Copyright: appello degli editori europei e nuove date di discussione della legge

Posted on 17 Dic 2018
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Gli editori europei di Enpa, Emma, Epc e Newsmedia Europa lanciano un appello alla Commissione Europea. In sostanza, il gruppo di editori riuniti chiede a gran voce una sola cosa: è di definire un testo legislativo che tenga conto di tutto quello che è stato votato nel recentissimo passato nei vari passaggi di discussione sulla proposta sul copyright. Il rischio, sostengono, è quello di ritrovarsi a guardare il mondo (SOLO) attraverso gli occhiali di Google.

In realtà, il progetto di Google per aumentare la visione del mondo – i Google Glass – è stato archiviato tempo fa. Detto in modo meno ironico, Google non vuole governare il mondo. Nemmeno gli altri big player, a quanto sembra. Le ragioni sono diverse e questa non è la sede per discuterne ma è chiaro che dietro l’appello dai chiari toni complottistici (senza accordo vedremo il mondo solo attraverso gli occhiali di Google) degli editori Ue è solo l’ennesimo tentativo di screditare la leggitimità del web così come lo conosciamo e di fare polemica su poche parole di uno snippet.

Gli stati membri, secondo l’appello degli editori Ue, dovrebbero mirare a trovare un accordo nel quale si tenga conto di quello che è stato votato nelle recenti discussioni in sede europea proprio sul tema del copyright. Prossimamente, infatti, ci saranno nuovi tavoli di discussione per trovare finalmente un accordo sul disegno di legge sulla riforma del diritto d’autore in Europa. Il 28 dicembre è prevista una riunione degli ambasciatori europei per parlare di questo specifico argomento ed un nuovo round di consultazioni.

I giganti del web da sempre tutelano i diritti di riproduzione, combattendo ogni giorno una dura battaglia contro cyberbullismo, contro la diffusione di copie di contenuti non autorizzati e contro chi, più semplicemente, ignora le regole di base della condivisione dei contenuti e delle leggi vigenti sul copyright. C’è, invece, chi sostiene che Google, Facebook e Amazon stiano letteralmente premendo il piede sull’acceleratore per portare questa legge nel dimenticatoio. La realtà è ben diversa, a quanto sembra: la condivisione favorisce la diffusione di contenuti che, invece, con tutta probabilità rimarrebbero nel dimenticatoio e concedere poche parole per una descrizione o l’anticipazione di una notizia risulta davvero una guerra tra poveri che porterebbe dove? Chiediamocelo. Secondo molti semplicemente da nessuna parte.

A quanto pare, però, gli editori europei (non tutti, attenzione, e nemmeno tanti a dir la verità) non condividono i principi basilari di Internet ma ne hanno sfruttato, in tempi non sospetti, tutta la potenzialità. Poniamoci qualche domanda.

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