Il terrorismo ci tiene alla sua privacy ed usa telegram

Terrorismo: ha senso parlare di privacy online? Scopri il caso Telegram!

Posted on 18 Set 2017
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Il terrorismo è più attento alla propria privacy di quanto non lo sia la maggior parte di noi. La tua privacy, sopratutto online, dovrebbe essere qualcosa di cui dovresti sempre prenderti cura. A volte, però, qualcuno approfitta di questa leggerezza ed usa l’anonimato che Internet offre per cercare di fare del male ad altre persone. È il caso, ad esempio, dell’organizzazione fondamentalista ISIS che sfrutta le caratteristiche di Telegram per riunire virtualmente i suoi seguaci. Scopriamo insieme cosa sta succedendo.

La privacy e l’anonimato in rete sono diritti fondamentali di cui non siamo spesso pienamente consapevoli. Cosa accade quando qualcuno approfitta di questa poca attenzione alla privacy online e ne fa un uso dannoso per tutti? In questo caso specifico, è gusto garantire comunque la privacy dell’interessato? Questo dilemma anima da diverso tempo le discussioni online, sui social network ed in tv.

Privacy online: diritto fondamentale o dovere necessario?

L’anno scorso in USA l’FBI ha recuperato l’iPhone di un terrorista chiedendo ad Apple di sbloccarlo per una questione di sicurezza. L’azienda si è rifiutata categoricamente poiché ciò sarebbe stata una violazione dei termini di utilizzo. Attuarla sarebbe stato pericoloso per la fiducia tra l’azienda ed i suoi clienti.

Attualmente un discorso molto simile è in atto. Le agenzie di sicurezza di molti paesi hanno capito che la rete del terrorismo usa Telegram per fare propaganda e comunicare. Sempre più paesi hanno quindi chiesto un maggiore controllo sulle comunicazioni che avvengono sul programma, ma l’azienda russa fino ad ora non ha fatto concessioni. Perché i terroristi usano una app come Telegram? Ecco svelato il motivo.

Perché il terrorismo usa Telegram?

Telegram è uno dei programmi per scambiarsi messaggi più conosciuti ed apprezzati in rete. In molte cose è simile ad app molto più comuni come WhatsApp. Ci sono però delle caratteristichedi questo programma che piacciono molto agli utenti del web, specialmente quelli più attenti alla propria privacy online e chi invece cerca l’anonimato per sfuggire alla giustizia. Telegram permette infatti di:

  • Creare delle chat segrete che sono totalmente protette da occhi indiscreti;
  • Creare gruppi che in questo caso sono usate dai terroristi per fare propaganda per la loro causa;
  • Fare in modo che i messaggi di una chat si autodistruggano poco dopo l’essere stati letti; questo senza lasciare alcuna traccia;
  • Comunicare con protocolli di criptografia end-to-end. Questo significa che il messaggio viene codificato quando lascia il tuo cellulare e rimane tale fin quando non arriva sul dispositivo del destinatario.

È bene specificare che anche WhatsApp cripta le comunicazioni quando scriviamo un messaggio con una criptografia end-to-end. Sui server del programma gli unici dati salvati sono la data e l’ora del messaggio, insieme al numero del mittente ed è questo uno dei motivi per cui queste persone preferiscono Telegram.

Terrorismo, affrontarlo non vuol dire perdere i tuoi diritti

Il braccio di ferro tra i governi che chiedono maggior controllo sulle comunicazioni e gli intermediari delle comunicazioni non è di certo una storia nuova. È tornata a galla, con tutte le ragioni, dopo i recenti avvenimenti che stanno scuotendo il mondo. Governi come per esempio la Russia hanno chiesto apertamente l’accesso alle chat per questioni di sicurezza, minacciando bloccare l’app sul loro territorio in caso tale richiesta non venisse accolta. La domanda che tutti si fanno è semplice e diretta. La privacy va sempre difesa? In un mondo come il nostro la risposta è sí.

La lotta al terrorismo è possibile senza ledere i tuoi diritti e violare la privacy. Non ci sono dubbi che, dato quello che succede Telegram possa fare di più per ostacolare il diffondersi di certi messaggi sul suo canale. Minacciare di bloccare l’app e magari farlo, non è davvero la strada giusta. Anche se Telegram venisse bloccato chi ha cattive intenzioni troverebbe sicuramente un nuovo mezzo per comunicare.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Terrorismo, come combatterlo e difendere la tua privacy

È chiaro come colpire direttamente Telegram forzando l’azienda ad eliminare la criptografia o impedendo l’accesso sul territorio non sia una soluzione, ma semplicemente un invito per i terroristi a scegliere un mezzo alternativo tra quelli che la rete già offre. In realtà pare che non tutte le comunicazioni avvengano su Telegram, ma che già vengano usate altre app.

Questo non significa assolutamente che l’unica soluzione sia stare a guardare, ma che bannare un programma è una reazione semplice ad un problema molto più complesso che necessita di cooperazione tra governi ed aziende come Facebook che si è schierato contro il terrorismo. Un’idea potrebbe essere quella in cui l’azienda sia un filtro tra le comunicazioni che avvengono sui propri canali ed i governi. Così avresti una maggiore moderazione e quindi sicurezza senza dover però rinunciare alla tua privacy.

Come difendersi dal terrorismo mediatico

Ogni giorno c’è sempre qualcuno che vuole farti credere che la privacy è un diritto di cui puoi fare a meno. Ti viene costantemente quasi imposto di rinunciare ai tuoi diritti: il diritto all’informazione, il diritto ad informare il prossimo e di poter usare internet per farlo. Dietro tutto questo come al solito si nascondono grandi interessi economici che non vengono mai menzionati, mentre vantaggi finti o trascurabili sono sempre in primafila.

Non accettare di lasciare agli altri la scelta sui tuoi diritti restando a guardare. Difendi il tuo diritto all’informazione ed alla privacy online. Aderisci alla nostra petizione se non l’hai già fatto.

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