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L’AIB in Europarlamento: un copyright migliore è possibile?

Posted on 22 Feb 2018
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L’AIB – Associazione Italiana Biblioteche e l’Europarlamento si sono incontrati, lo scorso 23 gennaio, per discutere sulla possibilità di un copyright migliore.

I quesiti e gli aspetti da tenere in considerazione, per la definizione di una normativa di tutela da applicare al mondo digitale, sono tanti. Alcuni sono emersi anche durante al convegno sulla riforma del copyright, svoltosi a Roma, presso la Camera dei Deputati.

Problematiche che riguardano non solo i creatori e i fruitori di contenuti online ma anche tutti quei soggetti che si occupano e preoccupano di classificare, conservare e divulgare la cultura attraverso le istituzioni tradizionali e nazionali come l’AIB.

Il diritto di copia e alla libera condivisione è un argomento che va oltre i confini nazionali e, per questo, la definizione e l’applicazione del copyright va inserito in un contesto europeo.

In che modo? Se ne è parlato a Bruxelles.

Vieni a scoprire in che direzione sta procedendo la definizione di un copyright migliore?

AIB e Copyright: il punto di vista di Rosa Maiello a Bruxelles

All’incontro per un copyright migliore, organizzato dall’European Internet Forum a Bruxelles, era presente anche Rosa Maiello, presidente dell’AIB.

Durante la riunione, il sostegno alla libertà di condivisione delle opere non è stato messo in discussione. Appurato questo, l’intervento della presidente dell’AIB ha chiarito, in primo luogo, il ruolo delle biblioteche e di come i loro servizi svolgono un servizio importante, a favore dei suoi utenti grazie alla conservazione e allo scambio di libri e opere creative.

Addentrandosi poi sul dibattito in materia di copyright, Rosa Maiello ha chiesto di ristabilire un equilibrio che, con l’avvento delle moderne tecnologie, si è fatto instabile e travolge i rapporti tra i diritti esclusivi dei titolari e diritti umani e tra la proprietà intellettuale e l’interesse generale alla diffusione e all’avanzamento della conoscenza.

Vuoi continuare ad informarti liberamente? Firma la nostra petizione per impedire alla direttiva europea sull’Ancillary Copyright di non farci più condividere link online!

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Un travolgimento che, secondo la presidente AIB, ha portato anche a perdere di vista il diritto alla cultura e alla libera condivisione ben radicati nel contesto tradizionale ma fragili e indefiniti in quello digitale.

In un contesto tradizionale, infatti, l’oggetto libro, una volta stampato e acquistato, può essere utilizzato in vari modi. Un utilizzo che va dal prestito alla donazione, riprodotto o conservato per motivi di studio o di insegnamento.

In un contesto digitale, le cose cambiano e, per poter fruire dei contenuti come si fruisce di un libro, è necessario ottenere una licenza, un permesso rilasciato dai titolari del contenuto in questione.

Sulla base di queste distinzioni, Rosa Maiello ha dichiarato che la proposta della Direttiva Europea sul diritto d’autore dovrebbe:

  • alleggerire il peso dei diritti esclusivi,
  • liberalizzare utilizzazioni meritevoli o di pari tutela,
  • stimolare una maggiore equità nel mercato delle licenze e
  • eliminare alcune barriere legali all’utilizzo e riutilizzo in ambiente digitale di dati e opere, per finalità di studio, ricerca, didattica, conservazione a lungo termine, promozione culturale.

Perché fino ad ora, la normativa sul copyright applicato al digitale continua a preoccupare in quanto, è risultato spesso che le modifiche apportate abbiano avuto un sapore di censura e si sono concentrate più sulla definizione di un diritto connesso a favore degli editori ma non della libera condivisione.

Concludendo, Rosa Maiello avvisa che il percorso intrapreso dalla direttiva porta:

  • ad aumentare i costi di gestione per il passaggio dell’opera dal contesto tradizionale a quello digitale,
  • a creare delle forme di controllo del comportamento degli utenti e dei contenuti che postano sulle varie piattaforme online,
  • a limitare i ricercatori di condividere i loro studi online inserendoli in appositi reposity istituzionali, spesso gestiti da biblioteche al fine promuovere la ricerca scientifica. (Se queste piattaforme dovessero rendere conto agli editori, la spesa di gestione, finanziata soprattutto dal settore pubblico alla quale si rivolge, diventerebbe insostenibile e non giustificabile.

Alla luce di questa analisi della presidente dell’AIB, l’idea di un copyright migliore sembra quasi un’utopia perché se quel che la direttiva europea dovrebbe avviare, ovvero formulare delle linee guida per raggiungere un equilibrio che tuteli la libera condivisione e la divulgazione di opere creative, non coincide con la direzione reale, pratica e concreta che sta prendendo.

Che ne pensi?
Quale percorso dovrebbe intraprendere la direttiva europea per formulare un copyright migliore, secondo te?

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