Monopolio SIAE: è davvero finita?

Quanto costa davvero difendere il copyright in Rete?

Non se n’è parlato molto, ma lo scorso 16 ottobre è apparso in Gazzetta Ufficiale il decreto legge 148 (il “collegato fiscale” alla Legge di Bilancio), deciso dal Governo, e si parla di liberalizzazione della raccolta dei diritti d’autore. Ma che cosa significa precisamente?Troviamo all’interno del decreto una disposizione che riguarda la raccolta dei diritti d’autore: prima di quella data in Italia il compito della gestione dei diritti d’autore era affidato per legge alla SIAE, la quale operava in regime di monopolio. (il famoso monopolio SIAE di cui si parla ormai da anni).

Come tutti sappiamo, il monopolio SIAE dei diritti d’autore in Italia è sempre stata una situazione molto chiacchierata poiché estremamente limitante, e soprattutto era in contrasto con la direttiva europea Barnier che, invece, dettava la linea della liberalizzazione del settore del diritto d’autore.

Per cui in Italia per non arrivare a scontri con l’Unione Europea, il Governo ha decretato la liberalizzazione del settore, dichiarando quanto segue:
«È superato il monopolio della Siae in materia di raccolta dei diritti d’autore» recita il comunicato stampa, una formula che sembra porre per sempre fine al monopolio SIAE. Ma è davvero così?

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Monopolio SIAE: è davvero finita?

E invece no: perché tra le righe del testo di legge compare la nota secondo cui le società e le aziende che possono operare nella raccolta dei diritti d’autore – facendo concorrenza alla SIAE – devono necessariamente essere «enti senza fine di lucro, e a base associativa».
Questa nota, che sembra di poco conto, automaticamente esclude la più famosa concorrente di SIAE in Italia, ovvero Soundreef, che già vanta tra i propri clienti Fedez, Rovazzi e Gigi d’Alessio: Soundreef infatti è una società privata e anche con la nuova disposizione continuerà a non poter concorrere legalmente con SIAE.

Praticamente gli unici enti a livello comunitario con le caratteristiche indicate dal decreto sono le omologhe di SIAE negli altri Paesi, i quali però lavorano in accordo con SIAE quando si tratta di gestirne i diritti sul territorio italiano.

Quindi un artista in Italia può anche affidarsi a una società straniera europea, ma paradossalmente non farebbe altro che compiere un inutile giro più lungo, perché i suoi diritti passerebbero comunque al vaglio di SIAE. Il monopolio non finisce qui, insomma.

La materia dei diritti d’autore è in ogni caso molto complessa, e difficilmente un decreto avrebbe potuto risolvere la questione: è necessaria la regolamentazione.
L’ideale sarebbe prendere le mosse da modelli di regolamentazione già applicati in altri settori: un unico centro di controllo che si occupi soltanto della supervisione, e, separata, la struttura capillare che si occupi della circolazione delle licenze e dei pagamenti.

Questa strada però richiederebbe una scissione delle due anime della SIAE, ma sembra mancare la volontà politica per farlo. Insomma, siamo salvi da infrazioni delle direttive europee, ma la liberalizzazione vera e propria è molto lontana ancora: la fine del monopolio SIAE non sembra così vicina.

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