono evitare i rischi dell’infobesità e i pericoli della manipolazione, è l’unica strada percorribile per fermare il declino dell’informazione.

E tu, che ne pensi?

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