Una decisione in Germania potrebbe influenzare il futuro del copyright in Europa

Posted on 13 Giu 2017
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Si parla tanto di quello che è successo in Spagna, dove Google è stato costretto a chiudere la versione iberica di News (Google Noticias), con tanto di annuncio per la serie “scusateci, non è stata colpa nostra”. È passata quasi sotto silenzio dalle nostre parti, invece, la notizia che un tribunale tedesco ha rinviato alla Corte di Giustizia Europea una sentenza emessa sulla base di una legge del 2013 sull’Ancillary Copyright per gli editori.

Ricordiamo che l’ancillary copyright darebbe praticamente agli editori il diritto di chiedere ad aggregatori di news, siti web e social media una percentuale per gli snippet (anticipatori di testo) che vengono utilizzati da tali soggetti per “anticipare” la notizia con la facoltà di mettersi d’accordo prima con un compenso fisso.

Il risultato potrebbe mettere sottosopra l’intero sistema. Detta così potrebbe sembrare un fatto veramente grosso, e forse lo è sul serio. Ricostruiamo l’accaduto che è meglio!

Diritto d’autore: cosa succede in Germania?

VG Media, un collettivo di editori tedeschi, ha chiesto i danni a Google per aver mostrato degli snippet delle notizie su Google News, quelle famose poche parole che stiamo cercando di mantenere libere (a proposito, hai firmato la nostra petizione?). Fin qui nulla di nuovo, perché è già successo in Spagna ed in Belgio, ma il fatto è che in Germania c’è una legge sull’Ancillary Copyright in vigore già da qualche anno, quindi il tribunale ha delle basi solide in base a cui pronunciarsi.

Ecco, proprio del tribunale dobbiamo parlare. Siccome c’è in gioco la cifra che gli aggregatori potrebbero dover pagare agli editori che hanno denunciato, questa sentenza creerebbe un precedente non da poco per ogni aggregatore di notizie, sito web o social media, quindi il giudice non se l’è sentita di prendere questa decisione. E direi che non lo possiamo biasimare.

Però ha passato la palla alla Corte di Giustizia Europea, alla quale la famosa legge del 2013 non era stata notificata, cosa che dovrebbe avvenire quando uno stato membro approva regolamenti che potrebbero creare impedimenti alla libera fruizione di internet e dei servizi digitali in generale. Naturalmente gli editori non l’hanno presa benissimo, malgrado il loro reclamo fosse “parzialmente giustificato” secondo il giudice.

Siccome è venuta fuori la parolina magica “creare impedimenti” vuol dire che c’è speranza, ma dobbiamo sforzarci tutti di capirne di più. Ci sono tantissime zone grigie e regole non definite, ma soprattutto i motori di ricerca e gli aggregatori non hanno alcun interesse nel fare battaglie legali in cui perdono tutti indipendentemente dal risultato.

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